Un caso di divisione dei beni tra moglie e figli negli anni Venti dell’Ottocento
Dal testamento, qui riprodotto in sintesi, abbiamo estrapolato e pubblicato integralmente l’elenco dei beni posseduti da Giuseppe Lanzani. Vi si trovano ogni genere di oggetti relativi alla casa, al lavoro dei campi e alla bottega. Possiamo così conoscere il ciclo di coltivazione dei cereali, i prodotti dell’orto, della vite e dei boschi, nonché gli animali allevati.
All’imperiale Regia Pretura di Desio
Il giorno 13 settembre (7mbre) 1827
Presenti:
il pretore dirigente Boffi, “l’attuaro” civile Spella (addetto all’attuazione o l’esecuzione forzata di sentenze civili) , Maria Ventura vedova del fu Giuseppe Lanzani abitante in Meda, Arcangelo, Francesco, Carlo Lanzani tutti di professione falegname e il signor Luigi Rho in qualità di legale rappresentante del minorenne Antonio Lanzani fu Angelo, affinché si approvi l’atto di divisione effettuato dall’ingegner Giovanni Greppi di Busto Arsizio secondo le disposizioni testamentarie del 17 febbraio 1819 scritte da Giuseppe Lanzani morto lì 29 gennaio 1820.
In data 16 aprile 1822, in mattina il “ramaro” Giò Reale e il falegname Franco Busnelli hanno il compito di inventariare la “mobiglia” e dieci giorni dopo l’ingegnere Greppi termina la stima dei beni mobili ed immobile del fu Lanzani.
- La casa di Meda sita nell’angolo di strada che conduce a Milano e Barlassina (piazza Volta) che corrisponde ai numeri di mappa 214, 689 del catasto di Meda le cui coerenze sono: a levante strada comunale; a mezzogiorno parte caseggiato De Pietri; a ponente beni del Giò Battista Mariani; a tramontana strada che conduce a Milano e porzione della cinta di muro.
- Pezzo di terra aratorio moronato (gelsi) detto campo del Lazzaretto le cui coerenze sono: a levante il torrente Seveso lasciato a ripa piantumata, a mezzogiorno i beni della casa Rezzonico; a ponente l’accesso, a tramontana beni del signor Torre consistente in terreno moronato comprese con le ragioni dei Trabucchi (unità di misura di lunghezza del terreno – n. mappa 22, 24).
- Pezzo di terra a bosco ceduo (per legna) denominato Ronchetto del Lazzaretto (n. di mappa 22).
- Somma di tutti gli effetti “mobigliari” (lungo elenco consistente in attrezzi agricoli, artigiani, casalinghi). Segnaliamo il banco di falegname e ferri, utensili di bottega e legnami d’opera metà lavorati. Quantità di fagiolini, avena, melgone, mistura, miglio, segale, frumento, olio di Ravizzone, vino crodello da ronco e vino da vigna.
- Crediti da riscuotere da diverse persone compresi quelli dei fratelli.
- Terreno in affitto dal signor Maunier in zona Cavallina e ricavi dalla vendita dei prodotti agricoli.
L’ingegnere Greppi il giorno 26 aprile 1827 suddivide la proprietà in cinque parti uguali avendo cura di fissare, previo accordo tra i figli, la parte da assegnare alla madre Maria Ventura vedova Lanzani. Ad ella oltre alla casa dove già abita gli viene riconosciuta vita natural durante la quinta parte del raccolto consistenti in tre staia di frumento bello, ben crivellato e stagionato per il giorno di san Lorenzo (10 agosto annuale).
Si passa alla estrazione dei biglietti. Lettera “A” corrisponde al “piede” del figlio Francesco. Interessante notare che tra la “mobiglia” troviamo un tavolo da bigatti (baco da seta), una stadera, un tino.
Lettera “B” corrisponde al nipote Antonio figlio del fu Angelo gemello del maggiore Arcangelo figlio di Dalida Brioschi rimaritata con Antonio Cassina. Antonio in quanto minorenne è tutelato da Luigi Rho (1769-1845 possidente benefattore). Egli riceve dai fratelli un contributo in lire milanesi con vaglia del 14 agosto 1827 dovute anche al ricavo dalla vendita di vino e frumento. Riceve pure vino “caspio”, “oglio”, lino, mistura, crusca, legumi, legna, letame, segale, miglio, una “capponera” per i conigli, un tino, una botte. Eredita la bottega del padre con annesso banco da falegname con tre viti e i suoi ferri, una pianuzza, una mola, una piana scannata, ferri e cornice con telaio, martelli, otto scopelli sortiti.
Lettera “C” corrisponde al fratello Carlo. Tra le cose a lui spettanti troviamo una botte di vino, un orologio e una fibbia d’argento, una stadera, una caldera, tutto il peltro in diversi pezzi, parte di lino e stoppa. Inoltre una vacca nuova nella stalla e in bottega il banco con ferri da falegname e pure una schioppetta di lire 10.
Lettera D corrisponde al fratello maggiore Arcangelo. A lui tocca il “vino caspio”, parte della semenza per i bigatti, mistura, paglia, letame. Soprattutto gli attrezzi di falegnameria: banco a due viti, “resega buona”, refendino grande intelaiato, martelli, pignatta di rame doppia per colla, diversi legnami d’opera, porta ferri. Una vacca nuova pure lui e un orologio d’argento
Alla madre Maria Ventura si era convenuto che toccasse la lettera “E”. anche in questo caso, oltre agli utensili della casa, come tavolo, vestaro, marna, un bacile d’ottone (per lavare i bambini), legna, posate d’argento, caldari e caldarini, la capponera dei conigli e il “vino crodello”.
L’atto notarile, nella sua pagina finale riporta il timbro della pretura di Desio firmato dal cancelliere Bartesaghi in data 18 settembre 1827 col quale si accerta di aver eseguito il trasporto d’estimo e i nullaosta catastali del Comune di Meda a favore dei nuovi proprietari Lanzani.
Segue in data 19 settembre 1827 la dichiarazione della petizione depositata a Barlassina presso la sede del mandamento (circoscrizione territoriale a cui faceva capo Meda).
In questo atto testamentario si annoverano le proprietà mobili e immobili del signor Giuseppe Lanzani. Conosciamo la sua famiglia, la casa dove abita — situata esattamente nell’attuale piazza Volta al civico 5 — i terreni che lavora, o meglio che fa lavorare, e la sua attività di fattore, probabilmente al servizio del signor Maunier, colui che aveva acquisito i beni del monastero di San Vittore, messi all’asta dopo l’esproprio governativo.

Sulla lapide appesa al muro dell’edificio è inciso: “Comune di Meda, Mandamento di Barlassina, Provincia di Milano”.
I figli, in questo caso citati solo i maschi, dirigono una bottega di falegnameria dove costruiscono sedie e probabilmente qualche mobile d’arredo. Possiamo supporre che la famiglia Lanzani avesse già un tenore di vita superiore rispetto ad altri cittadini: lo si deduce dalla lunga lista dei beni descritti e prezzati e dal movimento di denaro che avviene in famiglia per equiparare le eredità dei figli.
L’attività redditizia del padre come fattore e/o amministratore dei beni Maunier, unita alla forza lavoro dei figli, che conducono una delle prime botteghe artigiane di Meda, sarà l’incipit di quella che, alla fine dell’Ottocento — precisamente nel 1901 — diventerà la grande industria Lanzani.

Corte di piazza Volta civico 5, già domicilio della famiglia Lanzani
La prima bottega era collocata in un locale della corte sopraccitata che verrà poi chiamata Zacuretê o Firêfeoj, dove fino agli anni Settanta del secolo scorso operarono altre aziende. I Lanzani stessi avevano aperto un’osteria detta “Tri basej”, sempre in quella corte, poi gestita dai Guidi.
La bottega di falegnameria negli anni si sposterà in corso Matteotti, nella corte detta di Marèl macelar, al civico 102, collegata con un passaggio con la casa padronale di via San Martino 12 (curt di Sciuri).
Interessante il fatto che, nella elencazione e prezzatura dei beni, oltre all’ingegnere si sia dovuto ricorrere a due figure artigiane la cui professionalità nel campo era riconosciuta: Franco Busnelli, falegname, e Giò Reale, “ramaro”, ovvero ul ramee, colui che costruisce e ripara gli attrezzi di rame solitamente presenti in cucina.
Sapevamo che a Meda si coltivava la vite, se non altro dalla toponomastica del territorio e dai ricordi personali, tra le righe di questo interessante documento leggiamo il nome della qualità dei vini: “crodello” e “caspio”. e “vino matto”. Il primo si trae dalle uve fermentate ma non spremute, mentre il secondo viene torchiato e lo si riconosce per le sue qualità organolettiche: vischioso, denso e oleoso, quasi filamentoso. L’unico olio da cucina era quello di Ravizzone. In stalla una vacca da latte e alcune gabbie per i conigli.
Alcune precisazioni
Il “piede” in un rogito immobiliare si riferisce comunemente alla provenienza o titolo di acquisto del bene (ad esempio “a piede dell’atto notarile del…”), indicando l’atto precedente — compravendita, donazione o successione — che trasferisce la proprietà al venditore attuale, elemento essenziale per la continuità delle trascrizioni.
Lo staio milanese era un’antica unità di misura di capacità per cereali (aridi), equivalente a circa 18,7 litri. Nel sistema in uso a Milano, il moggio a grano si divideva in 8 staia. Era comunemente utilizzato per grano, granoturco e segale, spesso mediante un recipiente cilindrico in legno.
Nel lungo inventario dei beni tra i numeri 75 e 99 troviamo utensili da cucina e non (caldare e pajoli, ecc…) la cui unità di peso sono in Libbre qui abbreviato in L.e. (una libra milanese era circa 327 grammi) il cui valore cadauno è espresso in soldi “ass.”. Le lire erano in argento e i soldi in rame.
Il prezzo indicato è espresso in lire in auge nel Regno Lombardo-Veneto. Le lire milanesi erano equiparate a quelle austriache perché facevano parte dello stesso sistema monetario imperiale. Per esempio la cifra finale dell’inventario, somma del valore di ogni voce, è di lire 8695.16.4 così suddiviso: 8695 lire; 16 centesimi; 4 millesimi. Come si evince nel Regno Lombardo-Veneto fu mantenuta (e confermata dagli austriaci) l’impostazione già introdotta in età napoleonica del sistema decimale, come quello moderno. Il totale in forma decimale era dunque 8695,164 lire.
Nel secondo riparto della tabella sottostante in qualche caso il prezzo è riportato in modo tradizionale: libbre/lire; soldi e danari. Una lire valeva 20 soldi e 12 danari.

La prima pagina dell’atto testamentario
| INVENTARIO | ||
| Num. | Beni mobili ed immobili | Lire/Cent./Mill. |
| 1 | Un tavolo grande di noce con casetto di valore | 24. |
| 2 | Un altro tavolino piccolo | 15. |
| 3 | Un vestaro (ndr. guardaroba) grande | 30. |
| 4 | Una credenza | 9. |
| 5 | Una poltrona | 3. |
| 6 | Una marna (ndr. madia) | 10. |
| 7 | Una capponera (ndr. gabbia per conigli) con sotto asse logora | 2. |
| 8 | Un’altra capponera grande logora | 4. |
| 9 | Due pezze d’assa sopra mensola per caldari | 4. |
| 10 | Una secchia la più buona | 2.10 |
| 11 | Una secchia in seguita | 2. |
| 12 | Un’altra secchia inferiora | 1. |
| 13 | Un tavolino tondo il più buono | 3. |
| 14 | Un detto quadro più gramo | 20. |
| 15 | Un’assa porta piatti | 1. |
| 16 | Un’altra poltrona con suo cuscino | 10. |
| 17 | 4 cadreghe più buone | 12. |
| Totale | 142.10 | |
| 18 | 3 cadreghe più grame | 7. |
| 19 | Una basletta (ndr. vassoio di legno) ad un’assa della cassa | 0.15 |
| 20 | Una cassetta de’ pettini a assetta | 0.15 |
| 21 | Un sedazzo e un sedazzino (ndr. setaccio) | 1.20 |
| 22 | Un sedazzo di ramata (ndr. con rete metallica) | 0.10 |
| 23 | Uno specchio | 1. |
| 24 | Una stadera da mano | 4.20 |
| 25 | Un ferro di soppresso intiero | 2. |
| 26 | Un detto di ottone con due anime di ferro | 4. |
| 27 | Una gratarella e una fossa per la razza (ndr. di animali) | 1.10 |
| 28 | Un fornello di caffè con suo tolino (ndr. piccolo contenitore di latta) | 7. |
| 29 | Un masnino di caffè | 9. |
| 30 | Una feltratora (ndr. coperta di feltro) di camera | 0.1 |
| 31 | Una marmita finita di majolica | 7. |
| 32 | Un marmitino simile sotto | 0.20 |
| 33 | Una detta buona | 1.5 |
| 34 | Un’insalatona di terraglia (ndr. ceramica a pasta bianca) | 1.12 |
| 35 | 12 minestrine di terraglia | 4. |
| 36 | 34 fondi di terraglia scantonati | 12.2 |
| 37 | 6 fondi grandi di terraglia | 3. |
| 38 | 1 caffettiera di terraglia che ammalati | 1.2 |
| 39 | 11 fondi diversi usati di majolica | 2.4 |
| 40 | 6 chicchiere e n. 4 fondi di terraglia | 1.13 |
| 41 | 12 bicchieri nuovi | 2.8 |
| 42 | 9 bicchieri nuovi e una tazza usata | 1.12 |
| 43 | 4 bottiglie di cristallo bianco | 3.8 |
| 44 | 2 amolini (ndr. ampolline da tavola per olio e aceto) e porta amolino | 1.15 |
| 45 | 2 salini di cristallo | 2. |
| 46 | 1 tolla (ndr. recipiente di latta) di butiro | 1. |
| 47 | 6 cattini di majolica | 3. |
| 48 | 8 tazzine e due bielette (ndr. tegamini) scure | 1.16 |
| 49 | 2 tazzine di terraglia bianche | 1. |
| 50 | 1 detta bianca | 0.3 |
| 51 | 2 bielle (ndr. tegami) grandi scure | 1. |
| 52 | 2 vasi per il butiro il più grande a il più piccolo | 1.7 .6 |
| 53 | 3 detti mezzani | 1.6 |
| 54 | 1 oletta (ndr. piccola anfora) bianca | 2.7 |
| 55 | 3 pistoni uno di pinta e n. 2 di bocale (ndr. tre tipi di contenitori per il vino) | 1. |
| 56 | 8 bottiglie diverse | 1. |
| 57 | 4 bicchierini per rosoglio e un negretto per oglio di majolica | 0.15 |
| 58 | 4 cerchi di formaggella più asse | 1. |
| 59 | 11 bottiglie nere | 3.6 |
| 60 | 1 stadera grossa | 9. |
| 61 | 2 misure per un tazzino e paio di gambali di stivali | 2. |
| Totale | 259.6 .6 | |
| 62 | Un cassetto con entro spazietto e salino | 4. |
| 63 | 1 Rampadino, una luma e un tripee piccolo (ndr. rampino, lume) | 2. |
| 64 | Un tripee (ndr. treppiede) grande e una catena piccola da fuoco | 3. |
| 65 | Una catena grossa, molla, barnazzo e boffetto (ndr. sono tre attrezzi per il camino) | 10. |
| 66 | 3 candeglieri di legno e un pedriolo (ndr. imbuto) | 1.3 |
| 67 | 1 adaquatore di tolla (ndr. irrigatore di latta) e un barile dell’aceto | 7. |
| 68 | 1 penaggia (ndr. zangola), una falce e due cazzù (ndr. mestolo) | 2. |
| 69 | 1 tazza e una paletta di ferro | 1.10 |
| 70 | 2 catene per bestia e un martello da muratore | 2. |
| 71 | 1 festo di ferro e una mezzaluna e un rampino per scume (ndr. schiuma) | 1.1 |
| 72 | 1 bronzino, un candegliere ed un barile d’ottone e cribietto (ndr. setaccio) | 24. |
| 73 | 1 scaldino di camera | 1. |
| 74 | 4 cerchi di vasiello di braccia 26 | 13. |
| 75 | 1 caldera grande di rame di peso L .e 56 x 22.6 ass. (ndr. libbre x soldi cadauno) | 63. |
| 76 | 1 caldera più piccola L .e 29 x ass. 20 | 29. |
| 77 | 1 caldera più piccola L .e 19 x ass. 15 | 14.16.3 |
| 78 | 1 caldaro più grande L .e 24.6 x ass. 27.6 | 33.13.6 |
| 79 | 1 caldaro il più piccolo L .e 14 x ass. 25 | 17.10 |
| 80 | 1 pajrolo grande L .e 11. 8 x ass. 30 | 17.10 |
| 81 | 1 pajrolo piccolo L .e 7 x ass. 30 | 10.10 |
| 82 | 1 caldaro più piccolo L .e 1 0.6 x ass.30 | 15.15 |
| 83 | 1 caldaro più piccolo L .e 8 x ass. 30 | 12. |
| 84 | 1 caldaro più piccolo L .e 3.6 x ass. 35 | 6.2 . 6 |
| 85 | 1 caldarino più piccolo L .e 4 x ass. 37.6 | 7.10 |
| 86 | 1 caldarino piccolissimo L.e 2 x ass. 40 | 4. |
| 87 | 1 caldarino gramo (ndr. scadente, rovinato) 2 lire | 2. |
| 88 | 1 caldarino nuovo lire 2. soldi 7. danari 2 bianco | 4.7 |
| 89 | 1 sidella grande di 6 lire | 9. |
| 90 | 1 sidella bianca L .e 4 x ass. 30 | 6. |
| 91 | 1 messolo (ndr. mensola) nuovo L .e 12.8 x ass. 30 | 19. |
| 92 | 1 ciccolatara (ndr. vaso) buona | 6. |
| 93 | 1 padella da frigere L .e 4.6 x ass. 25 | 5.12.6 |
| 94 | 1 padellino da frigere | 2. |
| 95 | 1 padellotto da colino L .e 11 x ass. 35 | 19.3 |
| 96 | 1 cazzirola (ndr. casseruola) grande L .e 7.8 x 40 | 13.2 .6 |
| 97 | 1 cazzirola più piccola L .e 4.6 x ass. 35 | 7.17.6 |
| 98 | 1 stuvino (ndr. tegame per lo stufato) L .e 5.3 x ass. 40 | 10.10 |
| 99 | 1 padella grande L.e 2.8 x ass. 40 | 5.6 .8 |
| 100 | 1 padellino più piccolo L .e 1.3 x ass. 44 | 2.15 |
| 101 | 1 padellino più piccolo 9 | 2. |
| 102 | 1 cattino di rame L .e 2 x ass. 30 | 3. |
| 103 | scaldaletto L .e 4.8 x ass. 40 | 9.6 .8 |
| 104 | 1 coperto (ndr coperchio) di rame | 0.15 |
| 105 | Diversi capi di peltro in peso L .e 47 x ass. 15 | 35.3 |
| 106 | 1 cattino di majolica per la barba | 0.7 .6 |
| Totale | 725.1.1 | |
| 107 | Una marna nuova di pubia (ndr. madia di legno pioppo) | 12. |
| 108 | Uno scagno (ndr. sedia) grande e uno scagnetto gramo | 1.10 |
| 109 | Uno scagno mezzano e altro quadro | 1.5 |
| 110 | Un gerlo il più buono | 2. |
| 111 | Un detto più gramo | 1.15 |
| 112 | Un detto più gramo | 1.0 |
| 113 | Un detto più gramo | 0.16 |
| 114 | Uno scaletto, due cavalletti e n. 2 rastrelli di legno | 2.5 |
| 115 | Una vanga un rastrello di ferro il più buono | 3.10 |
| 116 | Una tolla ed un rastrello di ferro | 3.10 |
| 117 | Un falchetto (ndr. falcetto) e un rastrello di legno il più buono | 2. |
| 118 | 3 vanghe, due scieppe (ndr. ceppo di legno o roccia) ed una cavagna bianca | 2.5 |
| 119 | 1 marnetta (ndr. piccola madia), una zappa di galia, una cineserina (?) | 2.5 |
| 120 | 2 barili | 2. |
| 121 | 1 secchione piccolo con sue asse | 14. |
| 122 | Un vasetto di tenuta brenta 1 e mezzo | 12. |
| 123 | Una tina (ndr. tino) più grande | 60. |
| 124 | Una tina più piccola – inusate per vino | 40. |
| 125 | Una tina più piccola in cantina d’Arcangelo | 60. |
| 126 | Una tina più piccola in cantina di Francesco | 30. |
| 127 | Un’ombrella di cana d’india | 5. |
| 128 | Legna da bruciare avanzata | 10. |
| 129 | Due cavagne, una ramata ed un stee (ndr staio) | 3. |
| 130 | Uno scagnone grande e tre quadri scolpiti) | illeggibile |
| 131 | Una marna grande con coperto di noce | 35. |
| 132 | Un vasello di tenuta brenta 5 | 30. |
| 133 | Un vasello di tenuta brenta 5 | 30. |
| 134 | Un secchione con due assa e cavaletto buono | 28. |
| 135 | Otto pezzi d’asse e detto pezzetto di noce | 70. |
| 136 | Un vasello di tenuta brenta 12 | 30. |
| 137 | Un detto in seguito brenta 8 | 48. |
| 138 | Un detto in seguito brenta 8 | 45. |
| 139 | Un detto in seguito brenta 5 | 30. |
| 140 | Un detto di sopra brenta 5 | 15. |
| 141 | Un bottale brenta 2 e mezzo | 15. |
| 142 | Un vasello brenta 2 e mezzo | 18. |
| 143 | Un detto brenta 1 | 9. |
| 144 | Una brenta | 9. |
| 145 | Un mastello di pidria (ndr. grosso imbuto di legno)a, braga, n. 4 panchine | 7. |
| .146 | Un tavolino una raspetta e due martelli | 7. |
| 147 | Due culastri (ndr. calastri cioè supporti in pietra) sotto li vaselli longhi | 24. |
| 148 | Le asse e legni sotto alli vaselli | 2. |
| 149 | 18 tavole de’ bigatti | 45. |
| Totale | 1518.2 .1 | |
| 150 | Una scieppa (ndr. ceppo di pietra o legno) con sponde | 3. |
| 151 | Una scieppa grossa | 2.10 |
| 152 | Un’assa sopra la stalla ed una in corte | 2. |
| 153 | Una cassa strapaglia e suo ferro | 2. |
| 154 | Una vacca del valore di | 135. |
| 155 | Una marna | 4. |
| 156 | Una catena della vacca | 1.10 |
| 157 | Una falce, uno sgabello e una cadrega | 2.5 |
| 158 | Stramaglia (ndr. residui di paglia), fieno in cassina circa lire 12 | 40. |
| 159 | Per tante fassine circa n. 125 a lire 12 | 15. |
| 160 | Per tanta legna grossa sotto alla cassina | 96. |
| 161 | Per una ruota di una carretta | 2. |
| 162 | Per paglia, brugo e trido (ndr. trito) ed un cavagnone | 20. |
| 163 | Una meda (ndr. mucchio) di lettame di circa 2 carri | 30. |
| 164 | 3 borre (ndr. parti) di legna da fuoco | 2.10 |
| 165 | 1 navello di sasso | 1. |
| 166 | Fassine sopra il salettino (ndr. piccolo locale) circa n. 75 a lire 10 | 7.10 |
| 167 | Una badira quadra | 1.10 |
| 168 | Un vestaro di noce (ndr. guardaroba) nella stanza di Francesco | 20. |
| 169 | Un Ieranò per lutto (?) | 3. |
| 170 | Un vestè di pecchia (ndr. armadio di abete) nella stanza della madre | 18. |
| 171 | Un comò | 12. |
| 172 | Un girello per tutte le canne per esso | 10. |
| 173 | Due marnette e due cassette e una secchia rotta | 5. |
| 174 | Una scorba (ndr. corba) e tre cavagne ed una moja del fabbro | 2. |
| 175 | Una cassetta al piede del letto | 5. |
| 176 | Una cassa di noce, due cribietti ed una cavagna | 12. |
| 177 | Due dove (ndr. liste di legno) lunghe e due cadreghe grame | 5. |
| 178 | Due venturati ed un guastee di ferro (ndr. pezzi scartati e uno guastato) | 3.10 |
| 179 | Una stee (ndr staio) di ferro | 15. |
| 180 | Una cassetta con diversi ferri | 6. |
| 181 | 25 pannelli di libbre 3 cadauno ass 2.6 (ndr. soldi) | 8.12.6 |
| 182 | 6 tocchi di corda | 2.18 |
| 183 | 2 corde una grossa altra sottile | 2.5 |
| 184 | 2 corde da panni con una gabia | 2.5 |
| 185 | 1 letto da penna con piumaggio | 30. |
| 186 | 1 coperta di lana logora | 24. |
| 187 | 1 trepontina logora | 4. |
| 188 | 1 pagliariccio e n. 4 fanella | 10. |
| 189 | 2 lenzuoli quasi nuovi e 2 di tela | 14. |
| 190 | 2 lenzuoli aggiustati | 6. |
| 191 | 6 lovesne (ndr. fascio) da melgone | 3. |
| 192 | Circa 15 di lino filato che prima era libbre 45 | 50. |
| Totale | 2179.7 .7 | |
| 193 | 16 mantini (ndr. tovaglioli) operati | 24. |
| 184 | 1 tovaglia simile | 12. |
| 195 | 1 detta grama | 4. |
| 196 | 4 tovagliette | 12. |
| 197 | 10 sacchi diversi | 30. |
| 198 | 2 pezze di corda grossa | 1. |
| 199 | 6 staja di fagiolini | 13.10 |
| 200 | 1 per 2 staja di avena | 2.5 |
| 201 | Melgone cadauno 2.5 n. 13 | 34.2.6 |
| 202 | Mistura cadauno 4.6.2 n. 13 | 62.11.3 |
| 203 | Miglio cadauno 2.4 n. 10 | 25. |
| 204 | Segale cadauno 1.6. n. 14 | 24.10 |
| 205 | Una dova, un pezzo di legno ed una cavagnetta | 2.10 |
| 206 | Frumento cadauno 18.3 n. 28.10 | 523.13 |
| 207 | Melgone cadauno 6.6.1 n.13 in casa a Seregno | 88.3 |
| 208 | Un vasello di sasso per oglio | 17. |
| 209 | Oglio da ravizzone libbre 15 ass 26 | 19.10 |
| 210 | Vino crodello da ronco brente 12 38 (ndr. lire cadauna) | 456. |
| 211 | Vino da vigna brente 8 26 (ndr lire cadauna) | 208. |
| 212 | Per diversi legnami d’opera metà lavorati | 30. |
| 213 | Per residuo del ricavo di comò | 13.10 |
| 214 | Per banco e ferri utensibili di bottega e da falegname in casa di Francesco per li valore | 105. |
| 215 | 12 posate argento, cucchiarone e trinciante, forchetta, in tutto pezzi 77 a lire 7 cadauna | 539. |
| 216 | 6 folcelline (ndr. forchette) di Francia e n. 6 cucchiali | 9.5 |
| 217 | 8 folcelline di ferro e 8 cucchiali d’ottone | 4. |
| 218 | 1 cucchialone, monchetta e porta monchetta (ndr. tessuto per tappeto) e forbice | 2. |
| 219 | 2 sugamani e un rochetto | 2.3 |
| 220 | Un carretto da mano | 2. |
| 221 | Un mastello di brenta 1 | 2.18 |
| 222 | Due scale da mano | 3. |
| 223 | Un scaldaferro | 7. |
| 224 | Valona che si trova nel pezzo in Cavalina | 238. |
| 225 | Valona che si trova nell’altro pezzo in Cavallina a levante e ponente in affitto | 183. |
| 226 | Valona che si trova nell’altro pezzo di ronco alla parte di levante in affitto | 30. |
| 227 | Valona che si trova nell’altro pezzo di ronco a levante | 30. |
| 228 | Somma in tanti effetti e contanti stati consegnati dal padre al figlio Francesco per un valore di | 1415. |
| 229 | Un orologio d’argento | 30. |
| 230 | Un paja fibbia d’argento | 12. |
| 231 | Per cibaria e altro goduto Carlo per giorno 28 della Comunione | 25.4 |
| 232 | Per cibaria ed altro goduto dalla madre giorno 28 come sopra | 25.4 |
| 233 | Una somma in tanti effetti e contanti stato consegnato dal padre al figlio Arcangelo per un valore di | 1101.3 |
| 234 | Una somma in tanti effetti e contanti stato consegnato dal padre al figlio Angelo per un valore di | 1101.3 |
| 235 | Un sechiezzo (ndr. falce, seghezzo) | 10. |
| Totale | 8652.16.4 | |
| 236 | Brenta 3 circa vino matto n 3 | 9. |
| 237 | Una bottigia | 2. |
| 238 | Un ferro tondo | 4. |
| 239 | Un pestone (ndr. contenitore di vino) di tenuta brenta 4 | 1. |
| 240 | Una caffettiera nuova | 2.5 |
| 241 | Tre cavalletti, marnetta, un arnietta e vanga rotta | 3.10 |
| 242 | Una marnetta con entro lenti ed un telaio | 2. |
| 243 | Un barile con entro del melgone | 2. |
| 244 | Semenza de bigatti circa 2 | 6. |
| 245 | Due stuini (ndr. tegami per lo stufato) di terraglia e ferro | 1.10 |
| 246 | Un valle (ndr. vaglio) un cavagnolo coperto | 2.5 |
| 247 | Un cavagnolo con entro scuscietta | 1.10 |
| 248 | Una pirotta e bossolo (ndr. mortaio e cartucce) del sale | 1. |
| 249 | Diverse dove d’un secchione | 3. |
| 250 | Uno spinazzo (ndr. cardatrice) del lino | 2. |
| Risulta la somma totale di mobili | 8695.16.4 | |

Pagina 3 dell’atto testamentario
(Ringrazio Daniele Santambrogio e Umberto Lanzani)
Felice Asnaghi
