Per conto della provincia di Milano nel 1985 è stato edito un volume che illustra le visite pastorali di San Carlo Itinerari di San Carlo Borromeo nella cartografia delle visite pastorali, a cura di E. Brivio, A. Buratti Mazzotta, P. Figini e C. Marcora. Da questo volume è stato fatto un sunto che, penso, tornerà gradito ai nostri lettori.
La storia

Seusum, Sevisum, Sevissum, Sevexum. L’etimologia di questo toponimo è ancora incerta; forse deriva dalla radice preromana “sev” che significa acqua. Seveso si trova sulle sponde del torrente omonimo, la cui valle taglia le alture moreniche a Sud del Lario. Lungo il Seveso si snodò fin dalla preistoria una pista percorsa dalla popolazione del Nord per raggiungere l’alta pianura padana. Sulle sue tracce si impiantò poi la via romana da Milano a Como che servì anche ai missionari del Vangelo. La pieve di Seveso, tra le più antiche e importanti della Diocesi, per la sua dedicazione ai santi Gervaso e Protaso, può risalire al sec. V ed è testimoniata da un documento del 996. Nel 1460 il suo territorio plebano racchiudeva 20 parrocchie e, a Incasate presso Camnago una canonica regolare agostiniana dedicata a S. Fedele.
A Meda, prima dell’anno 856. per iniziativa dei due munifici nobili Aimo e Vermondo, era sorto un monastero femminile benedettino. Non si può dimenticare poi, che nei boschi a Nord di Seveso, nei pressi dell’antica località di Farga, nel 1252 fu assassinato dagli eretici catari il domenicano san Pietro Martire. Li fu costruito un santuario e un convento che ora ospita uno dei seminari diocesani milanesi (ndr. oggi Centro Pastorale Ambrosiano).

La canonica plebana era composta da un prevosto e da dodici canonici, Il 20 aprile 1581 san Carlo iniziò la visita alla pieve di Seveso e trovò una sufficiente organizzazione pastorale ma costatò che dei canonici titolari solo uno risiedeva e collaborava col prevosto nella cura della parrocchia. Uno dei disegni allegati agli atti di questa visita riproduce la pianta in scala della chiesa di S. Giovanni Battista contigua alla prepositurale. Non vi è dubbio che si tratti dell’antico edificio battesimale plebano a pianta quasi quadrata un poco allungata; scomparso da tempo, ne resta solo un ricordo documentario.
La mappa АСАM, Raccolta carte topografiche e disegni già in: Sezione X, Visite pastorali, Pieve di Seveso, vol. VII, q. 7. Cm. 32,8×43,6; disegno a penna su carta a mano; inchiostro seppia con zone campite od ombreggiate in mezza tinta; acquarello rosa per il torrente Seveso. La mарpa della Pieve di Seveso è stata eseguita da Aragonio Aragone nel 1610.

Questa mappa mostra una particolare tecnica di rappresentazione. Eseguita infatti per la visita pastorale di Federico Borromeo alla pieve di Seveso, essa fu realizzata con due diversi rapporti proporzionali.
In basso a sinistra è raffigurato Milano con le sue mura bastionate ed al centro il duomo, a significare che da li l’arcivescovo partiva per la sua visita. Una linea tratteggiata con l’indicazione della distanza in miglia unisce la città alla pieve, che è racchiusa entro un simbolico confine, ellittico e che è resa in una diversa scala grafica, più grande, creando l’effetto che si potrebbe avere guardando il particolare di una carta con una lente. In alto a sinistra una scritta, entro un profilo a penna, specifica l’orientamento della pieve e le sue distanze massime, dando così un modulo di scala per la lettura del disegno:
«Ritratto del sito della Plebe di Seveso dentro il cerchio con la nota delle Pievi confinanti fuori dal cerchio. In qual sito tiene di larghezza da oriente al ponente miglia quattro, e di lunghezza dal Mezzogiorno al Settentrione miglia sei».
La carta è infatti orientata con l’Ovest nella parte superiore del foglio. All’interno di questo ideale confine ellittico, reso a tratto fine, Seveso è posta al centro in basso (ndr. Meda sul confine con Mariano). Tutt’intorno fa corona gli altri paesi, la cui veduta è resa prospetticamente: un nucleo di case poste attorno alla propria chiesa. Le chiese mutano d’ampiezza, ma praticamente unica è la loro tipologia, poiché tutte hanno il campanile con la croce; le sedi parrocchiali sono indicate dall’abbreviazione posta in calce di seguito al nome del paese. Anche le case, riprese quasi in prospettiva, seguono modalità grafiche ripetute; varia soltanto il loro numero in funzione dell’importanza del borgo. Segni distintivi si colgono qua e là: torri appaiono a Cesano e Barlassina, torrette con tetto a falde a Limbiate, Seveso, Copreno e Cogliate. A Copreno, sede parrocchiale, il campanile prima disegnato, fu subito cancellato dallo stesso estensore della carta, forse perché la nuova chiesa parrocchiale di S. Alessandro, fatta iniziare da S. Carlo per sostituire la vecchia posta fuori dall’abitato, non aveva ancora completata la torre campanaria. Sappiamo infatti dagli atti della visita che lunedì 24 aprile 1581, portatasi in questo paese, allora di 300 anime, l’arcivescovo ebbe ad annotare che si stava costruendo una nuova chiesa, poiché la parrocchiale era una cappella campestre. A Meda, da una mano diversa, è aggiunto un secondo campanile, forse quello della chiesa monastica di S. Vittore, la più grande della città nella quale, per la maggior possibilità che questa aveva di accogliere i fedeli, Carlo Borromeo celebrò i riti della sua visita il venerdì 21 aprile 1581. Tutti gli abitanti sono situati sulle colline che sembrano formare, anch’esse, un anello ellittico, con le cime della porzione superiore ribaltate. Interessante è l’annotazione «colline avidate» inserita dal cartografo per indicare che allora su quei colli si trovavano filari di vite. Al centro della pieve si può osservare una vasta zona, più bassa e piana, la «Gruana, ovvero Brughera terra sterile», tipica forma di vegetazione dell’arco di territorio che va da Nord-Ovest a Nord-Est di Milano, esistente ancora oggi in piccole porzioni. Le chiese poste fuori dall’abitato sono chiaramente indicate con il loro nome. Vediamo così nel territorio di Seveso la chiesa di S. Pietro Martire, dei frati domenicani, in quello di Cesano l’oratorio S. Maria della Frasca, in quello di Barlassina i due oratori campestri di S. Maria in Cattedra e S. Maria della Consolazione, vicino c’è l’oratorio di S. Nazaro, posto entro i confini Meda; a Camnago è indicato l’oratorio di S. Fedele, mentre a Lentate, al di là del Seveso, c’è S. Maria di Mocchirolo. Nella parte superiore della carta, a Ovest, possiamo osservare la chiesa di S. Damiano, seconda parrocchiale del paese di S. Dalmazio, ed a Solaro l’oratorio di S. Pietro. Anche le cascine rappresentate sono numerose, tutte poste nella fascia collinare; la loro indicazione ci permette quindi di completare la conoscenza di questo territorio e della sua organizzazione. Per quanto riguarda le strade, all’infuori della «Via Comasina». che provenendo da Milano attraversa con andamento Sud-Nord l’intera mappa, non ne sono segnate altre; con segmenti punteggiati, recanti le indicazioni in miglia, appaiono invece rappresentate le vie secondarie di collegamento tra i vari abitati. Unico corso d’acqua acquarellato in rosa, è il «Seveso torrente» che scorre ad oriente, quasi parallelo, alla Comasina. La parte esterna ai confini della pieve, proprio per il diverso grado di approfondimento che il cartografo intendeva rendere non ha più alcuna annotazione territoriale né geografica. Sono indicati soltanto i nomi delle pievi limitrofe, mentre una linea punteggiata determina la separazione con la Diocesi di Como. Tra le pievi confinanti troviamo, nella parte superiore, e quindi ad Ovest. le pievi di Nerviano ed Appiano; a Sud quelle di Bollate e Desio; a Est ancora la pieve di Desio е quella di Galliano. Proprio questa scritta: Pieve di Galliano. In un primo momento la datazione della carta ci orienta al periodo della visita di Carlo Borromeo nel 1581, ma la grafia, la tecnica di rappresentazione più sciolta, e capace di rendere non soltanto schematicamente l’organizzazione territoriale ed urbana della zona, induce a trasportare ai primi anni del Seicento il disegno che pur era, nella primitiva collocazione, posto in un volume insieme ai documenti di due visite compiute da delegati arcivescovili alla pieve: quella di Antonio Seneca nel 1591 (cfr. vol. VII, q. 1) e quella di Baldassare Cipolla nell’agosto 1597 (cfr. vol. VII, q.8). Decisivo per una datazione seicentesca sembra però essere l’interpretazione delle linee punteggiate che uniscono i diversi paesi con l’indicazione numerica delle distanze in miglia. Infatti esse non soltanto stanno ad indicare le strade di collegamento tra gli abitanti – che dovevano essere più numerose di quelle qui tracciate-, ma soprattutto definiscono il percorso dell’itinerario di Federico Borromeo, allorché visitò la pieve nell’aprile-maggio 1615. Confrontando gli atti di tale visita con il tracciato punteggiato della mappa, vediamo che l’arcivescovo uscì da Milano per la porta Comasina e, attraverso tale via, giunse a Cesano, prima tappa della sua ricognizione pastorale. Di lì egli passò a Seveso, capo-pieve, a Barlassina, Camnago e Lentate; indi si recò a Copreno, Birago e Meda. Ripassando per Seveso e Cesano, andò quindi a Limbiate – nella carta, sulla sinistra di Cesano si nota la doppia punteggiata: quella proveniente da Milano e quella per Limbiate – poi a Solaro, Ceriano, San Dalmazio, Misinto e Lazzate, dove concluse la sua visita.

(Articolo pubblicato negli anni Ottanta sulle pagine de “Il Cittadino della Domenica” a firma di D.G.B.)
Felice Asnaghi

