Con la pubblicazione dell’enciclica Rerum Novarum del 1891 (vedi articolo “Nascita e sviluppo del movimento cattolico”) le associazioni cattoliche conobbero un rinnovato impulso che li portò a creare cooperative di consumo, agricole, artigiane, edili. In questo contesto si fondò Mariano Comense “La Provvidenza” per poter dare una casa alle famiglie. Gianfranco Lucca, storico di Mariano Comense, in occasione del centenario della fondazione del quartiere popolare “La Provvidenza” (1902-2002) pubblicò un pieghevole che ne raccontava la storia.

Le case della Provvidenza situate tra le vie Mons. Paolo Borroni, Cesare Battisti e On. Filippo Meda
Cent’anni or sono a Mariano accade un fatto unico per la sua originalità e per i suoi benefici effetti: nasce la Società Edificatrice di Case Rurali che, come ricorda l’estensore del Liber Chronicus parrocchiale “… a Mariano è chiamata la Provvidenza e non si poteva battezzarla meglio ..“. Si tratta di una ricorrenza di importanza straordinaria e di una iniziativa che forse trova poche analogie in altre località italiane. Come si vedrà più avanti l’artefice di questo avvenimento è il prevosto don Paolo Borroni (prima coadiutore poi parroco di Santo Stefano dal 1896 al 1906), organizzatore e propulsore di attività che hanno lasciato un segno indelebile nella storia marianese.
In questi anni nelle nostre zone la situazione sociale è alquanto difficile: cresce il malcontento e dagli operai e dai contadini sale la rivendicazione di migliori condizioni di vita; identica situazione si registra in tutta Italia e ne sono una testimonianza i dolorosi fatti accaduti a Milano nel Maggio 1898, quando i cannoni del regio generale Bava Beccaris soffocano la protesta popolare, lasciando sul terreno un centinaio di morti e 600 feriti. Anche le maestranze tessili di Mariano hanno occasione di scendere in piazza per rivendicare aumenti salariali. Dal Liber Chronicus si ha notizia dello sciopero del 1888 che ha come protagoniste le operaie della tessitura Passalacqua, ed in questa occasione si registrano un’insurrezione popolare a favore dei manifestanti ed il successivo intervento dell’esercito. Dieci anni dopo le tessitrici marianesi ritornano a scioperare ed ottengono aumenti salariali, senza comunque ridurre il pesante orario di lavoro: 11 ore e mezza, dalle ore 6 alle 19, con un’ora e mezza di intervallo, per le operaie adulte e 8 per le fanciulle.
Finora i contadini delle famiglie patrizie, proprietarie della maggior parte dei terreni coltivabili e dei boschi, non si sono ancora mossi. Fin dal 1881 in paese è presente la Società Mutuo Soccorso, di ispirazione laica, ma la soggezione nei confronti dei fattori e dei padroni e l’individualismo che ha sempre caratterizzato il lavoro agricolo, hanno impedito una comune rivendicazione dei diritti.
La crisi agricola che si registrerà alla fine del secolo XIX favorirà una decisa presa di coscienza da parte dei lavoratori agricoli, con l’avvio di rivendicazioni salariali, mal tollerate dalle case padronali e dai soliti “benpensanti” che in ogni paese non mancano di condannare ogni novità con la malcelata speranza di entrare nelle grazie dei notabili locali e trarne vantaggi. Nella nostra zona i primi a scioperare saranno i contadini di Briosco, nel 1898, le cui richieste si scontrano con la dura reazione padronale che minaccia licenziamenti e sfratti. A fianco degli scioperanti si schiera il Comitato Parrocchiale coordinato dal parroco don Davide Sanvito, confortato dall’appoggio di don Davide Albertario, direttore dell’Osservatore Cattolico di Milano, più tardi condannato dopo i fatti di Milano, reo di aver difeso i cittadini reclamanti pane e giustizia.1 I contadini chiedono nuovi contratti salariali e la revisione di patti e regole ormai anacronistiche: le prestazioni di lavoro gratuito, i così detti appendizi, le onerose spese per l’affitto delle stalle, fienili, portici, orti, letamai in muratura e perfino delle latrine, il rituale dono di capponi e delle primizie dell’orto.
Anche a Mariano saranno i sacerdoti della parrocchia ad assumere la difesa dei contadini, scesi in sciopero nel 1901: don Borroni dà vita all’Unione Rurale, una istituzione che prevede l’istruzione cristiana dei lavoratori agricoli, l’aiuto nell’acquisto di sementi e di attrezzi agricoli, il sussidio in caso di malattia e l’assistenza dei Soci nelle vertenze con i datori di lavoro. Oltre al prevosto si distinguono in questa lodevole attività il coadiutore don Enrico Ratti, futuro parroco di Inverigo e di Seregno, don Felice Elli futuro parroco di Ghirla, i signori Giocondo Mauri, Alessandro Ciceri, il rag. Alessandro Pavesi e l’avv. Filippo Meda. Costoro con ammirevole pazienza e prudenza, animati dalla fede e dalla carità cristiana, inizialmente riescono a comporre le vertenze con quasi tutte le proprietà locali, ma trovano ostacoli con la Casa Calchi Novati che rifiuta ogni accordo. E pensare che uno dei Calchi Novati nel 1910 verrà eletto alla carica di sindaco, capolista di una formazione definita laico – democratica! Numerosi sono i coloni della Casa Calchi Novati che delegano l’Unione Rurale per le trattative contrattuali, se ne conoscono i nomi dalla lettera che l’Unione spedisce il 26 Novembre 1901 alla casa padronale: Giussani Giuseppe, Tagliabue Antonio, Longoni Michele, Colombo Davide, Erba Carlo, Erba Giuseppe, Pellegatta Francesco, Erba Giovanni, Brenna Paolo, Erba Emilio, Camnasio Claudio, Brenna Angelo, Riva Francesco, Ballabio Filippo, Erba Francesco, Erba Felice, Cappellini Domenico, Longoni Luigi, Marelli Angelo. I contadini della Casa Calchi Novati sono molto determinati nella loro lotta, non si lasciano intimidire dalle minacce padronali, tanto che nel mese di Maggio 1901 decidono di non presentarsi al taglio dei fieni, e la proprietà non trova migliore soluzione che quella di ricorrere al licenziamento dei coloni, alla loro denuncia alla Pretura di Cantù ed a notificare lo sfratto a 18 famiglie, comprendenti 118 persone. Ad alcuni coloni che contestano i provvedimenti, i Calchi Novati rispondono “… che andassero dal parroco a farsi mettere a posto .. “. A questa dimostrazione di arroganza giunge immediata la risposta di don Borroni che “… un po’ per quel po’ di amor proprio che tutti abbiamo, ma più ancor per compassione dei poveri licenziati, ideò una Società che sebbene di umili principii, doveva divenire però colossale per l’erezione di case belle e …igieniche”. 2
Si tratta della Società Edificatrice di Case Rurali di Mariano Comense, registrata con atto notarile del 21 Settembre 1902 e riconosciuta con decreto del Tribunale di Como il successivo 8 Ottobre. Don Borroni riferisce la sua proposta durante l’Assemblea Generale dell’ Unione Rurale, tenutasi il 26 Maggio 1902, di cui si riporta il verbale: “Presenti più della metà dei Soci si apre la seduta alle ore 21,30. Il Presidente Pavesi (…) prega il sig. Prevosto a voler esporre quanto s’era fatto dalla Presidenza dell’Unione Rurale fino al momento della sua costituzione giuridica, in riguardo alle nostre vertenze dell’anno scorso. Il Sig. Prevosto accenna all’opera pacificatrice dell’Unione, protestando contro coloro che messi di cattivo spirito e da malanimo cercarono di mettere in mala vista anche presso l’autorità politica l’opera della stessa Unione. Andate a vuoto anche le pratiche presso una casa padronale ed anzi disdettati alcuni coloni dagli stessi proprietari e mandati al sig. Prevosto perché egli provvedesse al loro collocamento, il relatore accenna alla necessità morale in cui trovasi di provvedere realmente a questi contadini. Sorse allora in lui l’idea di comperare terreni e fabbricare case con capitali presi a prestito da altre persone. I coloni occuperebbero le nuove case e ne pagherebbero l’affitto pagando l’interesse del denaro prestato. Nel caso poi che alcuni coloni volessero diventare padroni delle case fabbricate, essi lo potranno con un lento ammortamento; spiega il concetto del lento ammortamento confutando le obiezioni che contro potrebbero insorgere. Riguardo poi alle operazioni finanziarie accenna alle pratiche avute col Piccolo Credito di Rho dal quale si potrebbe avere il capitale per le opere da compiere, ed alla possibilità dell’apertura in Mariano di una Agenzia dello stesso Piccolo Credito. L’Assemblea udita la relazione del Sig. Prevosto, applaude a lui e gli dà formale incarico di studiare una nuova associazione che sotto l’egida della Legge possa assumersi il non facile compito di raccogliere i capitali necessari per la compera e la fabbrica delle case. Il Presidente Pavesi Il Segretario sac. Enrico Ratti”.

I caseggiati della Provvidenza nei primi decenni del Novecento
Don Borroni è persona che punta con ostinazione a realizzare i suoi progetti e dopo soli quattro mesi la Società Edificatrice è realtà: davanti al notaio con il prevosto si presentano don Ratti, don Elli, il futuro sindaco Luigi Lucioni, il rag. Pavesi, Presidente dell’Unione Rurale, ed altri venti soci, contadini, tessitori, muratori e una prestinaia; sono presenti anche in qualità di testimoni il mercante Guanziroli Giacomo fu G. Battista ed il seminarista Ettore Crippa di Giovanni, futuro coadiutore della nostra Parrocchia.

Anno 1902, Mariano Comense. I soci fondatori della Società Edificatrice di Case Rurali ” La Provvidenza“
Don Borroni è poi nominato alla carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione, coadiuvato dal vice Presidente avv. Filippo Meda e dai consiglieri Mauri Pietro di Alessandro, Mauri Ambrogio e don Ferdinando Minotti; il collegio sindacale è composto da Luigi Lucioni, Alessandro Pavesi, don Enrico Ratti (effettivi) e Giussani Giuseppe e Mauri Pietro di Carlo (supplenti). Il primo capitale della Cooperativa, derivato dalle 329 azioni sottoscritte, ammonta a £. 16.450, somma destinata all’acquisto del terreno su cui sorgeranno i primi quattro fabbricati progettati dall’ing. Francesco Arcelli.
Lo Statuto della Società prevede una originale procedura per la concessione delle abitazioni: inizialmente la casa è concessa in locazione, con un versamento periodico da stabilire, fino al raggiungimento di un quarto del valore dell’alloggio occupato. A questo punto il locatario ottiene l’usufrutto dell’abitazione, e continua i versamenti fino a raggiungerne l’intero valore, o la “quasi proprietà “, dopo di che riceverà un certificato azionario definitivo equivalente al valore dell’immobile. D’ora in avanti il locatario dovrà farsi carico delle spese di manutenzione e di assicurazione e la definitiva proprietà della casa gli sarà riconosciuta con la cessione del certificato azionario al Consiglio di Amministrazione. Purtroppo fra i documenti rintracciati in archivio parrocchiale non è stato trovato l’elenco dei primi assegnatari; altre interessanti notizie sono però riportate dal Liber Chronicus. A pag. 62 il cronista scrive: “…E difatti trovatosi per un prezzo conveniente una bell’area di terreno fabbricabile, vi si eresse nel primo anno, sotto il disegno dell’ing. Francesco Arcelli, quattro belle case per un valore complessivo di circa 50.000 £ire. Le case comode e l’affitto non certamente elevato, sì che dà agio agli utenti di poter corrispondere annualmente una detta somma come ammortamento del debito incontrato presso gli azionisti, fece sì che numerose piovessero le richieste per nuovi fabbricati, al segno che dopo pochi anni la Società Edificatrice con dieci case dà ricovero a più di 300 persone. (…) Ad opera compiuta il valore degli stabili e relativo terreno può essere stabilito in £. 160.000. Il Prevosto Borroni benemerito di sì grandiosa opera, che valse anche a sfollare il Borgo di Mariano, con tanto vantaggio delia moralità ed igiene, raccolse amari disinganni dalla massima parte dei beneficiati e, conosciuta la cosa dai Superiori della Diocesi, premiava l’ottimo sacerdote promovendolo a Busto Arsizio, ove fu appoggiato e unitamente stimato da quella città che potrebbe essere eletta quale sede vescovile”.

Lapide esposta sul muro del caseggiato nella ricorrenza del Cinquantesimo di costruzione delle case della “Provvidenza” (1902-1952)
Non si hanno notizie in merito agli “amari disinganni” riferiti dal cronista, si conoscono i dissidi sorti in seno alla Banda Musicale di cui il prevosto era Presidente, ma non è pensabile che questi dissapori siano stati la causa del trasferimento da Mariano; molti fra i marianesi da sempre hanno dato credito alla versione secondo cui l’allontanamento del prevosto fosse dovuto alia solidarietà prestata ai contadini ed ai contrasti con alcuni proprietari. Successivamente, in occasione del definitivo trasferimento del prevosto, avvenuto il 6 Maggio 1906, il cronista parrocchiale, dopo aver rammentato le numerose iniziative promosse da don Borroni, afferma che “… S.E. il Cardinale Arcivescovo lo adocchiasse per rimuoverlo e collocarlo in altro luogo ove il campo d’azione era pari al suo zelo. Busto Arsizio! Ecco il campo che doveva aprirsi al nostro Prevosto, campo grande, campo ove a continuare le opere incominciate da quei due suoi illustri predecessori Mons. Tettamanti e Mons. Castelli, promosso a dirigere la Diocesi di Bobbio, era necessario un uomo pieno di fede e di zelo infaticabile. Là il Socialismo è imperante fra le masse operaie: ci voleva adunque uno che alla potenza della voce in un coll’evidenza dei fatti valesse a conquistarla, ed allora adunque uno che coll’affabilità del carattere e coll’energia della volontà valesse a spronare i pigri, a eccitarli al lavoro e far rifiorire le opere cattoliche. (…) S.E. il Cardinale non trovò uomo che superasse don Borroni e un po’ per premiare il tanto lavoro fatto a Mariano e un po’ per provvedere a quella piccola Manchester del lavoro, invitò il nostro Prevosto a presentarsi al Concorso dei benefici vacanti che si tenne a Milano l’8 Gennaio 1906, perché concorresse alla Prepositurale di Busto.


A sinistra: don Paolo Borroni prevosto di Mariano (1896-1906). A destra la lapide nel cimitero di Busto Arsizio
(…) A Mariano il Borroni è vero ebbe dei nemici, o meglio dirò degli avversari; però in fondo lo amavano tutti. Egli seppe farsi amare da tutti, tanto dai poveri che dai ricchi. Perfino i socialistoidi nostri, ammirando il suo carattere e lo zelo infaticabile, lo temevano è vero, ma lo amavano nel tempo stesso”. 3
Note
- I fatti del 1898 a Briosco di Domenico Flavio Ronzoni – Ed. Bellavite – 1999.
- Archivio della Parrocchia di S. Stefano di Mariano C.se – Liber Chronicus – pag. 62.
- Archivio della Parrocchia di S. Stefano – Liber Chronicus – pag. 80.
Gianfranco Lucca