«Historia et Origine della terra di Meda» del Bugatto

Gaspare Bugatto nel 1582 descrive la nascita di Meda e del Monastero di San Vittore

Questa recensione è tratta dal ciclo di conferenze (I giovedì del circolo) sulla storia di Meda che Felice Asnaghi tenne nei mesi di giugno, luglio e settembre 2004 presso il Circolo San Francesco di Meda.

HISTORIA ET ORIGINE DELLA TERRA DI MEDA ET DEL MOLTO HONORANDO MONASTERO DI GASPARE BUGATTO ANNO 1582

Frontespizio libro del Bugatto

Lo scrittore, per raccontarne l’origine, si rifà ai temi della cultura greco-latina, come era in uso nel periodo rinascimentale.

Dopo la distruzione di Troia, proprio durante il periodo in cui Davide regnava in Israele, i Greci lasciarono la loro terra natale, solcarono le acque del Mediterraneo, sbarcarono in Italia e la percorsero in lungo e in largo. Nel loro peregrinare fondarono parecchie città: Leuco costruì Lecco, Subrio fondò Subria (l’attuale Milano), i cui abitanti erano detti Insubri; Brianzo abitò tra i colli di Brianza e Martio diede il nome alla Martesana. Alcuni Greci, in memoria della propria dea Medea, diedero il nome a Meda.

Ma chi era questa dea? Come nacque Meda? Uno di questi Troiani volle abitare su uno dei colli vicini a quelli della Brianza e, in memoria di Medea (bellissima donna dei suoi tempi, ammirata non solo in Grecia ma anche in Asia e in Siria), volle che quel colle fosse chiamato Medea, ovvero Meda, come oggi si chiama.

Libanio, sofista e filosofo greco, nella declamazione sulla decisione di Medea di uccidere i propri figli (avuti da Giasone, che la sottrasse al padre Eete, re della Scizia nei Colchi), riporta che Medea disse: «Priverò il padre del nome di padre e i figli dell’avere un tale padre». Per questo fu considerata crudele e maga, benché fosse bellissima. Tale crudeltà derivava dall’abbandono di Giasone, innamoratosi di un’altra donna, Glauca.

Nonostante ciò, gli uomini di quell’epoca diedero più importanza alla sua bellezza che alla sua crudeltà, tanto che i Greci fondarono anche in Tessaglia una città chiamata Meda.

Ad uno di questi Troiani piacque d’habitare in un di questi colli vicini a quelli di Brianza: e per la relatione e memoria di Medea (che fu bellissima donna dei suoi tempi, ammirata non solo in Grecia, ma in Asia e fin nella Siria) in maniera che per la bellezza e vaghezza d’esso colle volle si chiamasse Medea, ovver Meda com’ hoggi si chiama. Scrisse Libanio, soffista e filosofo greco, nella declamatione ch’egli fa sovra la deliberatione d’essa Medea di far morire i suoi figliuoli, figliuoli anco di Giasone che la rubbò si può dir al padre Eete re della Sitia ne’Colchi (popoli che sono tra il Mar Caspio e il Ponto Eusino) e la condusse in Grecia, in Atene, nella quale declamatione recita che essa Medea disse: Priverò il padre del nome di padre, e i figliuoli d’haver un tal padre: e però fu havuta per donna anco crudele e maga, benché fosse si bella: tutta questa sua crudeltà derivando per causa che Giasone s’era innamorato d’un’ altra, chiamata Glauca. Con tutto questo gli huomini di quella età, hebbero gran relatione più alla bellezza che alla crudeltà di costei, il cui nome, edificarono anco i Greci in Tessaglia, una città che si chiama Meda, forsi ancor’hoggi.

È anche, e non solo, da questa figura mitologica, esperta di arti magiche e veleni, che deriverebbe il soprannome dato ai Medesi: “striuni”.

“Vess una stria” (essere una strega) era un’espressione dialettale riferita a donne con capacità divinatorie o, più semplicemente, a donne intuitive. Col tempo, l’epiteto si estese a tutti gli abitanti di Meda.

Meda mantenne il nome di Medea per essere (ed essere tuttora) un luogo ameno, tra colli, boschi e campagne fertili, ricche di grano, vino, frutta e selvaggina.

Meda ha tenuto il suo nome da quella Medea per essere stata (e per essere) luogo ameno, in colle, o fra colli, boschi, e campagne, ogni cosa fertile hoggi per grano, per vino, frutta, e per cacciagione.

Definita la nascita mitologica di Meda, Bugatto passa a un excursus storico.

Sotto l’Impero romano, la Lombardia era costellata di avamposti militari. La religione cristiana iniziò a diffondersi tra i soldati e poi tra le popolazioni. Il potere centrale cercò di fermarne l’espansione con le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, che per circa vent’anni seminarono morte.

Secondo le fonti, in un solo mese furono martirizzati 17.000 cristiani. Tra questi vi fu anche san Vittore, soldato valoroso e cristiano esemplare, incarcerato, torturato e infine decapitato a Milano. La sua memoria fu così venerata che gli vennero dedicati monasteri, tra cui quello milanese e quello di Meda, fondato in suo onore.

Da questi, fu il Cristianesimo si crudelmente perseguitato, che (come riferisce San Damasceno) fu cosa meravigliosa à dire, che in un sol mese furono martirizzati 17mila cristiani. Fra i quali uno fu (fra i moltissimi che fece morir esso Massimiliano stand’egli in Milano) San Vittore huomo gradito in arme, ma perfetto cristiano: il quale per amore di Gesù Cristo fu incarcerato, tormentato e decapitato al fine, come consta pel suo martirio: martire havuto sempre in tanta veneratione da Milanesi che…con un solenne monastero, è hoggi anco quello dei monaci Bianchi, Benedettini del Monte Oliveto, dedicato al detto martire San Vittore in Milano dove il suo corpo giace. Ma il secondo (monastero) non manco solenne, è questo della terra di Meda di Donne Nobili santimoniali Benedettine pure Cassinensi nere: si l’uno come l’altro monastero e tempio per divotione inalzato in memoria del martirio di detto Santo Martire, e in honore principalmente di Giesù Cristo Salvator, e Dio nostro.

Dopo la caduta dell’Impero romano seguirono le invasioni barbariche. Con i Longobardi, guidati dalla regina Teodolinda, si visse un periodo di pace, proseguito sotto Carlo Magno.

Nel 776 accadde che due giovani nobili milanesi, della famiglia Corio, durante una battuta di caccia giunsero nei boschi di Meda. Attaccati da cinghiali feroci, si rifugiarono sugli alberi vicino a una piccola chiesa dedicata a san Vittore.

I cinghiali tentarono di sradicare gli alberi, mettendoli in grave pericolo. Disperati, i due si affidarono a Gesù Cristo, alla Vergine Maria e a aSn Vittore, promettendo di costruire un monastero se si fossero salvati. Subito gli animali si allontanarono miracolosamente.

Circa questi tempi occorse che duoi fratelli nobili giovani Milanesi, et Conti potentissimi della famiglia dei Corij, casata antica, et nobile di questa città, derivata da li Curij Romani qual in ogni tempo, in lettere, arme, e servigij de’ Principi, honorevolmente s’è mantenuta, e hoggi anco nobilmente in Milano vive, andando a caccia, si oltre si spinsero, che capitarono ne’colli e boschi di Meda. La dove sforzando essi alcuni cinghiali, furono essi sforzati dalla ferita e bestialità di questi, à montar sopra certi lauri piantati, over nati à canto d’una picciola chiesa, dedicata al sopradetto Santo Martire Vittore per salvarsi. Due di questi cinghiali de’ più feri, e de’più grossi accanneggiati e essacerbati: per loro natura non potendo salire sopra tali arbori contra suoi nemici: si posero a cavare alle radici col grugno, e con denti per isterpargli. In maniera che i due fratelli si videro a mal partito senza speranza d’aiuto humano, ne d’humano ingegno. Onde rivoltatosi al divino si raccomandarono a Giesù Cristo, e alla Beatissima Vergine Maria, e à San Vittore: votandosi di fare quivi edificare un monastero, e di dottarlo. Fatto il voto: i detti animali feroci partirono miracolosamente.

I due mantennero la promessa: vissero lì e furono poi sepolti nel monastero. Furono attribuiti loro numerosi miracoli e il loro nome venne inserito nel calendario dei santi (13 febbraio).

La qual festa si celebra alli 13 di Febraro per veneratione de’quali Santi, un lor devoto religioso, e frate nostro di Santo Dominico detto fra Modesto da Vicenza ordinò quell’ officio c’hoggi anco canta il monasterio, il giorno seguente la festa loro e fra quali lor miracoli si notano questi pochi per li più palesi.

In sintesi ecco i 15 miracoli che il Bugatto descrive.

  1. Nella traslazione dei santi alla presenza della badessa Contessa de Besozzi mentre i corpi dalla terra viva venivano posti in un simulacro di pietra si liberò un’aurea dall’odore soave che investendo la madre la liberò da una doglia al ginocchio.
  2. Una badessa poco devota invece, tolse dalla tomba i vari ex voto gettandoli nel torrente che i Medini (ndr. Medesi) chiamavano Valle. Per questo gesto sacrilego la badessa venne colta da una malattia che a poco a poco le ruppe le ossa.
  3. La monaca Galdina fu liberata dalla goccia in un braccio.
  4. La monaca Conrada da Besozza venne ristabilita dalla “goccia” (apoplasia) che gli faceva perdere metà del corpo.
  5. La monaca Margherita da Giussani  fu sanata da una infermità ai denti.
  6. Una sua nipote donna Ottolina  venne guarita da una apostemia in bocca.
  7. Il fanciullo Bertarolo Porro creduto morto per un taglio alla gola fu miracolato.
  8. Margherita moglie di Ottone da Momo della diocesi di Novara avendo partorito una creatura difforme, con il battesimo divenne normale e crebbe sano riportando il nome di Aimo.
  9. Maria moglie di Andrea Confalonieri di Milano in fin di vita per una forte febbre fu miracolato.
  10. Una donna di Meda non osservò la festa dei santi e rimase “stupidita”.
  11. Una seconda donna di Meda, certa Stramezza aveva persa la vista per non aver voluto onorare la festa dei due santi, ella ricominciò a pregare sino a riacquistarla di nuovo.
  12. Allegranzina una bambina di due anni di Meda finì sotto le ruote del carro e benché morente le preghiere la salvarono.
  13. Leone d’Ottasso e Conrada sua moglie di Cantù dopo molti anni ebbero un figlio, pure lui tra la vita e la morte. Una notte ebbero in visione Aimo e Vermondo che gli salvarono il figlio.
  14. Un nobile milanese devoto del monastero ebbe in sogno dei mascalzoni che bruciavano una casa di proprietà del monastero. Gli stessi non riuscirono a concludere il misfatto e furono in parte ammazzati o assicurati alla giustizia.
  15. In un pubblico “istrumento”  datato 1337, essendo badessa del monastero donna Gualdrada de Maini, si testimonia che un uomo detto Martino da Luano  storpio che camminava con le grucce mentre si recava al sepolcro dei due santi ricevette la grazia.

Molte sono le carte che testimoniano i lasciti al monastero. Il Bugatto afferma di aver visto cinque carte autentiche che suggellano la giurisdizione civile e penale del monastero su tutto il territorio di Meda e dintorni.

– La prima risalente all’anno 1024 di Enrico II imperatore;

– la seconda del 1078 essendo badessa donna Berlinda a cui l’imperatore concesse il “privilegio” (potere giurisdizionale);

– la terza del 1099 con la badessa donna Pagana;

– la quarta del 1219 nella quale era espressa l’autorità della badessa attraverso leggi e statuti  su tutta Meda con facoltà di decidere su homicidij, e ferite, sopra l’andar di notte sonata la campana, sopra i destruttori delle campagne, ò vigne: sopra i furti, sopra le misure, e sopra altri particolari, con le sue pene;

– la quinta carta scritta da Innocenzo IV papa nell’anno 1242 invitava la badessa a consegnare ogni anno al mendicante Vincenzo Carobone un carro di vino sino alla sua morte.  

Il narratore ricomincia a riprendere il filo storico. Nel periodo delle Signorie innumerevoli furono le guerre fra cui quella tra Milano e Como, quella della famiglia Torriani contro i Visconti per il predominio su Milano e fecero seguito la calata degli Svizzeri, poi dei Francesi e degli Spagnoli.

A questo punto il Bugatto passa alla descrizione del monastero ricordando che nel suo interno funziona un’infermeria a cui vi hanno accesso tutte le persone bisognose di cure.

Ricorda pure che tra le mura del monastero trovano casa le donne provenienti dalle migliori famiglie della nobiltà milanese.

E questo monastero piantato sopra un lieto colle, tutto ameno e fruttifero: tutto d’ogni intorno cinto d’alto muro al piede, che circonda poco meno d’un miglio (oltra la più stretta clausura d’esso monastero) il qual è d’architettura bona e di bella fabrica con tutti i decenti agi pel bisogno dentro, e fuori per alcuni rurali affari, oltra il tempio di nobile dissegno: ricco d’apparamenti ecclesiastici, vago di pitture pie, per dotte mani fatte; tempio divoto, pulito, e mondo come qual’ altro suo pare della città di Milano: oltra la divotissima antica chiesa di San Vittore già nominata, che è sitoata di dentro nel più alto d’esso colle fra quelli allori, che salvarono i beati Aimo e Vermondo. Ha in oltre bona, chiara, e limpida acqua: (benché fatticosa nel cavarla per la bassezza sua) fa ancora il più delle volte centocinquanta brente di vino, sol al di dentro del suo serraglio, spirandogli d’ogni intorno aura soave, sana, felice. Qual benedetto Monastero a poto dal Signor Nostro benedetto sempre. Però che ( oltra le tant’altre virtù religiose principali che in se rinchiude) è tanto di pietà adorno, che è l’infirmaria si può dire di tutti i poveri della terra, et de’circonvicini, e la cortesia dei ricchi, e di nobili, fornendo d’ogni sorte possibile il detto monastero huomini, donne, maritati, vedove, fanciulle, e fanciulli, tanto più nelle infirmità loro: tutte cagione, che papa Giulio terzo, l’anno 1554 unì la chiesa parochiale d’essa terra titolata a S.N. Santo Monastero e benedetto ancor tal monastero da Dio e da Santi suoi, ….

….Et nobili dissi di certezza, atteso che ve ne sono delle più nobili casate di Milano over del Milanese, come di Visconti, di Crivelli, de Cereti, de Pusterli, de Mariani, de Biraghi, de Landriani, de Bigli, de Carcani, de Vimercati, de Moneti, de Lodi, de Secchi, et d’altri antichi ceppi e legnaggi e nobili sangui, che non posso saper à  pieno

Infine possiamo conoscere sempre dallo storico alcune interessanti notizie. Nel 1554 Papa Giulio terzo con bolla pontificia legò la chiesa parrocchiale del paese al monastero. Nel 1575 san Carlo Borromeo riuniva in un unico monastero (quello di Meda) le monache di Seregno e nello stesso anno in cui il libro veniva scritto (1582) il papa Gregorio XIII riformava l’anno solare in 366 giorni e 6 ore.

Tutto questo occorrendo hoggi che vive Sommo Pontefice nella Cattolica Romana Chiesa gregirio di tal nome Terzodecimo: Imperando nel Impero Romano Ridolfo Secondo d’Austria: ed essendo Duca di Milano Filippo d’Austria Re di Spagna: governando il detto sacro monastero di Meda col titolo d’Abbadessa Donna Zacharia da Cereto, ed essendo priora donna Geronima de Biraghi, ambedue degne di reggere uno stato, un stato non che un monastero …