Tra l’ultimo quarto dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, numerosi medesi mossi dalle difficoltà, dagli interessi economici, dalle incomprensioni familiari lasciarono il paese destinazione Buenos Aires in cerca di maggior fortuna, portandosi dentro tanta voglia di emergere e di ricostruirsi una propria vita. Ricordiamo, tra le altre, le famiglie Asnaghi, Cassina, Castelli, Colombo, Giorgetti, Lanzani, Longhi (Montevideo), Mariani, Porta, Galli, Ceppi, Spinelli, Galimberti, Nicolini (Montevideo), Fumagalli (Chillan in Cile), Motta, Radice, Spinelli, Viganò, Rho, Tosetti, Proserpio, Somaschini, Marzorati. Sappiamo che i coniugi Carlo Castelli e Maria Brenna nel 1932 si stabilirono a Rosario nella provincia di Santa Fe. Diversa sorte toccò ai fratelli Gorla. Il primo, Alessandro, morì di febbre e fu buttato in mare direttamente dal bastimento, mentre il secondo, Marco, perì l’anno dopo.
Entre el último cuarto del siglo XIX y las primeras décadas del XX, numerosos habitantes de Meda abandonaron su país con destino a Buenos Aires. Se mudaron motivados por las dificultades, los intereses económicos y los desacuerdos familiares. Buscaban una mayor fortuna, impulsados por el deseo de sobresalir y reconstruir sus vidas. [1, 2] Recordamos, entre otras, a las familias Asnaghi, Cassina, Castelli, Colombo, Giorgetti, Lanzani, Longhi (Montevideo), Mariani, Porta, Galli, Ceppi, Spinelli, Galimberti, Nicolini (Montevideo), Fumagalli (Chillán en Chile), Motta, Radice, Viganò, Rho, Tosetti, Proserpio, Somaschini y Marzorati. Sabemos que los esposos Carlo Castelli y Maria Brenna se establecieron en 1932 en Rosario, en la provincia de Santa Fe. Diferente suerte corrieron los hermanos Gorla. El primero, Alessandro, murió de fiebre y fue arrojado al mar directamente desde el barco, mientras que el segundo, Marco, falleció al año siguiente

Buenos Aires 1904. Famiglia Marzorati. Cartolina postale destinata alla famiglia Rho di Meda


Buenos Aires. A sinistra Anibal Marzorati nel 1907. A destra Luigi Mariani nel 1927
In qualità di artigiani intagliatori e falegnami seppero con duro lavoro crearsi una dignitosa posizione e un avvenire per i propri figli. Questo processo di integrazione e crescita sociale fu aiutato dalla presenza a Buenos Aires di filiali delle industrie mobiliere medesi quali la Baserga, la Besana, la Lanzani. Nel commercio dei mobili fecero strada anche i Cassina: la ditta di Luis Cassina e quella dei cugini Cesare e Luca Cassina che in città aprirono una società con laboratorio e negozio. Quest’ultima importava dall’Italia mobili d’arte, pizzi di Cantù, vetri di Murano trasportati via nave. I manufatti imballati in casse di legno giungevano al porto di Genova su carri e poi sui primi camion che viaggiavano lungo le strade nazionali. Qui, al porto, venivano caricati nelle stive delle navi la cui destinazione era Puerto Madero di Buenos Aires.

Le fabbriche medesi disponevano di magazzini propri in città, dove i mobili venivano liberati dagli imballi, riparati se avevano subito danni durante il trasporto e infine predisposti per poter essere collocati nelle vetrine delle centralissime strade della capitale argentina. Le più rinomate esposizioni facevano gara a esporre i mobili medesi ritenuti un investimento dai clienti benestanti fino al punto che non esisteva un palazzo signorile, una casa borghese, un edificio pubblico senza un arredo “made in Meda”.
Como artesanos talladores y carpinteros, supieron crear una posición digna y un futuro para sus hijos gracias al trabajo duro. Este proceso de integración y crecimiento social contó con el apoyo de las filiales de las industrias del mueble de Meda en Buenos Aires, tales como Baserga, Besana y Lanzani. En el comercio de muebles también progresaron los Cassina: la empresa de Luis Cassina y la de sus primos Cesare y Luca Cassina, quienes abrieron una sociedad con taller y tienda en la ciudad. Esta última importaba desde Italia muebles de arte, “pizzo di Cantù” (encajes) y vidrios de Murano transportados por barco. Los productos, embalados en cajas de madera, llegaban al puerto de Génova en carros y luego en los primeros camiones que viajaban por las carreteras nacionales. Allí, en el puerto, se cargaban en las bodegas de los barcos con destino a Puerto Madero en Buenos Aires. Las fábricas de Meda disponían de almacenes propios en la ciudad. Allí se desembalaban los muebles, se reparaban si habían sufrido daños durante el transporte y, finalmente, se preparaban para ser colocados en los escaparates de las calles más céntricas de la capital argentina. Las exposiciones más renombradas competían por exhibir los muebles de Meda. Los clientes adinerados los consideraban una inversión, hasta el punto de que no existía palacio señorial, casa burguesa o edificio público sin un mobiliario “made in Meda”.
Tra le differenti storie personali di questi emigranti ho scelto di raccontare quella di Alberto Proserpio. Correvano gli anni Quaranta del Novecento, era forse un giorno di marzo di primavera inoltrata o di inverno tardivo, nei pressi della cascina San Giovanni, sopra il ponte che attraversava la roggia Traversi era fermo l’Alberto, un giovane di bell’aspetto, il viso serio, lo sguardo pensieroso con la valigia di cartone in mano pronto per la partenza. Stanco di vivere in famiglia esternava la sua malinconia cantando il famoso motivetto: “Suonano le campane c’è mamma in ansietà, so che non ha più pane che nessun l’aiuterà. Là nella fredda casetta come ogni sera mi aspetta…È mamma mia che muore, quanti ricordi nel cuore, suonano le campane non la vedrò mai più”.
Entre las diferentes historias personales de estos emigrantes, he elegido contar la de Alberto Proserpio. Corrían los años quarenta del siglo XX. Era tal vez un día de marzo, en una primavera avanzada o un invierno tardío. Cerca de la granja San Giovanni, sobre el puente que cruzaba el canal de riego Traversi, se encontraba Alberto. Era un joven de buen parecido, rostro serio y mirada pensativa, listo para partir con su maleta de cartón en la mano. Cansado de vivir en familia, expresaba su melancolía cantando una famosa melodía: “Suenan las campanas, mamá está ansiosa, sé que no tiene más pan, que nadie la ayudará. Allá en la fría casita como cada noche me espera… Es mi mamá que muere, cuántos recuerdos en el corazón, suenan las campanas, no la veré nunca más”.
Le persone presenti, affacciate alle finestre, si commossero. A Genova al momento dell’imbarco venne raggiunto in tempo dal telegramma che lo avvisava della morte della mamma. Tragica fatalità!
Venne poi il giorno della partenza per Buenos Aires. Alberto fece fortuna. Grazie alla sua bella voce si affermò come cantante presso il teatro cittadino e seppe crearsi un nome anche come pittore. Sposatosi, ebbe due figli: un maschio e una femmina. Il maschio purtroppo venne ucciso durante una rivolta negli anni Settanta per mano dei militari del regime, proprio sui gradini dell’università che frequentava.
Las personas presentes, asomadas a las ventanas, se conmovieron. En Génova, al momento de embarcar, le alcanzó a tiempo un telegrama que le avisaba del fallecimiento de su madre. ¡Trágica fatalidad! Llegó después el día de la partida hacia Buenos Aires. Alberto hizo fortuna. Gracias a su hermosa voz, se consagró como cantante en el teatro de la ciudad y también logró renombre como pintor. Se casó y tuvo dos hijos: un varón y una niña. El varón, desafortunadamente, fue asesinado durante una revuelta en los años setenta a manos de los militares del régimen, precisamente en las escalinatas de la universidad a la que asistía.


A sinistra: Montevideo, matrimonio il 27 giugno 1914 tra Josè Asnaghi e Teresa Galimberti nato il 1° gennaio 1873 a Milano (in realtà è Meda). A destra: Somaschini Carlo si sposa a Buenos Aires e richiede l’atto di nascita a Meda il 15 maggio 1866
Il caso singolare della Cascina Americana El caso singular de la “Cascina Americana”
Succede a volte che il significato dei soprannomi di alcuni luoghi si perda nella notte dei tempi e se ne parli senza più averne cognizione.Platê è certamente un nome che incuriosisce in un contesto ambientale come il nostro e quindi non stupisce che, da medesi, ci si interroghi sul perché l’ultimo tratto della via Cristoforo Colombo è denominato in quel modo. Gli anziani del luogo (sempre meno in realtà) ricordano che il caseggiato ai civici 53-55, detto curt di Nicolini, riportava sul portone di ingresso la scritta in vernice “Cascina Americana – frazione di Meda”, indizio esplicito di un chiaro rapporto col continente americano.

Planimetria della zona di Meda denominata la Platê sviluppatasi attorno la Cascina Americana
Tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, come precedentemente scritto, molti furono gli italiani che partirono per l’America, chi per cercare fortuna chi per ragioni commerciali, fenomeno che durò, con flussi alterni, fino alla metà del secolo scorso. Anche Meda dette il suo contributo, specie nei Paesi del sud America.
A veces ocurre que el significado de los apodos de algunos lugares se pierde en el paso del tiempo y se habla de ellos sin conocer su origen. Platê es ciertamente un nombre que despierta curiosidad en nuestro entorno. Por eso, no extraña que los habitantes de Meda se pregunten por qué el último tramo de la calle Cristoforo Colombo se llama así. Los ancianos del lugar recuerdan que el edificio de los números 53-55, conocido como curt di Nicolini, tenía pintada en la puerta de entrada la frase: “Cascina Americana – frazione di Meda”. Era un indicio explícito de una clara relación con el continente americano. Entre la segunda mitad del siglo XIX y el inicio del XX, muchos italianos partieron hacia América buscando fortuna o por razones comerciales. Este fenómeno continuó, con flujos alternos, hasta mediados del siglo pasado. Meda también aportó su contribución, especialmente en los países de Sudamérica.
L’avventura transoceanica si dice abbia preso avvio da noi con un gruppo di giovani tra cui Andrea Ceppi, Paolo Nicolini e tali Viganò, Asnaghi, destinazione Montevideo capitale dell’Uruguay. Andrea, classe 1840, figlio di fornaciari, non volendo cuocere mattoni, sceglie di trasferirsi nella città uruguaiana. Qui conosce Antonia Uslenghi, italiana di Appiano Gentile, la sposa e dal matrimonio nascono Lorenzo e Angela. Poi, probabilmente le cose non davano bene e la famiglia fece ritorno a Meda stabilendosi nella casa di via Santa Maria. Paolo Nicolini (di Giüsan in quanto da lì proveniente, classe 1849, verrà ricordato per essere stato il “fondatore” di un quartiere di Meda. Ripartiamo da Montevideo. La città si affaccia sul Rio de La Plata, l’ampio estuario alla confluenza dei due fiumi Uruguay e Paranà, che sfocia nel braccio di mare che si insinua tra l’Argentina e l’Uruguay, così denominato dallo scopritore Cristoforo Colombo, ammaliato dall’immensa distesa d’acqua calma e argentata (in spagnolo plata) che si stendeva davanti ai suoi occhi. La bellezza del luogo rimase impressa nel cuore di Paolo, il quale non se ne dimenticò neppure al suo ritorno a Meda. Investì i propri guadagni nella costruzione dei due caseggiati posti di fronte agli attuali numeri civico 51-53 e 86 della via Cristoforo Colombo. Furono tra le prime case innalzate lungo la via.
La famiglia Nicolini ha conservato la corrispondenza di Paolo. Toccante la lettera datata 20 ottobre 1874 per la cognata, nonché fidanzata, fatta recapitare a Meda da un conoscente che ritornava in Italia.
Se dice que la aventura transoceánica comenzó aquí con un grupo de jóvenes que incluía a Andrea Ceppi, Paolo Nicolini y los llamados Viganò y Asnaghi, con destino a Montevideo, capital de Uruguay. Andrea, de la clase de 1840 e hijo de horneros, no quiso dedicarse a cocer ladrillos y prefirió trasladarse a la ciudad uruguaya. Allí conoció a Antonia Uslenghi, una italiana de Appiano Gentile. Se casaron y de su matrimonio nacieron Lorenzo y Angela. Luego, probablemente las cosas no marcharon bien y la familia regresó a Meda, estableciéndose en la casa de la calle Santa Maria Paolo Nicolini (llamado di Giüsan por su procedencia), de la clase de 1849, sería recordado como el “fundador” de un barrio de Meda. Volvamos a Montevideo. La ciudad se sitúa a orillas del Río de la Plata, el amplio estuario donde confluyen los ríos Uruguay y Paraná. Este desemboca en el brazo de mar entre Argentina y Uruguay. Fue bautizado así por Cristóbal Colón, cautivado por la inmensa extensión de agua tranquila y plateada (plata en español) que se extendía ante sus ojos. La belleza del lugar quedó grabada en el corazón de Paolo, quien no la olvidó al regresar a Meda. Invirtió sus ganancias en la construcción de los dos edificios situados frente a los actuales números 51-53 y 86 de la calle Cristoforo Colombo. Fueron de las primeras casas levantadas en esa calle. La familia Nicolini ha conservado la correspondencia de Paolo. Resalta una conmovedora carta fechada el 20 de octubre de 1874, dirigida a su cuñada y a la vez novia, enviada a Meda a través de un conocido que volvía a Italia.

1874, Montevideo. Paolo Nicolini scrive la lettera alla cognata-morosa Margherita Tagliabue
«Montevideo il giorno 20 ottobre 1874. Carissima mia cognata vengo a darti mie notizie. Io sto bene e così spero per te e tutta la nostra e la tua famiglia. … Sono molto contento del ritratto (n.d.r. che mi hai mandato) manca però la tua metà che mi tocca. Guarda di fare buone feste di Natale. Dunque mi scuserai della mia tardanza a scriverti un biglietto di mia mano ma non starò più tanto senza scriverti. Credi che tu mi scuserai di non andare a Mariano alla festa come il tempo passato. Dunque ti prego di nevicare bene per non… pensa che il mio cuore è tutto con te e anche tu sarai con me, dunque riceverai 5 franchi da quello “sciermenato”. Basta non mi resta che salutarti di vero cuore, salutami la Marietta e la Maddalena, il Pifero, il Sabantonio, la tua madre e il tuo padre e tutti in famiglia. Ti prego di un pronto riscontro, voglio dire un biglietto di tua mano per farmi sapere qualcosa dei nostri amici. Addio, addio, sono il tuo affezionato cognato o pure il tuo moroso. Nicolini Paolo Lascia sapere niente».
“Montevideo, 20 de octubre de 1874. Mi queridísima cuñada, vengo a darte mis noticias. Yo estoy bien y así lo espero para ti y toda nuestra y tu familia. … Estoy muy contento con el retrato (nota del autor: que me enviaste), pero falta tu mitad que me corresponde. Procura pasar unas buenas fiestas de Navidad. Por lo tanto, me disculparás por mi tardanza en escribirte una nota de mi puño y letra, pero no pasaré tanto tiempo sin escribirte. Creo que me disculparás por no ir a Mariano a la fiesta como en los viejos tiempos. Así que te pido que nieve bien para no… piensa que mi corazón está todo contigo y tú también estarás conmigo, por lo tanto, recibirás 5 francos de aquel “alborotado”. Basta, no me queda más que saludarte de todo corazón, salúdame a Marietta y a Maddalena, al Pifero, al Sabantonio, a tu madre y a tu padre y a todos en la familia. Te pido una pronta respuesta, es decir, una nota de tu puño y letra para saber algo de nuestros amigos. Adiós, adiós, soy tu afectuoso cuñado o bien tu novio. Nicolini Paolo. No dejes saber nada”.
Paolo tornò l’anno dopo, nel 1875, e coi soldi guadagnati in America realizzò la costruzione dei due edifici.
Paolo regresó al año siguiente, en 1875, y con el dinero ganado en América llevó a cabo la construcción de ambos edificios.

Emigranti medesi a Buenos Aires: tra essi i signori Radice, Paolo Cassina, Cesare Cassina ultimo Luigi Mariani
Felice Asnaghi
