Nel laboratorio «Costruzioni Aeronautiche Piero Magni» furono fabbricati i PM1 e PM2, rimessi a nuovo velivoli Macchi e Nieuport e approntate numerose innovazioni, come l’ala monoplana, le “alette frenanti” e la cappottatura del motore, novità che in seguito sarebbero state adottate in tutti gli aerei.

Nella lunga storia del lavoro e della laboriosità della città di Meda esiste pure un capitolo assai interessante e un poco romantico dedicato alla costruzione di aeroplani. Tutto comincia durante la Grande Guerra 1915-1918, quando le macchine volanti assunsero un ruolo sempre più rilevante negli eventi bellici. Allora gli aeroplani erano costruiti, esclusi i motori e alcune piccole parti metalliche, quasi completamente in legno. Alcune ditte di Meda, come la SALDA (Società Anonima Lavori di Aviazione), nata dall’unione dei complessi Besana e Asnaghi, con stabilimento dove oggi sorgono le residenze del “Centro Meda”, costruivano ali e alettoni con ossatura lignea e copertura in tela robusta e resistente. Altre aziende, come la “Figli di Giuseppe Lanzani”, si erano invece specializzate nella produzione di eliche in legno. Tutto il materiale veniva poi spedito ai grandi stabilimenti aeronautici mediante le Ferrovie Nord oppure con carri trainati da cavalli.

Tipo di elica costruita nella fabbrica Giuseppe Lanzani di Meda
Terminato il conflitto, l’ingegner Piero Magni, nato a Genova nel 1898, aviatore durante la guerra e invalido a causa di una grave caduta, organizzò a Meda il laboratorio “Costruzioni Aeronautiche Piero Magni”. Il piccolo stabilimento sorgeva sul lato settentrionale dello scalo delle Ferrovie Nord, negli edifici che per lungo tempo avevano ospitato le ditte mobiliere Asnaghi e Besana. L’entrata era in via Cialdini, poi bisognava attraversare tutta l’area dello stabilimento fino agli edifici posti a sud ove erano alloggiati i capannoni della ditta Magni.


Come era un tempo lo stabilimento e cosa c’è oggi. In via Pietro Orsi tutto è stato abbattuto ed è rimasto solo una parte del muretto di entrata nella fabbrica Magni.
Contando sull’abilità e sull’esperienza degli operai che durante la guerra avevano già fabbricato parti di aeroplani, l’ingegner Magni, autentico pioniere dell’aeronautica, diede avvio a numerose innovazioni, come l’ala monoplana, le alette frenanti e la cappottatura del motore, adottate in seguito su larga scala. Rimise inoltre in efficienza apparecchi Macchi e Nieuport residuati bellici e, agli inizi degli anni Venti, progettò il suo primo velivolo: il “P.M.1” (Piero Magni Primo), subito posto in costruzione nel laboratorio medese. L’aereo, innovativo ed elegante, presentava una fusoliera interamente lamellata in legno di mogano lucidato. Fu battezzato «Vittoria» dalla sorella dell’ingegner Magni, e con tale nome venne identificato.




Aereo PM1 Vittoria: Modello; in costruzione; prove statiche; fusoliera
Dotato di un motore Anzani a sei cilindri da 50 HP — unico componente non costruito a Meda — il velivolo venne trasferito sul campo di aviazione di Arcore, dove il 22 ottobre 1924 fu collaudato dallo stesso progettista. Dopo alcuni voli di prova, l’aereo precipitò improvvisamente, causando gravi ferite all’ingegnere. L’aeroplano aveva le seguenti caratteristiche: monoposto e monoplano, apertura alare di 8 metri, lunghezza di 5,56 metri, altezza di 2,34 metri, peso a vuoto di 282,55 kg, peso a pieno carico di 410 kg, velocità massima di 152 km orari e autonomia di circa 340 km, equivalenti a due ore e trenta minuti di volo. Dopo l’incidente, il velivolo fu riportato a Meda e, facendo tesoro dell’esperienza maturata, venne progettato un nuovo prototipo: il “P.M.2 Vittoria”.

Siamo nel 1925. Dopo circa un anno di intenso lavoro, il nuovo aeroplano, profondamente modificato soprattutto nei timoni di coda, fu trasferito all’aeroporto della Malpensa. L’11 ottobre 1925 il pilota Gino Benvenuti effettuò con successo una lunga serie di collaudi e, nella primavera del 1926, l’apparecchio fu trasferito a Taliedo, dove l’ingegner Magni, ristabilitosi dalle ferite, riprese l’attività di volo e sperimentazione. Del PM2 Vittoria si interessò il Ministero dell’Aeronautica, che acquistò l’esemplare trasferendolo a Montecelio, presso Roma, per una lunga serie di prove e collaudi. Immatricolato con la sigla «I-BASF», il velivolo divenne un vero laboratorio volante, dal quale furono ricavate innovazioni e dispositivi successivamente adottati anche in ambito internazionale. Qualche anno più tardi l’aereo fu restituito all’ingegner Magni, che lo conservò in perfetta efficienza a Taliedo sino al 1937, quando il Ministero ne richiese nuovamente la consegna. Trasferito al Centro Aviatorio di Monterotondo, il velivolo venne infine demolito. Il PM2 Vittoria fu probabilmente l’aereo più noto uscito dal laboratorio medese: sicuro, pratico ed elegante, con la sua raffinata fusoliera in mogano lavorata dagli abili operai locali con pialla, raspa e cartavetrata. Esposto nel cortile dell’opificio prima di lasciare Meda, suscitò l’ammirazione di molti cittadini. Le sue caratteristiche tecniche erano simili a quelle del prototipo precedente, ma il velivolo poteva montare diversi tipi di motore e offriva al pilota una visuale più ampia grazie a un parabrezza trasparente. La struttura, realizzata in compensato curvato fissato con colla e viti d’ottone a uno scheletro in frassino, garantiva grande robustezza. Il pattino di coda era anch’esso in legno rivestito d’acciaio, mentre le ruote del carrello, costruite in legno con tiranti in ferro, montavano gomme Palmer.

Negli anni 1928-1929 lo stabilimento venne trasferito a Milano, presso il campo di aviazione di Taliedo, dando vita alla ditta “Piero Magni Aviazione”. L’assenza di un campo di volo a Meda e il crescente utilizzo delle leghe metalliche nella costruzione aeronautica furono probabilmente le principali ragioni del trasferimento. La nuova fabbrica conobbe una continua espansione, raggiungendo nel 1943 una superficie di 8.000 metri quadrati e impiegando circa 450 operai e una trentina di tecnici. In pieno periodo bellico l’azienda si dedicò soprattutto alla riparazione e revisione di velivoli militari. Prima degli anni Trenta, tuttavia, tutte le parti in legno dei prototipi “Magni” continuavano a essere realizzate a Meda. È il caso del “P.M. 3/1 Vale”, progettato da Magni e battezzato dalla moglie Valentina. Il velivolo venne collaudato a Taliedo l’11 marzo 1935 e successivamente sottoposto a ulteriori prove dal comandante Vasco Magrini. Il 4 giugno dello stesso anno l’aereo fu trasferito a Guidonia, presso il Centro sperimentale del Ministero, e successivamente esposto ai saloni aeronautici internazionali di Parigi e Milano, ottenendo notevole successo. Dal prototipo derivò poi il “P.M. 3/4 Vale”, ultimo della serie, la cui produzione fu interrotta dall’affermazione delle leghe metalliche e dagli eventi bellici. Al termine della guerra il PM 3/4 Vale si trovava ancora nei capannoni di Taliedo e venne donato dall’ingegner Magni al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, dove è tuttora conservato nel suo elegante colore grigio perla, con i timoni tricolori.

“P.M. 3/4 Vale” presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano
Di costruzione mista in legno, metallo e tela, il velivolo montava un motore “Farina T.58” da 130 HP, aveva un’apertura alare di quasi nove metri, un peso a pieno carico di 765 kg, una velocità massima di 250 km orari, un’autonomia di 1.000 km e poteva raggiungere i 4.000 metri di quota. Questo fu l’ultimo aeroplano costruito, almeno in parte, a Meda: un’opera nella quale le maestranze locali scrissero una pagina significativa della storia cittadina. Oltre ai prototipi qui ricordati, nel laboratorio medese furono progettati anche alianti e velivoli sperimentali.
Le eliche degli aeroplani Caproni

Industria Giuseppe Lanzani durante la Grande Guerra
La fotografia risalente agli anni 1915-1918, messa a disposizione da Umberto Lanzani, raffigura un laboratorio di falegnameria con operai intenti alla costruzione di eliche per aeroplani sotto lo sguardo vigile del proprietario. Colpisce la presenza di lavoratori anziani o giovanissimi, poiché gli uomini tra i venti e i trent’anni erano impegnati al fronte nella guerra contro l’Austria. Ogni falegname lavorava al proprio banco alla costruzione delle grandi eliche, lunghe oltre due metri, destinate ai principali stabilimenti aeronautici, in particolare alla Caproni, dove si costruivano i bombardieri impiegati durante la Grande Guerra. La lavorazione iniziava incollando numerosi strati di legno sino a raggiungere uno spessore di circa trenta centimetri, così da evitare deformazioni dovute agli agenti atmosferici. Successivamente veniva praticato il foro centrale e ciascun artigiano modellava con la pialla l’inclinazione delle pale, che dovevano risultare perfettamente simmetriche per forma e peso. Le eliche venivano poi rivestite con tela resistente fissata mediante colla speciale e infine verniciate con colore grigio ferro. Solo dopo accurati controlli venivano considerate pronte per l’impiego. Anche all’abilità di questi falegnami medesi si deve parte del merito delle imprese aviatorie compiute durante la guerra.
Ugo Elli
L’articolo di Ugo Elli venne pubblicato nel febbraio 1993 sulla pagina di Meda de «Il Cittadino della Domenica». Le fotografie e buona parte del testo sono ripresi dal volume di Giuseppe Cometti, Aeroplani d’Italia – Piero Magni Aviazione, collana di Giorgio Melocchi, MODELgrafica, Milano, 1969. Un ringraziamento particolare a Roberto Redoglio, appassionato di aeronautica, per aver messo a disposizione il volume. (F.A.)
