Nella seconda metà del Cinquecento gli Avogadro erano la famiglia più potente di Meda

Al di là della siepe ancora oggi c’è l cortiletto di quello che fu Palazzo Avogadro oggi proprietà Doro
Presso l’Archivio Diocesano milanese (Volume XV – Visite pastorali, Pieve di Seveso, anno 1571) troviamo annotazioni sulla famiglia Avogadro, nella cui casa (l’attuale Palazzo Doro) si organizzavano feste da ballo in occasione della solennità dei Santi Aimo e Vermondo (13 febbraio) e la sera precedente il giorno dell’Ascensione (mercoledì 27 maggio), motivo sufficiente per imbastire un processo.
«Il Signor Gerolamo Arese (Hieronimo Aresio) al principio dell’anno 1571 passato non contentandosi di fare ballare alle feste in Cesano pieve di Seveso, andò il giorno della festa di Meda che fu di febbraio 1571 (n.d.r. 13 febbraio santi Aimo e Vermondo) a far ballare a Meda, ove era il Prevosto, il Vicario foraneo, il Confessore del Monastero di quel luogo, et causa che quel giorno il popolo non venne al vespero et fu data penitenza dal Prevosto alli sonatori che si dispiacque al detto Gerolamo e altri di Meda. Perché se doppo Pasqua il Signor Giacomo Avogadro (Giacobo Avogadro) gentil’omo di Meda fece fare una frascata in pubblico a Meda per far ballare, e fu avvisato il Notaio del Vicario foraneo molti giorni avanti per andar al ballo et il giorno della festa l’istesso Vicario foraneo tutto però per burlarsi de li ordini.
Il Vicario foraneo vedendo che la festa farsi in modo che sarebbe portato molto scandalo ne parlò ai suoi superiori perché se adì 26 maggio 1571 gli fu dato un ordine di fare pubblicare a Meda et a Cesano contra li balli et che fu pubblicato il giorno medesimo si doveva farsi detta festa di ballare già concertata molto tempo inanzi, fu pubblicato adì 27 di maggio, essa fu l’unica dopo l’Ascensione, alla quale pubblicazione erano presenti in chiesa di Meda il detto Signor Avogadro et in chiesa di Cesano il detto Gerolamo quando il prete (1 pagina del documento.)

Prima pagina :… fece fare una frascata in pubblico a Meda per far ballare
In dispregio di detta pubblicazione .
Fece cominciare il ballo sotto la frascata subito doppo il desinare nel loco di Meda la detta domenica et detto Avogadro disse (es)sendo al ballo al servitor del Vicario foraneo che dovesse dire al vicario foraneo che lo invitava a venir a farsi un ballo alla presentia degli altri (es)sendovi andato detto servitore a veder quello che si faceva, come appare al processo signato al fatto sotto 28 maggio commessa nelli stesso giorno dispregio ut supra. Il Signor Gerolamo Arese nella terra diCesano dopo il desinar con un bastone fece andare alla piazza della terra di Cesano sonatori a sonar e detemi presente col bastone accio sonasse et gli disse che se non avesse sonato che non sal sarebbe lasciata sul promaneo (ndr. pronao) et minacciandoli, ancora perché esso Dominico dicesse non voler sonare per non contravvenire all’ordine pubblicato e per non far dispiacere al Prevosto Vicario foraneo il quale gli aveva comandato di non sonare, ma per paura fu sforzato a sonare come nella sua deposizione nel detto processo signava alli Dionisius de Maderno, et dice anche che il detto signor Gerolamo alla pubblicazione. (2 pagina)

Seconda pagina :… il detto Avogadro avendo fatto venire i sonatori dalla diocesi di Como
di detto ordine in chiesa.
Nel detto processo Giò Maria testimonio fratello dello stesso sonatore (es)sendo anche egli sonatore, dice che stasera retirato per non sonare et che il Signor Gerolamo haveva colera per questo.
Il quale Signor Gerolamo diceva al detto testimonio che dovesse obbedire a esso Signor Gerolamo et non al Vicario foraneo il quale non voleva che si sonasse.
Nel detto processo un prete Giorgio curato di Cesano dice havevasi inteso dal Signor Gerolamo li stesso giorno di dominica doppo il disnari queste parole “ma prete Giorgio non sapete che si sona, andate mo a vedere se si fa contra li ordini che havete pubblicato, dice anche che il detto Signor Gerolamo era presente alla pubblicazione di detto ordine”.
Non si contentò detto Signor Gerolamo di contra venir al ordine pubblicato nella terra di Cesano come di sopra che anche li stesso giorno di dominica doppo havesi fatto sonare in Cesano nel modo soprascritto per forza montò a cavallo.(3 pagina)

Terza pagina: …Non si contentò detto Signor Gerolamo di contra venir al ordine
accompagnato da persone con arme d’asta et andò a Meda sopra la festa del Avogadro sotto la frascata, ove essendo il vicario foraneo alla detta festa che riprendeva li sonatori et quelli ballavano, li quali per questo cessarono ballare, sopravvenendo detto Signor Gerolamo et accompagnandosi con l’Avogadro et li altri alla presentia di detto Vicario foraneo che li riprendeva egli cominciò a ballare et far sonare ni dispregio di quanto diceva il Vicario foraneo.
Havendo lui li homini con le arme d’asta come appare per detto processo signato al Signor testimonio Giovanni Maria (Joannes Maria) et per un atto che comincia cumandassero del qual atto detto Vicario foraneo ne fece esser rogato un notaro alla detta festa non essendo alcuni di quelli di detta terra di Meda e che volessero testificare, dal qual atto si può anche vedesi che il Vicario poteva ragionevolmente havesi qualche paura se non se fusse partito come gli fu detto e che si partisse. Poi il sabbato della Pentecoste fu affisso un editto penale alle porte della chiesa di Cesano, et il giorno seguente pubblicato in chiesa contra quelli havessero ballato quelle feste della Pentecoste. (4 pag.)

Quarta pagina:…Poi il sabbato della Pentecoste fu affisso un editto penale alle porte della chiesa
et che havessero sonato e fatto ballare in detto loco di Cesano
Al Signor Gerolamo (…)». (5 pagina).
La dott.ssa Valeria Santambrogio, dell’Archivio Diocesano di Milano, nel marzo di quest’anno (2026) mi segnalava che, sulla vicenda dei “balli proibiti”, Daniele Santambrogio aveva già sufficientemente argomentato sulle pagine del periodico cesanese Quaderni di Palazzo Arese Borromeo – Il curato di Cesano pugnalato alla schiena: un processo nella pieve di Seveso all’epoca di san Carlo. Balli proibiti e un nobile ribelle e prepotente – anno IV, n. 1, maggio 2011.
Riporto alcuni stralci del suddetto articolo di Daniele Santambrogio.
«Balli proibiti e un giovane nobile ribelle e prepotente
Come accennato, la parte riguardante la sintesi delle sedute del processo tenutosi nel 1572 ci aiuta a delineare chiaramente i contorni della vicenda e risulta quindi fondamentale per comprendere le cause e i fatti accaduti, nonché per conoscere i personaggi principali che ruotano attorno alla storia del ferimento del parroco di Cesano. Eccone un breve riassunto.
Anzitutto vale la pena fornire alcune brevi notizie sul protagonista principale, il signor Gerolamo Arese. Dagli atti completi del processo, oggi conservati all’Archivio Diocesano, e da altri documenti si apprende che nel 1571 il giovane rampollo di questa ricca e potente famiglia milanese aveva circa venticinque anni ed era quindi nato nel 1546. Era pertanto uno dei figli più giovani di Bartolomeo Arese senior (1508-1562) e Caterina Fossani. Dalla genealogia della famiglia Arese si evince che Gerolamo sposò la nobile Giovanna Bertori ed ebbe anche una figlia naturale, Vittoria, la quale nel 1599 andò in sposa a Rodomonte Avogadro, esponente del ramo di Copreno di una delle casate più in vista della pieve di Seveso.
All’inizio del 1571 messer Gerolamo, che in quel periodo risiedeva a Cesano in un’abitazione di sua proprietà, ubicata nel centro del paese, in riva al fiume Seveso (identificabile con l’odierno cortile di villa Melzi Carpegna), «non contento di far ballare le feste» nel nostro villaggio, nel mese di febbraio si recò a Meda, nel giorno della festa patronale, organizzando con un amico, il nobile medese Giacomo Avogadro, un gran ballo, al quale parteciparono molte persone del popolo, trascurando così il vespro in chiesa.
Ciò non piacque affatto al prevosto della pieve di Seveso, fratello del signor Gerolamo, il quale inflisse una penitenza ai suonatori che si erano esibiti a Meda. Da questo episodio ebbe inizio una serie di eventi che portarono, nel giro di un anno, all’accoltellamento del curato cesanese: un crescendo di atti di reciproca sfida tra l’autorità ecclesiastica e il giovane Arese.
Dopo la Pasqua del 1571 Giacomo Avogadro fece realizzare sulla piazza di Meda una “frascata”, vale a dire un palco coperto di frasche, dove poter far ballare la gente che accorreva numerosa, nonostante gli ordini contrari del vicario foraneo, che nella nostra pieve rappresentava a tutti gli effetti l’arcivescovo.
Il ruolo del vicario foraneo, nell’epoca della Controriforma, assunse un valore fondamentale e di grande rilievo: egli rappresentava il vescovo nelle pievi della diocesi e aveva il compito di far rispettare, o emanare egli stesso, editti e decreti di carattere religioso e comportamentale, ai quali l’intero popolo dei fedeli doveva attenersi. Spesso la figura del vicario foraneo non coincideva con quella del prevosto, il cui ruolo perse relativamente importanza.
Ritengo, sebbene non sia del tutto chiaro dalla lettura dei documenti, che il vicario foraneo della pieve di Seveso, citato durante l’episodio dell’accoltellamento e residente a Meda, non fosse il prevosto Cesare Arese; altrimenti, come si vedrà in seguito, ci si troverebbe di fronte a una vera e propria lite familiare tra fratelli. Di sicuro ricoprì in seguito la carica di vicario foraneo di Seveso, come specificato nel Processus segreto tenutosi tra il 1573 e il 1574 contro suo fratello Gerolamo.
Infatti, l’editto che proibiva il ballo durante le feste era firmato dal vicario generale della diocesi di Milano, mons. Giovanni Battista Castelli, amico e collaboratore di san Carlo. Questi fece pubblicare, la domenica 27 maggio, festa dell’Ascensione, un ordine penale che vietava i balli durante il periodo pasquale; tale ordine fu letto dai parroci di Meda e Cesano nelle rispettive chiese durante la messa domenicale, alla presenza dei due nobili e dei fedeli.
Il signor Giacomo Avogadro, dopo pranzo, fece chiamare a Meda alcuni suonatori provenienti da Como e, con tono di sfida, sbeffeggiò il servitore del vicario, invitandolo, insieme al suo padrone, al gran ballo in piazza.
A Cesano, intanto, l’Arese, usando metodi violenti, minacciò con un bastone due suonatori cesanesi, i fratelli Dionigi e Giovanni Maria Maderna, i quali, sebbene non volessero contravvenire agli ordini del prelato, furono costretti a suonare. Testimoni riferiscono che il signor Gerolamo sbeffeggiò il curato, dicendogli: “messer prete Georgio, non sapete che si suona? Andate dunque a vedere se si fa contro gli ordini che avete pubblicato”».
I due giovani nobili parenti Gerolamo Arese e Giacomo Avogadro a Meda, come abbiamo letto, avevano persino preparato “una frascata in pubblico”, dove intrattenere gli ospiti con un ballo accompagnato da musica nel giorno della festa del paese (13 febbraio). Nutro tuttavia qualche dubbio che la serata danzante sia stata organizzata nella piazza del paese; ritengo piuttosto che si sia svolta nel cortile della nobile casa Avogadro (oggi proprietà Doro), adiacente alla salita che conduce alla chiesa (attuale via San Martino), e aperta a quanti desiderassero parteciparvi.
Felice Asnaghi