Durante l’anno scolastico 1992/93, l’informatore interno della Scuola parificata San Giuseppe pubblicò nove articoli dal titolo “ La maestra risponde” (vere e proprie lezioni), nei quali il corpo docente presentava ai genitori non solo il metodo con cui venivano insegnate le diverse materie, ma anche il loro valore educativo e sociale. Ne emerge, nel suo insieme, il significato profondo della scuola, il suo intreccio inscindibile con la famiglia, la parrocchia e la società. Quando una scuola è capace di promuovere la cultura con tale chiarezza di intenti, diventa senza dubbio un autentico luogo di educazione alla vita.

Suor Irene Tironi direttrice didattica della scuola San Giuseppe dal 1983 al 2005
1 lezione. La scuola luogo della socializzazione
Per noi genitori la scuola è il luogo dove i nostri figli ricevono un’adeguata istruzione, ma non dobbiamo dimenticare che è anche il luogo in cui hanno le maggiori opportunità di imparare a vivere insieme, di socializzare. Cercheremo allora, attraverso le spiegazioni delle maestre di capire la vera importanza che la SOCIALIZZAZIONE riveste nella crescita e maturazione dei bambini.
Che cos’è la socializzazione e come influisce sulla maturazione del bambino?
Per socializzazione si intende la capacità di creare e mantenere con le altre relazioni reciprocamente regolate, di conquistare modi efficaci di espressioni delle emozioni e di intraprendere un corretto esame della realtà sociale. Queste abilità derivano tanto dall’interazione con i genitori, quanto dall’interazione con altri bambini. Il rapporto tra coetanei e il rapporto cooperativo che caratterizzano la socializzazione giocano una parte importantissima nello sviluppo quali la percezione interpersonale, il saper assumere il punto di vista dell’altro, la sensibilità ai segnali comunicativi e ai bisogni di un altro essere umano. Infatti, le relazioni con i coetanei fanno sviluppare già in età precoce quelle capacità cognitive e sociali che servono a gestire al meglio quelle relazioni stesse e in età adulta ogni tipo di rapporto con gli altri.
Quali sono gli strumenti della socializzazione? Come sono vissuti nella scuola?
– COOPERAZIONE IN CLASSE. Uno strumento di socializzazione particolarmente significativo è ” l’attività di gruppo” finalizzata alla promozione della cooperazione tra i bambini. Cooperazione non significa semplicemente riunire le persone in un gruppo, implica piuttosto la partecipazione del gruppo ad un progetto il cui risultato dipenda dagli sforzi comuni, lo scopo sia condiviso da tutti e il successo di ognuno sia legato a quello di tutti gli altri. La cooperazione si avvantaggia di tutte le competenze rappresentate accresce la coesione fra i partecipanti e favorisce nel gruppo, la consapevolezza di un “noi” e non di un “io, io…”. In questa ottica il bambino IMPARA a considerare gli altri non come ostacoli al proprio successo, ma individui interdipendenti.
– LINGUAGGI0. Il più IMPORTANTE strumento di socializzazione è il linguaggio. Attraverso il linguaggio vengono filtrati al bambino una visione organizzata del mondo, valori, atteggiamenti, modalità di comportamento propri dell’adulto e significati che verranno gradualmente interiorizzati attraverso l’attività riflessiva della mente. Inoltre il linguaggio non solo fornisce norme significati alla mente del bambino, ma è per il bambino stesso strumento attraverso il quale stabilire relazioni col mondo sociale. È importante allora da parte dell’adulto insegnare i processi della comunicazione fornendo al bambino informazioni esplicite sugli insuccessi della comunicazione o della difficoltà del suo ascoltatore nel capirlo. Le informazioni esplicite possono aiutarlo contemporaneamente a migliorare la comunicazione e la comprensione dei processi di comunicazione.
– AMICIZIA. Fin dalla prima infanzia i bambini interagiscono più volentieri con alcuni compagni che con altri e queste preferenze, quando sono ricambiate, tendono a consolidarsi in vere e proprie amicizie. Nel corso dello sviluppo, l’amicizia con uno o più coetanei ha un ruolo importante, dando ai bambini l’occasione di acquisire specifiche abilità sociali. Ad esempio loro devono rendersi conto che non sempre è facile mantenere un’amicizia: mentre la continuità del rapporto con gli adulti è affidata in notevole misura alla unilaterale responsabilità di questi ultimi, capricci e prepotenze verso un amico possono condurre ad una rottura. All’interno del rapporto d’amicizia il bambino è quindi motivato ad assumere un comportamento responsabile, di rispetto verso l’altro e di controllo delle proprie emozioni. D’altra parte l’amicizia non è solo occasione per acquisire conoscenze e abilità sociale, ma offre al bambino esperienze significative di intimità e fiducia al di fuori della cerchia familiare.
Esistono degli ostacoli alla socializzazione?
Gli ostacoli alla socializzazione sono rappresentati da un lato dall’aggressività, dall’altro dall’isolamento e dalla timidezza. Sia l’aggressività espressa nel gruppo, sia l’isolamento dei bambini nel gruppo possono assumere significati diversi ed essere espressione di fenomeni differenti. Entrambe queste manifestazioni richiedono un’attenzione particolare al bambino e alla sua storia personale. Se gli effetti del comportamento aggressivo sono evidenti, forse lo sono meno quelli della timidezza. La timidezza induce una sensibilità esagerata nei confronti del sentimento di sentirsi rifiutati dagli altri e, di conseguenza, il timido cerca di evitare persone e situazioni che possono criticare e in particolare le situazioni nuove. Ma evitando gli altri il bambino timido aumenta le preoccupazioni circa se stesso, perché nell’isolamento si priva di opportunità di apprendere e praticare le abilità necessarie agli incontri con gli altri.
Quali sono gli atteggiamenti che l’insegnante a scuola deve assumere per incoraggiare il bambino alla socializzazione?L’insegnante:
– garantisce un clima relazionale sereno, disteso, affettivamente ricco, provvisto di stimoli;
-trasmette un esatto senso del valore dell’importanza delle cose;
– evita qualsiasi comportamento critico, non capito dal bambino che finisce per togliergli la necessaria fiducia e serenità;
– esercita un controllo continuo, ma in maniera discreta e non invadente;
– consente al bambino spazi di autonomia e di autodecisione sempre crescenti, sorvegliandone gli esiti, ma mostrando fiducia nelle sue forze e capacita.

2 lezione. Una programmazione educativa
Una programmazione educativa nasce dalla stessa natura della scuola che è il luogo privilegiato della formazione integrale cioè aiutare gli alunni a formarsi personalità via via sempre più responsabili e mature. Abbiamo cercato di cogliere quali sono le vere esigenze educative dei nostri bambini e per loro abbiamo steso una programmazione con obiettivi mirati per esempio ad accettare e vivere gradualmente lo stile di vita improntato sui valori evangelici e sociali quali: l’accoglienza, la condivisione, la partecipazione, la solidarietà, il perdono.
“Vivere gradualmente” significa partire, nelle classi prime, con obiettivi semplici come comprendere che si vive con gli altri ed arrivare, nelle classi quinte, con obiettivi più complessi, come acquisire il rispetto dei ruoli di ciascuno, accettando diversità e limiti e vivere positivamente ogni tipo di esperienza.
Per ogni obiettivo specifico abbiamo pensato a mezzi concreti di attuazione: conversazioni guidate, giochi di socializzazione, lavori di gruppo…attraverso il metodo del coinvolgimento personale, dell’attenzione premurosa della coerenza tra l’enunciato e i gesti… Nella programmazione sono previsti tempi precisi e verifiche in loco… ma sappiamo bene che educare i bambini significa gettare semi che daranno i loro frutti solo in futuro e non sempre vicino, forse anche quando i nostri ragazzi saranno uomini adulti.
3 lezione. Lingua, pensiero, comunicazione – La linguistica oggi alla “San Giuseppe”
La lingua, ormai è risaputo, è espressione del pensiero, dei sentimenti, degli stati d’animo; è un mezzo per stabilire rapporti sociali, è quindi uno strumento comunicativo essenziale della persona perché rende possibile: – la vita razionale – la vita sociale – la vita espressiva.
La lingua investe tutta la persona, in tutti i suoi aspetti e si articola in mille modi diversi, per rispondere ai bisogni dell’uomo e perché l’uomo comunica in mille modi diversi. Ogni volta che l’uomo comunica un messaggio, produce un testo. Sono testi quindi i nostri discorsi, dialoghi, una lettera, un telegramma, un annuncio pubblicitario, una notizia di cronaca giornalistica ed ancora racconti, fiabe, favole e poesie.
I testi orali e scritti che produciamo, leggiamo, ascoltiamo sono tanti, diversi uno dall’altro.
La scuola deve tener presente questo fatto perché la pluralità di testi è lingua viva, vera che ci consente di esprimerci e socializzare. Quindi, secondo noi maestre, per insegnare “linguistica” è certamente importante partire dai vari testi. Un testo deve essere “letto”, “smontato” in ogni sua parte ed “analizzato” per essere compreso non solo a livello semantico, cioè del significato, ma anche a livello di sintassi e di grammatica.
Lo scopo che ci proponiamo con questo metodo è quello di sollecitare l’attenzione del bambino senza annoiarlo ed invitarlo a “capire”, ad avere maggiore consapevolezza dell’uso della lingua.
Lentamente imparerà ad avere competenza ed abilità nell’uso quotidiano e reale della lingua.
4 lezione. Storia, geografia, scienze, studi sociali: un ruolo importante nella formazione del bambino
Lo studio di storia, geografia, scienze e studi sociali ha come obiettivo generale, come le altre discipline, la formazione dell’uomo. In effetti concorrono alla formazione integrale della persona sia sotto l’aspetto spirituale che materiale, ognuna secondo aspetti diversi promuovono l’autonomia dell’individuo, liberano dai condizionamenti del tempo e dello spazio, aprono la mente a conoscenze più ampie.
Ogni disciplina ha scopi e obiettivi ben precisi:
STUDI SOCIALI. È apprendere le regole della vita associata: a casa, a scuola, nel quartiere, città, nazione, mondo…
STORIA. È innanzitutto rendersi conto che ogni uomo è radicato nell’umanità di ieri e quindi ogni discorso storico deve avere la sua fondazione nella ricerca e nella conoscenza delle fonti. Lo studio deve avviare il bambino al “problema” storiografico come memoria collettiva (i ricordi dei nonni, genitori), come studio di una realtà del passato che influenza il presente ed il futuro.
GEOGRAFIA. L’insegnamento della geografia rende capace l’alunno di orientarsi e collocarsi nello spazio per comprendere il binomio uomo-ambiente.
Occorre far acquisire uno specifico modo di osservare ed un linguaggio appropriato per descrivere e rappresentare la realtà. L’attività di ricerca geografica non è solo conoscenza di un territorio, ma anche capire i problemi, equilibri interni, le trasformazioni ambientali economico-culturali subite ed i rapporti internazionali.
SCIENZE. L’educazione scientifica si propone, come obiettivi fondamentali, l’osservazione della realtà, la scoperta di fenomeni scientifici e la capacità di distinguere ciò che è certo (caratteristica propria di questa disciplina) da ciò che è probabile. Quindi sviluppare una certa curiosità nello sperimentare e nel voler conoscere i fenomeni naturali che ci circondano.
Sviluppare un rapporto sempre più stretto tra “fare” e “pensare”.
5 lezione. Matematica: ricerca teorica ed insegnamento
Un tempo l’insegnamento della matematica nella scuola elementare era soggetto a rigidi vincoli: occorreva dare al bambino tutte quelle nozioni e quelle capacità di base che sarebbero state indispensabili al cittadino e al lavoratore di domani. In questa situazione anche le riflessioni metodologiche non potevano avere molto respiro: spesso non si poteva fare altro che condurre il bambino a memorizzare e ad applicare meccanicamente una regola; non ci si chiedeva se fosse in grado di capirne i concetti.
Con il dilatarsi dell’istruzione si è avuta la possibilità di puntare più decisamente verso obiettivi di carattere formativo. La vasta esperienza compiuta ha però dimostrato che non è possibile giungere all’astrazione matematica senza collegare l’osservazione della realtà, l’attività di matematizzazione, la risoluzione dei problemi, la conquista dei primi livelli di formalizzazione.
Pertanto ogni insegnante si è sforzato di sviluppare, in modo coordinato, alcuni temi matematici articolati per obiettivi collegandoli con argomenti di altre discipline.
Altra importante innovazione è data dall’utilizzo del materiale concreto per rendere chiaro ed evidente il dato matematico.
Per l’aspetto cardinale del numero vengono utilizzati i blocchi logici ed i numeri in colore; per l’aspetto ordinale i numeri in colore e la linea numerica o retta graduata; per il valore posizionale delle cifre i blocchi aritmetici multibase che permettono di raggruppare oggetti a due a due contando per due, raggrupparli a tre a tre contando per tre e così via.
La rappresentazione di tali raggruppamenti porta l’alunno a concentrarsi sui concetti di notazione posizionale delle singole cifre; anche gli abachi evidenziano, in modo chiaro, tale significato (ogni cifra è rappresentata da una data asticciola). Ma la preziosa utilizzazione dell’abaco e dei blocchi aritmetici multibase consiste nel far intuire, in modo chiaro, le relative eventuali conseguenze di cambio per portare a capire il riporto nell’addizione e il prestito nella sottrazione.

Per quanto riguarda le situazioni problematiche è sorta la necessità che le operazioni di calcolo siano sempre rapportate ai problemi e devono essere insegnate in riferimento a concreti problemi esperienziali. Anche l’itinerario geometrico si sviluppa attraverso l’introduzione di rappresenta= zioni schematiche degli aspetti della realtà fisica; si arriva alla conoscenza delle principali figure geometriche piane e solide e delle loro trasformazioni elementari.
Particolare attenzione viene data ai concetti di lunghezza, area, volume, angolo, parallelismo, perpendicolarità, uso dei relativi procedimenti di misura.
Particolare cura è rivolta all’introduzione dei primi elementi di probabilità con lo scopo di sviluppare nell’alunno una buona intuizione ed analisi razionale delle situazioni di incertezza.
L’educazione logica, quindi, deve essere argomento di riflessione e di cura continua da parte dell’insegnante, a cui spetta il compito di favorire e stimolare lo sviluppo cognitivo dell’alunno.
L’educazione matematica è un valido strumento di conoscenza e di interpretazione critica della realtà ed una affascinante attività del pensiero umano.
6 lezione. Educazione al suono e alla musica
Sviluppare nel bambino l’espressione ritmica e il piacere intimo della musica e del canto, sensibilizzandolo così alla bellezza. all’armonia, all’equilibrio, è uno degli obiettivi più interessanti e suggestivi della realtà scolastica.
Il bambino si muove a ritmo e canta per un bisogno interiore. per dare forma e voce ai suoi sentimenti: l’espressione ritmica e quella canora sono forme di liberazione, di proiezione di sé dei propri stati d’animo e come tali producono un’intima gioiosità Il gioco ritmico collettivo e il canto corale, poi, hanno una particolare valenza psicologica e sociale: esaltano i sentimenti, tonificano l’emotività uniscono e rendono solidali, disponendo l’animo alla generosità, alla gioia, all’entusiasmo.
La musica mobilita e promuove molteplici aspetti della personalità infantile e fa appello a varie facoltà:
– alla motricità e alla sensorialità del bambino, per quanto riguarda in particolare il ritmo e il suono;
-all’affettività, per quel che riguarda la melodia e il cantare insieme;
-all’intelligenza, per quanto riguarda la scoperta dei suoni e dei ritmi;
-l’individuazione delle fonti sonore; l’analisi delle qualità del suono; la presa di coscienza del linguaggio musicale nella versione vocale, strumentale e del movimento; per tutto ciò che è sincronia e armonia.
Il bambino di oggi, avviato alla musica in modo sereno e rispondente alle sue specifiche capacità, fatto adulto, non rinuncerà alla gratificazione spirituale che solo nobili interessi, fra cui sicuramente l’arte è privilegiata, possono dare all’animo umano.
7 lezione. Insegnamento della religione cattolica
Una programmazione educativa correttamente intesa deve avere sempre presente l’interazione reciproca delle varie dimensioni della personalità dell’alunno: intellettiva, morale, sociale, religiosa, estetica, affettiva e curare l’armonico sviluppo.
Ad un tale impegnativo compito, non può non contribuire l’insegnamento della religione cattolica che intende, appunto, favorire lo sviluppo degli alunni nella dimensione religiosa, in connessione con le altre mete formative generali.
Al centro di tale insegnamento sta, dunque, la persona umana da promuovere, considerando la componente religiosa come fattore insostituibile per la crescita in umanità e libertà.
È compito dell’insegnante di religione, pertanto, preoccuparsi di far maturare le profonde “DOMANDE DI SENSO” che già i fanciulli portano dentro di sé, mostrando come il Vangelo di Cristo offra una vera e piena risposta, la, cui inesauribile fecondità si manifesta nei valori di fede e di umanità espressi dalla comunità credente e radicati nel tessuto storico e culturale delle popolazioni d’Europa.
Tale insegnamento deve essere impartito nel rispetto e con l’intento di promuovere i valori umani, e soprattutto con l’impegno di aiutare a capire come essi trovino in Cristo loro pienezza.
Si tratta di un impegno educativo aperto e fiducioso, volto a formare personalità ricche di interiorità, dotate di forza morale ed aperte ai valori della giustizia, della solidarietà, della pace, capaci di usare bene la propria libertà. Infatti dice il Cardinal Martini in una sua Lettera Pastorale: “Nonostante le rivoluzioni culturali, economiche, politiche di questo nostro tempo, vengono ancora riconosciuti ed accettati, se presentati con verità, convinzione e coerenza i valori della giustizia, della solidarietà, della pace e della vera libertà”. Questo itinerario educativo si pone con particolare rilievo in una SCUOLA CATTOLICA, quale la nostra, dove insegnanti e genitori, in un clima di collaborazione e continuità, mirano alla crescita dei bambini, sia attraverso la formazione culturale, sia mediante un’esperienza di vita strutturata comunitariamente secondo i valori cristiani. Dal punto di vista didattico, le insegnanti di religione hanno previsto finalità, obiettivi, contenuti del programma e momenti di verifica, tenendo in considerazione i criteri di gradualità di maturazione e di apprendimento degli alunni ed il rapporto con i programmi delle altre discipline.
Nel primo ciclo l’insegnamento della religione cattolica si propone di porre gli alunni in atteggiamento sereno, positivo e rispettoso verso la vita, scoprendola “dono di Dio”.
Aiutare a prendere consapevolezza della ricchezza ed originalità di ogni persona, in quanto “creatura di Dio”. Favorire in loro atteggiamenti di gratitudine gioiosa verso la propria vita e la realtà circostante di apertura verso gli altri. Riflettere sui valori di amicizia, accoglienza, rispetto, amore verso il prossimo alla luce della figura di Gesù Cristo.

8 lezione. Insegnamento elementare della lingua straniera
I Nuovi Programmi della Scuola Elementare collocano la lingua straniera in una posizione preminente, considerandola una componente essenziale nell’ampio processo di apprendimento. Essa si pone come uno fra i tanti stimoli, indubbiamente efficace, che contribuisce allo sviluppo della personalità infantile, sia perché i bambini si trovano in un’età in cui l’attitudine linguistica è abbastanza rilevante, sia perché sono dotati di un’intelligenza più flessibile, più ricca, più aperta a nuove conoscenze linguistiche, sia perché mostrano una spiccata capacità di inserimento attivo e responsabile in gruppi o comunità molto diversi.
La lingua straniera si identifica come:
-strumento di arricchimento culturale e sociale;
-strumento di organizzazione delle conoscenze;
-strumento di comunicazione con altri.
È compito dell’insegnante di lingua straniera scegliere la metodologia più adeguata a raggiungere questi obiettivi, ricercando situazioni autentiche di vita straniera attorno a cui organizzare dei contenuti.
Non deve avvalersi di un metodo specifico, ma deve riferirsi ad un’ampia gamma di metodologie di cui utilizzare tecniche e strumenti da adattare alle esigenze ed alle situazioni didattiche che via via si pongono. Si tratta di un metodo soprattutto operativo, fondato su attività da svolgere in cui la lingua sia il mezzo che porta al risultato, piuttosto che il fine in sé.
Ecco che, allora, le attività ludiche implicanti l’uso della gestualità, la drammatizzazione, l’assunzione di ruoli diversi da quelli reali, i racconti fantasiosi e immaginari, il canto, il ritmo poetico…. sono preferibili per un apprendimento naturale.
Esse, infatti, coinvolgono emotivamente ed affettivamente il bambino, stimolano la creatività, l’interesse e la curiosità facilitano l’acquisizione anche dei contenuti linguistici difficili da assimilare.
È necessario che l’attività didattica si svolga inizialmente forma orale conferendo al bambino un patrimonio lessicale, scoperto e riutilizzato in situazioni significative attraverso l’audizione, la conversazione, l’associazione audiovisiva, l’apprendimento di modi di dire, di filastrocche, di canzoni…. Solo poi l’insegnante potrà utilizzare, con gradualità materiali che propongono all’alunno esempi di lingua scritta.
Si giungerà così all’integrazione delle quattro abilità linguistiche: LISTENING (ascoltare), SPEAKING (parlare), READING (leggere), WRITING (scrivere).
Il ruolo dell’insegnante diventa, allora, multifunzionale: egli non è solo gestore dei processi interni della classe, ma coordinatore dei gruppi di lavoro, modello linguistico, informatore, osservatore esterno dei processi di apprendimento (durante le attività di coppia e di gruppo), ricettore di proposte e consigli da parte degli alunni stessi, promotore di attività finalizzate ad apprendere in modo naturale la lingua straniera.
9 lezione. Per noi cristiani la fede è il principio che anima la cultura
“Le civiltà nascono, crescono e muoiono. Ma come le ondate dell’alta marea penetrano ciascuna un poco più a fondo nell’arenile, così l’umanità avanza sul cammino della storia. Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo obblighi verso tutti e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana”
Questa la poetica visione che papa Paolo IV ha della storia (enciclica Populorum Progressio, 1967) e, in esso, del susseguirsi delle generazioni.
Anche nel medioevo si diceva che la generazione presente era fatta di nani che sedevano però sulle spalle di giganti, potendo, quindi arrivare più in alto di loro. In queste frasi si vuole dare importanza alla storia ma soprattutto fiducia alla capacità di “sorreggere” le nuove generazioni e alla volontà di quest’ultime di valorizzare i traguardi raggiunti dai loro padri per andare oltre; ed in ogni epoca il compito di trasmettere i valori dell’uomo alla generazione emergente è affidato all’EDUCAZIONE.
Tutti ne riconoscono il più insostituibile e deciso contributo dato alla speranza di sopravvivere sulla terra.
“È l’educazione e l’educazione soltanto che fa la grandezza dei popoli, che conserva il loro splendore, che previene la loro decadenza e che, all’occorrenza, li salva dalle loro cadute” afferma il pedagogista Dupauloup.
Dalle risposte delle insegnanti alle domande: ” CHE COS’E’ L’EDUCAZIONE DAL PUNTO DI VISTA PEDAGOGICO? “, ” CHE COS’E’ LA CULTURA ? QUANDO DIVENTA EDUCATIVA? ” comprendiamo ulteriormente quanto questo processo sia fondamentale per il futuro dei nostri “piccoli uomini”.
Spesso la parola “educare” richiama alla mente una serie infinita di regole, comportamenti che ogni genitore, insegnante deve saper trasmettere al bambino perché sappia vivere nella società umana.
Molto più ricco, più complesso, più misterioso è il vero significato della parola “E-DUCARE ” che vuol dire “condurre fuori” cioè assistere l’uomo nel suo sviluppo intellettuale, fisico e spirituale durante il quale egli si forma in quanto persona.
Lo si guida a far emergere le attitudini, le disposizioni e le capacità personali in tutte le loro possibilità e nello stesso tempo vive dell’eredità spirituale della civiltà a cui appartiene e del patrimonio delle generazioni precedenti che così può essere conservato ed arricchito.
Afferma A. Pestalozzi: “In ogni facoltà della natura umana è insito l’impulso ad elevarsi dallo stato di stasi e d’inazione, a quello di forza sviluppata, che fintanto non è sviluppato, è in noi come germe di forza e non propriamente di forza… L’ Occhio vuol vedere, l’orecchio vuol sentire, il piede vuol camminare, la mano vuol prendere. Ma anche il cuore vuole amare e credere, anche lo spirito vuol pensare…”.
Da qui, protagonista indiscusso di un processo educativo non è, come si potrebbe ritenere, l’educatore ma il bambino: è lui il prezioso abbozzo dal quale scaturirà la persona. Infatti egli non è un “vaso da riempire o da modellare” ma è una persona ricca ed unica che si svelerà nel corso dell’esistenza.
Un buon educatore è colui che è capace di far affiorare questi tesori giostrando abilmente nei ruoli di regista e comparsa. Regista perché, senza intervenire direttamente nella scena, fa sentire il suo polso, la sua attenzione, la sua esperienza infondendo sicurezza e incoraggiamento nel bambino che si affaccia alla vita; comparsa perché, pur non in un ruolo importante, è presenza determinate e solida per la riuscita delle aspirazioni.
Educare non dovrebbe essere altro che permettere ad ognuno di elaborare la propria originalità. L’educazione vera è infatti l’antitesi della massificazione perché solo chi è diverso è veramente se stesso. L’adulto libero è il bambino che è stato rispettato, accettato ed aiutato ad esprimersi e rivelarsi nella sua meravigliosa e straordinaria autenticità; è il bambino che si è sentito, totalmente e pienamente amato e accettato.
Per cultura s’intende un modo di vedere, di pensare ed organizzare la vita; è un bagaglio di nozioni che si concretizza nel vissuto di tutti i giorni e ci obbliga a fare scelte di vita coerenti con ciò che crediamo. Per noi cristiani la fede è il principio che anima la cultura.
Il processo educativo incomincia in ogni bambino e si innesta nel processo sociale già iniziato (quello in cui sono già inseriti i genitori). È importante perciò insegnare al bambino a fare da sé ad essere in grado di provvedere ai propri bisogni in modo attivo e creativo all’interno del tessuto sociale. I genitori sono l’”unica” realtà incisiva per lui in grado di rendergli significativo il mondo circostante, perché il bambino tende ad imitare e a far suoi gli insegnamenti delle persone per lui importanti di cui accetterà gli aspetti positivi e negativi.
I messaggi che passano al bambino diventano struttura di base nel processo della sua educazione. È importante perciò che gli educatori trasmettano validi contenuti per formare delle personalità equilibrate. L’inculturazione si evolve per tutta la vita, non è statica ma le basi i fondamenti poggiano sui primi rapporti interpersonali, nell’affetto della mamma, con il papà, con i fratelli, con gli insegnanti e si esprimono poi in scelte personali in base al proprio progetto fino ad armonizzarsi con quello sociale in cui inserito.

La scuola alla annuale marcia Andemm al Domm
Felice Asnaghi
