Dalla “costê del Pelìn” a via Giannino Antona Traversi

Come nel 1947 l’antica Costa di Pazzira, al tempo via Varese, in pieno centro storico di Meda, assume la denominazione attuale

L’Associazione Combattenti di Meda nel 1947 esibisce richiesta al Sindaco Cesare Busnelli di sostituire la denominazione della “costê del Pelìn”, al tempo via Varese, in via Giannino Antona Traversi. Il Sindaco presenta la mozione nell’ordine del giorno del Consiglio Comunale del 26 agosto 1947.

Giannino Antona Traversi (1860 Milano – 1939 Verona) zio di Giovanni e nonno del nostro Giovanni Antona Traversi, aveva già ricevuto la cittadinanza onoraria di Meda il 18 novembre 1923, soprattutto per il suo contributo alla costruzione del nostro monumento ai caduti del 1922. 
Commediografo, uomo di cultura, al termine della Prima Guerra Mondiale coordinò l’Ufficio “Cure Onoranze Salme Caduti in Guerra” e diede impulso alla costruzione del primo cimitero di Redipuglia, tanto che il viale centrale venne intitolato a suo nome. Fu senatore del Regno dal 1929: quel che più ci interessa è che allestì nella villa di Meda uno schedario (oltre 5000 lettere) contenente la corrispondenza intercorsa tra il “Coscg” e le famiglie dei soldati caduti, mutilati e invalidi di guerra.

Giannino Antona Traversi, Senatore del Regno (1860 – 1939)

All’unanimità il consiglio approva la delibera e rimanda al Prefetto l’approvazione “ad ogni effetto di legge”.

Il consiglio comunale nella seduta del 26 agosto del 1947 era così composto:
Busnelli prof. Cesare, Martinoli Giulio, Citterio Francesco, Ferraro dott. Carlo (assente), Guidi Giovanni, Galimberti Valerio, Belloni geom. Piero, Galimberti Luigi, Lanzani Arcangelo, Motta Giovanni,  Viganò Dante, Armanino Giovanni, Maggioni Gaetano, Emma Arturo (assente), Rigamonti Luigi, Venturini Ernesto, Turati Giovanni, Salvioni Attilio, Fontana rag. Renato (assente), Picchi Giovanni. Assiste l’adunanza il segretario comunale reggente Bertolini geom. Giovanni.

Copia della delibera del Consiglio Comunale del 26 agosto 1947

Si racconta…

Quando qualche anziano si accingeva a salire la costa lastricata di sassi, sapeva che prima di arrivare in alto alla piazzetta della “chiesa parrocchiale” dove si apriva la grande piazza del Santuario tutta in discesa, doveva far fatica tanto che il respiro si faceva affannoso. Per evitare spiacevoli conseguenze la salita veniva affrontata a tappe. La prima sosta presso la casa dei signori Favè detti Pelin; la seconda fermata in concomitanza della casa dei signori Cassina detti Mèj, la terza tappa in prossimità della casa dei signori Orsi detti Murèt. Il tutto raccolto in questa cantilena: un Pelìn de costê l’em faa; ades che sem a metà l’è quasi Mej; sem rivaa al voolt murèt. Ovvero un pelo (pezzetto) di salita l’abbiamo fatto, adesso siamo a metà ed è quasi meglio, ora che siamo arrivati in alto tale è l’affanno che manca il fiato (ul fiaa)  e diventum muret ossia negher (neri) per la mancanza di ossigeno.

Immagini lungo la costa

A sinistra l’abitazione dei signori Favè (Pelìn). A destra la signora Giudici Giuseppina moglie di Pietro Angelo Favè

Bassorilievo del “Cristo in pietà sorretto dagli angeli”

Via Varese. Fotografia di fine Ottocento – inizio Novecento

Felice Asnaghi