158 anni di presenza in città spesi per la formazione dei giovani
Il bisogno di una manodopera qualificata nel settore del mobile spinse l’amministrazione comunale del tempo ad istituire una scuola di disegno. Il 19 aprile 1868 nacque la “Società di Mutuo Soccorso“ ubicata nello stabile in piazza Cavour angolo via Cialdini. Nel 1885 il presidente della Società era Mosè Agrati e direttore scolastico il signor Antonio Perego. In seguito all’omicidio del Re Umberto I avvenuto a Monza nel 1900, la scuola venne a lui intitolata. Nel 1902 l’istituzione scolastica contava 300 soci e 105 alunni. Al corso serale erano iscritti 70 ragazzi che, è bene ricordarlo, lavoravano 10 ore al giorno. L’iscrizione alla scuola era subordinata al pagamento di una tassa di lire 1, con la quale si acquisiva il diritto di essere soci della Società di Mutuo Soccorso. Anche gli abitanti dei paesi vicini potevano parteciparvi, previo pagamento di una tassa di 50 centesimi in più alla retta.

La prima sede della Scuola di disegno era ubicata tra la piazza Cavour e la via Cialdini
Nel 1904, presso i locali del novello oratorio maschile di via Santa Maria, si organizzò una seconda scuola di disegno tecnico e plastico. La presenza di due maestri d’eccezione come il prof. Primo Busnelli (artista e poi sindaco di Meda) e Adolfo Boga (titolare di una rinomata bottega d’arte) assicurò l’alto valore professionale della scuola che non mancò di licenziare ragazzi preparati per il lavoro. Verso la fine degli anni Venti la scuola faticava a continuare e fu costretta a chiudere.
La sana concorrenza portò ad una maggiore qualificazione della “Umberto I” (quella comunale) che a partire dal 1903 si presentava con un preciso programma di studio e lavoro, cosa mai fatto prima, che prevedeva le seguenti materie:
Corso preparatorio ovvero Elementi ed applicazioni a mano libera. Copia di fogli, prima da stampe ed indi dal vero.
1° Corso: Geometria e intrecciamento a compasso anche col libero uso del colore. Ornato da diversi stili preferibilmente a carbone e da disegni. Copia di solidi geometrici in rilievo.
2° Corso: Principi di architettura. Principi ed applicazioni della prospettiva lineare. Modellazione plastica da soli modelli di gesso.
3° Corso: Modellazione dal vero ed anche della fotografia o da disegni in tempo di scuola : fuori tempo, disegni interi e dettagli grafici. Lezioni sui principali stili dell’ornamentazione.
Corso di perfezionamento: Composizione grafica d’arte applicata e composizione plastica.
La scuola comunale godeva di entrate sicure, infatti, in aggiunta all’intervento municipale vi erano sussidi annui provenienti dal Ministero Agricoltura – Commercio, dalla Banca Popolare di Seregno, dalla Camera di Commercio di Milano e dalla Deputazione Provinciale Milanese. Tale sicurezza economica permetteva di avere un organico adeguato alle richieste di studio e avviamento al lavoro dei giovani apprendisti.
Nel 1902 il personale docente e non docente della “Umberto I” era così costituito: direttore, prof. Antonio Perego; maestro, Busnelli; maestro, Carlo Rho; bidello, Egidio Emma, va aggiunto un segretario contabile.
Qualche anno dopo Carlo Rho, coadiuvato dal maestro Ernesto Tagliabue, subentrò al Perego nella carica di direttore.
La sede della scuola dalla piazza Cavour si spostò in via Vittorio Emanuele (oggi Corso Matteotti), poi nel 1919 venne ubicata nel Palazzo Comunale.
Il 24 marzo del 1919, si affiancava al corso serale anche quello diurno diretto dall’Architetto Mariani, membro onorario delle Belle Arti di Brera ed insegnante alla scuola del Castello di Milano.
La scuola era completamente gratuita e contava già dall’inizio ben 120 alunni.
Forti erano le pressioni da parte degli imprenditori affinché si ponesse mano alla progettazione e costruzione di una scuola di disegno professionale con un’officina modello, capace di soddisfare le moderne esigenze del mercato del mobile.
Il podestà Mosè Agrati coadiuvato dalla Consulta Comunale, prese a cuore la richiesta. Venne individuata l’area di edificazione: quella del vecchio cimitero; ma soprattutto si lasciò carta bianca al direttore della scuola, professor Aldo Vicini, che ne fu il vero artefice. Il professore, persona stimata, fu l’ideatore, l’assistente ai lavori, il procacciatore infaticabile dei fondi della moderna scuola.

La storica sede di via Indipendenza
Il 5 maggio 1932, alla presenza del Duca di Bergamo principe Adalberto di Savoia, si inaugurava il Palazzo delle scuole professionali, quello che oggi fa angolo tra il viale Indipendenza e il viale Brianza e sede della scuola media “Giannino Antona Traversi”.
Lasciamo la parola all’anonimo articolista del “Il Cittadino” per raccontare lo svolgersi dei fatti alla giornata di inaugurazione della struttura scolastica:
“Aspettata da tanto tempo l’inaugurazione di queste scuole, tante sentite a Meda, fu tuttavia altrettanto solenne e così riuscita come non si sarebbe a tutta prima creduto. Alle ore 10 precise S.A.R. il Duca di Bergamo, proveniente da Milano, giungeva sul piazzale della chiesa, accolto da una numerosa folla con il più schietto e sentito entusiasmo, mentre la musica ”Santa Cecilia” diffondeva le note della Marcia Reale. Assisteva quindi al S. Sacrificio della S. Messa, celebrata dal parroco don Francesco Corti, attorniato, il Principe, dall’Autorità della Provincia e da quelle locali. Tra le prime si sono notati oltre all’aiutante di campo di S.A.R .Conte Giriadi, Sua Ecc. il Prefetto gr. Uff. Fornaciari, il Questore gr. Uff. pr. Bruno, il gr. Uff. pr. Riccardo Truffi, regio provveditore degli studi per la Lombardia, il colonnello comm. Luparia, comandante della Legione dei Carabinieri di Milano. Dopo la celebrazione della Santa Messa, cui avevano assistito numerosi fedeli, edificati da una circostanza così ricca di significato e di grande esempio, S.A.R. il Duca, seguito da un lungo corteo di automobili si recava al nuovo palazzo delle Scuole Professionali ove erano ad attenderlo tutte le Autorità Civili e Politiche di Meda e di numerosi centri vicini, e i componenti il Comitato promotore. Fatti segno di particolare attenzione l’ing. Riccardo Besana, rappresentante il Console Brusa; il sig. Antonio Asnaghi presidente del Comitato stesso; il prof. Vicini, progettista del nuovo edificio. Il Principe veniva accolto dalla folla numerosa e dalle Associazioni, che colle loro bandiere offrivano uno spettacolo suggestivo assai in quella magnifica giornata di maggio, con indescrivibile entusiasmo; mentre una piccola italiana rivolgeva parole di benvenuto e offriva dei fiori. Tagliato il nastro di rito il Parroco procedeva alla Benedizione, seguita dalla visita alle sale, attrezzata con criteri didattici veramente geniali e moderni. Terminata la visita le Autorità prendevano posto su una tribuna dove l’oratore ufficiale della giornata il comm. Gr. Uff. professor Riccardo Truffi, pronunciava il suo discorso inaugurale. Un coro di bimbi delle nostre scuole, accompagnati da una orchestra della vicina Cesano, sotto la direzione del maestro Marziali di Seveso, chiudeva la manifestazione, che rimarrà, col 5 maggio, nella storia della borgata nostra ad indicare quanto sia prezioso ogni sforzo e lodevole ogni iniziativa intesi ad arrecare quell’utilità che è la conquista del progresso, soprattutto se intesi a favorire una maggior cultura insieme ed un maggior sviluppo artistico nelle nostre popolazioni…”
Il complesso scolastico ospitava durante il giorno i tre corsi di avviamento professionale (l’antica scuola media inferiore) e la sera la scuola di disegno comunale “Arte e Mestieri”.
Il professor Vicini poteva contare sulla collaborazione di buoni insegnanti, tra cui Mario Giudici e Cesare Busnelli. Alla direzione subentrò il prof. Eugenio Barozzi (1912-1946), diplomato alla scuola del Brera e scultore di valore.
Nel dopoguerra si ebbe un cambio dei professori che si dimostrarono all’altezza del loro compito educativo, tra cui Renzo Rho che dirigeva il corso di Disegno Moderno e il professor Motta per il Disegno Meccanico.
Alla morte del direttore della “Arte e Mestieri”, Barozzi fu designato al suo posto il prof. Pietro Colli coadiuvato da un gruppo di docenti qualificati.
Lucio Doro, attuale presidente di Alkymia così racconta quel periodo: «Il punto di partenza della mia lunga esperienza lavorativa è stata la scuola serale comunale “Arte e Mestieri”. Insegnanti del calibro di Fiorino Dentoni, Eugenio Cassina, Osvaldo Minotti, Arnaldo Buzzi, Angelo Giudici e Giancarlo Fontana sono stati maestri di lavoro ed esempio di vita.
Ricordo con gioia il giorno in cui il professor Fontana, scultore, ci caricò sulla sua Cinquecento e ci portò a Milano a vedere il “Cristo morto” del Mantegna alla Pinacoteca di Brera. Seguirono la visita alla Biennale di Venezia e alla mostra di Picasso a Milano. L’interesse di questo indimenticabile professore non si fermava alla scultura, ma abbracciava la cultura a tutto campo. Ascoltammo musica classica presso un teatro di Milano (la “Sinfonia n. 5” di Ludwig van Beethoven e “La sagra della primavera” di Igor Fëdorovič Stravinskij). Declamava le poesie di Ungaretti e García Lorca tra le quali “Alle cinque della sera” che ancora oggi mi è rimasta in testa.
Una scuola a 360 gradi che mi ha formato e arricchito, perché vi si insegnavano scienza, tecnica, matematica, scultura, copia dal vero, storia e, soprattutto, approfondimento delle tecniche del lavoro quotidiano. La scuola mi aveva aperto le porte a un mondo per me totalmente sconosciuto, che mi affascinava e mi spingeva sempre più alla ricerca del bello.
Per noi ragazzi lavoratori-studenti la lingua madre era il dialetto. Ricordo alcuni aneddoti davvero simpatici che fanno “colore” e danno calore umano alla nostra vita.
In classe un ragazzo una sera esordì dicendo che doveva “Guzzà l’apis” (fare la punta alla matita) e il professor Giudici (detto Barba de Russ) gli rispose “Ricordati di portare il pomice” (si usava il pomice per cancellare gli errori in matita).
Era di norma chiedere al preside della scuola, il maestro Pietro Colli, di rinnovare l’iscrizione alla scuola. Si usava dire: “Signor preside sono venuto a marcarmi”. Il verbo dialettale italianizzato “marcare” era tipico per il libretto della spesa e molto usato. Il preside rispondeva: “Siete delle bestie, forse?”».


1962, Scuola Traversi. fotografie di Orazio Colombo
Nel 1968, centenario di fondazione, la scuola si trovò di fronte a un bivio: continuare nella tradizione come istituzione comunale o trasformarsi in una scuola di stato. L’amministrazione comunale optò per la seconda ipotesi, perché così sgravava dal bilancio municipale gli stipendi del personale. Alla scuola “Arti e Mestieri” subentrò l’ente nazionale Iniasa (Istituto Nazionale per l’Istruzione e l’Addestramento nel Settore Artigiano) ed il professor Pietro Colli dovette lasciare la direzione al dott. Di Leda, funzionario statale.
In questo periodo di fine anni Sessanta e negli anni Settanta approdarono a Meda molti giovani da tutta Italia per studiare nella nostra scuola e fare esperienza nelle botteghe artigiane. Si trattava di un reclutamento di giovani apprendisti soprattutto nelle regioni del Meridione organizzato in collaborazione con le scuole medie inferiori, le segreterie dei rispettivi Comuni e gli uffici di collocamento al lavoro. La proposta consisteva nella frequenza gratuita del corso di un anno formativo (ottobre-giugno), comprensivo di biglietto del treno di andata e ritorno dai luoghi di origine e di una stabile ospitalità presso il collegio Ballerini di Seregno. Una navetta-pullman della ditta Dell’Orto assicurava ogni giorno il trasferimento da Seregno a Meda. Gli studenti dovevano superare esami che prevedevano un test di cultura generale, domande di geografia, conoscenze relative alla città di Milano; dovevano inoltre saper realizzare schede di disegno tecnico e ornamentale. Molti di questi ragazzi si sono stabiliti in città.
Nello stesso anno (1968) l’istituto venne rimosso dalla sua sede naturale di via Indipendenza per essere ubicato nel fabbricato Fumagalli di via Verdi (oggi palazzina ad angolo con la via Roma). Seguì un quinquennio agitato per la precarietà della sede (per far pratica gli studenti dovevano recarsi nel salone sottostante la cappella dell’oratorio maschile santo Crocifisso).
In seguito alla costituzione della Regione Lombardia, la scuola passò sotto la sua responsabilità e nel 1973 venne trasferita in via Marco Polo 49 in una palazzina in affitto (oggi deposito comunale).

La sede in via Marco Polo
Nel 1974 l’architetto Carlo Spinelli divenne direttore del Centro di Formazione Professionale “Giuseppe Terragni”, così denominata nel 1987.
Negli anni Novanta venne approvato il progetto degli architetti Cappelletti- Cassina- Boga per la costruzione di un nuovo edificio, l’attuale in via Tre Venezie 63.

L’attuale sede di via Tre Venezie
Dal 2009 la scuola è parte integrante di Afol Monza Brianza, agenzia di formazione e orientamento al lavoro della Provincia.
La direzione della scuola è poi passata dal prof. Angelo Longo alla dott. Francesca Ronzoni.
Felice Asnaghi
