Il decentramento dell’assistenza ospedaliera. Dall’Ospedale Maggiore di Milano agli ospedali di Circolo

di Piero Airaghi, don Antonio Citterio, Claudio Paggiaro

Estratto da Ospedale di Rho, una lunga storia di fede, di accoglienza e beneficenza, Publieko, 2009.

La ricostruzione della situazione ospedaliera di Milano e Comuni limitrofi è stata possibile attraverso la lettura di alcuni documenti risalenti ai primi anni del Novecento, presentati da diversi avvocati presso il Regio Tribunale di Milano per risolvere definitivamente il problema di come gestire l’assistenza sanitaria nel territorio dell’ex Ducato.

Il primo a ricorrere al Tribunale fu l’Ospedale Maggiore di Milano per cercare di ottenere il pagamento dal Comune stesso di £ 44.175,94 per coprire le spese sostenute per l’assistenza ai malati nell’anno 1905; cifra che il Comune si rifiutò di pagare adducendo che, se l’Ospedale avesse curato solo i malati residenti in Milano e non tutti quelli presentatisi alla sua porta, avrebbe avuto spese meno ingenti. A sua volta il Comune di Milano citò in giudizio i Comuni foresi nel tentativo di ottenere l’esclusivo usufrutto dell’assistenza dell’Ospedale. A testimonianza dell’effettiva difficoltà di questo Ente a gestire la continua affluenza di malati da tutto il territorio dell’ex Ducato di Milano, affluenza aggravata dai crescenti incidenti sul lavoro dovuti al progressivo aumento delle industrie e della popolazione stessa, fu introdotta dal Consiglio degli Istituti Ospitalieri una serie di provvedimenti, divenuti famosi come le “serrate”, di cui il primo fu nel 1902, con il quale l’Ospedale respingeva i malati dei Comuni foresi revocando loro il diritto di godere della sua beneficenza e denunciava un continuo e preoccupante aggravarsi delle condizioni igieniche e sanitarie in cui si era costretti a lavorare principalmente per la mancanza di spazi adeguati e di fondi necessari. Contro questo provvedimento e contro la richiesta del Comune di Milano si schierarono tutti i Comuni foresi appartenenti al territorio dell’ex Ducato. Per stabilire chi avesse effettivamente diritto a fruire dell’assistenza dell’Ospedale Maggiore, gli avvocati delle varie parti andarono a ricostruire la storia dell’Ente e cercarono nelle Tavole di fondazione indicazioni utili per avvalorare le proprie tesi.

L’interpretazione formulata dai Comuni foresi riguardo alla fondazione dell’Ospedale, avvenuta nel 1456 per volere del Duca Francesco Sforza, mise in evidenza la volontà di quest’ultimo di dimostrare a Dio la propria riconoscenza per le tante grazie e fortune ricevute, attraverso la fondazione dell’Ente e sottolineò come nelle intenzioni del Benefattore fosse esplicita la volontà di dedicare l’opera a tutti i pauperibus Christi seguendo quella che allora era consuetudine e cioè di non porre limiti di natura territoriale agli Ospedali. I Comuni foresi per sostenere con più forza la loro tesi si richiamarono anche al termine stesso di ospedale che deriva dal latino hospitale che ha il significato di ricovero, asilo, ospizio per forestieri cioè esprime un concetto di ospitalità per chiunque abbia bisogno e venga da fuori.

Luigi Premazzi, 1842, olio su tela (54 x 71,8 cm), Collezione Fondazione Cariplo. L’Ospedale Maggiore di Milano, oggi noto come Policlinico di Milano, fu fondato nel 1456 dal Duca Francesco Sforza e da sua moglie Bianca Maria Visconti. Concepito per unificare oltre 25 piccoli ospedali minori, nacque per garantire assistenza medica gratuita ai poveri ed è celebre per la sua storica sede della Ca’ Granda.

Se quindi da una parte i Comuni foresi riuscirono a dimostrare che l’Ospedale fu fondato per offrire la sua opera benefica a tutti i bisognosi, dall’altra il Comune di Milano impugnava le Tavole di fondazione dimostrando come su nessuna di esse fosse specificato il diritto proprio dei Comuni foresi e che anzi, esso era basato su di una secolare consuetudine da parte di questi di mandare all’Ospedale i propri malati che ivi venivano accolti. A riguardo di quest’ultima considerazione i Comuni foresi ribatterono che proprio in funzione di quella secolare consuetudine era diventato un diritto per usucapione. Dalla raccomandata che l’avvocato Tallachini mandò al suo cliente, il Comune di Rho nella figura del Sindaco, e protocollata in data 11 settembre 1911, abbiamo scoperto che la causa fu persa su tutti i fronti dal Comune di Milano che fu condannato dal Regio Tribunale Civile e Penale di Milano, con sentenza del23727 maggio 1911, a risarcire l’Ospedale delle suddette £ 44.175,94 e a non godere in maniera esclusiva della beneficenza dell’Istituto stesso che quindi rimase aperto alle richieste provenienti da tutto il territorio.

La storia dell’Ospedale di Rho è un’opera corale di fede e generosità. L’Ospedale di Circolo fu inaugurato nel 1929 grazie a una grande sottoscrizione popolare: i cittadini rhodensi, anziché costruire un monumento ai caduti della Grande Guerra, destinarono i fondi ai bisognosi. L’ospedale fu destinato a servire i comuni di Rho, Arese, Cornaredo, Lainate, Nerviano, Pero, Pogliano, Pregnana e Vanzago.

Per quanto riguarda la questione giudiziaria sappiamo, avendolo letto sempre nella sopracitata raccomandata dell’avvocato Tallachini, che il Comune di Milano intentò nello stesso anno un ricorso per ottenere l’annullamento della precedente sentenza, ricorso che comunque perse come si legge nella sentenza pronunciata dalla Regia Corte di Cassazione di Torino.  Alla fine di tutta la procedura ricostruita, la situazione era comunque rimasta immutata: l’Ospedale Maggiore continuava ad essere l’unico polo sanitario per l’intero territorio dell’ex Ducato di Milano. Nella relazione presentata nel 1920 dalla Commissione nominata dal Consiglio Provinciale. per affrontare studi e proposte per la soluzione della Questione Ospedaliera, veniamo a conoscere l’aggravamento della situazione dell’Ospedale a causa anche dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Di particolare interesse è una circolare e ospedaliera del 30 marzo 1917, citata nella relazione, con la quale si informano i diversi Comuni che usufruiscono del servizio ospedaliero che per quell’anno il disavanzo previsto sarebbe stato di £ 1.807.424,24 da ripartirsi tra i diversi Comuni; la circolare sostiene più avanti che la spesa per ogni ricovero si aggirava sulle £ 3,80 e quindi dichiara che “..nessun malato acuto avrebbe più potuto essere curato gratuitamente, e che la retta si prevedeva già elevata”, soli tre anni dopo essa era infatti di £ 8.

La relazione aggiornò un’analisi condotta sul territorio già nel 1903 e presentata nel 1904 dalla Commissione Provinciale ed approfondì quella che allora sembrò essere la soluzione più adeguata al problema: il decentramento dell’assistenza ospedaliera. Nella relazione del 1904 si legge: “La Commissione Provinciale ha come punti di partenza nella sua analisi: a) L’impossibilità assoluta, da ognuno constatata, dell’Ospedale Maggiore di Milano a ricoverare tutti gli ammalati della Città e dei Comuni annessi al beneficio, che in tempo passato vi trovavano ricovero adeguato, ed il bisogno di sfollare l’Ospedale Maggiore; b) La necessità di provvedere acché i malati dei comuni Foresi (specie i più lontani) non dovessero più sobbarcarsi a viaggi disastrosi con l’inclemenza delle stagioni, per raggiungere l’unico luogo di cura al centro di Milano talora soccombendo sulla strada per l’aggravamento del viaggio epperò il bisogno di un indirizzo nuovo moderno all’assistenza ospitaliera a base di decentramento di questi infermi sopra Ospedali minori sparsi nella plaga provinciale”.

 La relazione continua riportando alcuni dati interessanti: “Milano, nel solo Ospedale Maggiore, un letto ogni 543 abitanti; Comuni foresi 1 letto ogni 1035 abitanti, in ordine decrescente: uno ogni 600 per i Comuni vicini, uno ogni 2500 per quelli lontani; 31 ospedali nella Provincia di Milano, molti vecchi e inadeguati”. La Commissione concluse il suo lavoro proponendo che: “…si sistemassero delle unità Ospedaliere nelle quali vi fosse la possibilità di curarvi ammalti acuti di medicina e di chirurgia generale, compresa la chirurgia d’urgenza, lasciando che le specialità, o i casi eccezionalissimi non curabili nell’Ospedale locale, possano accedere all’Ospedale o alle cliniche della Città”

Il territorio forese fu quindi diviso in 20 Circoli Ospitalieri di cui 17 Ospedali già esistenti e 3 da erigere ex-novo di cui uno nella località di Rho. Per descrivere le condizioni dei 17 Ospedali è più opportuno riprendere la relazione aggiornata del 1920 che, come ho già avuto modo di riferire, fu redatta sulle orme di quella precedente.

Ospedali foresi esistenti: Popolazione minima servita nel 1911

Tutti gli altri sono edifici di vecchia costruzione con forma a crociera, quadrilatera o a “U” con cortile centrale, nella maggior parte dei casi privi di spazi adeguati con conseguente pericolosa agglomerazione di ammalati e promiscuità di degenti di chirurgia con altri comuni o addirittura con infermi di malattie contagiose; frequentemente dotati di locali insufficientemente arieggiati ed illuminati, e privi di servizi di fognatura e di acqua potabile.

La conclusione avanzata dalla Commissione rispecchia in pieno l’ipotesi presentata nel 1904: “Sulle basi sovraesposte la Commissione Provinciale fissava definitivamente il nuovo piano di Assistenza Ospitaliera decentrata nella Provincia di Milano (ex-Ducato) sopra 17 Circoli Ospitalieri, facenti capo a 17 Ospedali di Circolo dei quali 14 già esistenti e 3 di nuova erezione. Un 18° Circolo residuale (Circolo di Milano) veniva formato dai Comuni periferici alla Città di Milano che richiesero alla massima parte di inviare ancora i loro infermi all’Ospedale Maggiore.

I Circoli Ospitalieri sopra Ospedali già esistenti sono: Circolo di Abbiategrasso, Busto Arsizio, Carate Brianza, Cuggiono, Desio, Gallarate, Gorgonzola, Legnano, Magenta, Melegnano, Melzo, Monza, Saronno, Vimercate….L’Ospedale di Rho diventa necessario per tutti i Comuni del Mandamento omonimo considerando che l’Ospedale di Passirana resta immutato nell’ambito del suo raggio attuale (Lainate-Terrazzano) e che tutta la plaga posta a Nord-Ovest del capoluogo del Mandamento non potrebbe accedere ad altro Ospedale.

In quell’Ospedale di Rho troverebbero appoggio anche alcuni Comuni del Mandamento di Bollate dove per ora non si trovò la necessità assoluta di proporre un altro Ospedale essendo buona parte dei Comuni di tale Mandamento vicini a Milano (nella sua zona periferica)”.

Per stabilire le dimensioni dei Circoli fu stimato un fabbisogno di posti letto pari a 1 ogni 700 abitanti con un rapporto più alto per le zone con forte popolazione operaia e per quelle a sud contagiate dalla malaria e da forme tifose mentre le dimensioni per gli ospedali da erigere furono stimate 100 letti anche se soluzioni più piccole non furono disdegnate in base ad esempi esistenti perfettamente funzionanti grazie ad un’accorta amministrazione.

Ospedali In ordine dall’alto: Desio, Lissone; Passirana di Rho, Carate Brianza (reparto Medicina); Seregno, Vimercate

Nella designazione dei capi Mandamento si dovette spesso scegliere tra diversi enti esistenti considerabili a pari livello e in parecchi casi si ammise l’interprovincializzazione di alcuni Circoli cioè l’aggregazione in un solo Circolo di Comuni appartenenti a provincie diverse. Nella relazione si legge che: “Il fabbisogno finanziario per la fondazione dei nuovi 720 letti ed il funzionamento di 525 letti viene fornito: a) Dalle elargizioni della Cassa di Risparmio ammontanti per la Provincia di Milano a £ 11.102.868,65 dicembre (al 31 1918). b) Dal concorso del Comune di Milano, quale venne concordato tra Comune di Milano, Deputazioni Commissioni e Provinciali di Milano, Como e, delle altre Provincie interessate, e Rappresentazione Esecutiva dei Comuni dell’ex Ducato, nella somma di £ 11.500.000. c) Dal concorso dei Comuni Foresi (500.000 abitanti circa). Da eventuale concorso o da di altri Enti, eventuale destinazione a tale scopo di somme già stanziate dalla Cassa di Risparmio per la Provincia di Milano e non ancora assegnate”

Della disponibilità della Cassa di Risparmio a partecipare al finanziamento per il nuovo programma ospedaliero esistono tracce precedenti, per esempio nella lettera inviata al Comune di Rho dalla Rappresentanza dei Comuni Foresi nel 1912, in cui si fa cenno alla somma di £ 2.453.830 stanziata dalla Cassa già nel 1904 e quindi secondo le nuove disposizioni da aggiungere ai successivi finanziamenti.

21 novembre 1896, Inaugurazione dell’ospedale Umberto I di Monza

La questione ospitaliera si risolse con l’approvazione del Regio Decreto del 9 novembre 1925 voluto da Benito Mussolini in cui si rendeva esecutivo il progetto di decentramento in grado di soddisfare tutte le parti entrate in causa: il Comune di Milano che otteneva l’esclusività quasi totale sull’Ospedale Maggiore, l’Ente stesso che vedeva ridotte le richieste di assistenza  e i Comuni Foresi che potevano  godere di un servizio sanitario più vicino efficiente.

Condividi