di Sara Angeli Hodgson
Oggi Concorezzo è un comune tranquillo della Brianza, con le sue vie ordinate, le case, le botteghe e la vita di provincia. Eppure, tra la fine del XII e il XIII secolo, questo borgo fu uno dei centri più importanti del catarismo in Italia. Una storia quasi dimenticata, che porta in Brianza mercanti, predicatori, inquisitori, vescovi eretici, testi arrivati dalla Bulgaria e persino l’ombra di Dante. A rendere ancora più interessante questa vicenda è una fonte medievale nota come De heresi catharorum in Lombardia, un testo dedicato proprio al catarismo italiano. Il documento descrive il passaggio da un’unica Chiesa catara in Italia a più comunità distinte e conserva notizie preziose sulla gerarchia, sulle divisioni interne e sui legami orientali dei Catari lombardi. Le pagine dedicate alla gerarchia catara italiana rafforzano un punto centrale: nel XIII secolo Concorezzo non era soltanto un paese con una forte presenza ereticale. Il suo nome finì quasi per coincidere con quello della stessa Chiesa catara lombarda. Parlare dei concorezzesi significava parlare di una delle comunità più influenti del catarismo italiano.

Pirola, Floriano, Storia di Concorezzo, Concorezzo, G. Ronchi, 1978.
Chi erano i Catari
I Catari furono un movimento religioso cristiano giudicato eretico dalla Chiesa di Roma. Tra loro si definivano “Buoni Cristiani” o “Buoni Uomini”. Gli inquisitori chiamavano invece “Perfetti” i membri più rigorosi del movimento: uomini e donne che avevano ricevuto il consolamentum e vivevano secondo una disciplina severissima. Al centro della fede catara c’era una visione semplice ma radicale: il mondo spirituale apparteneva al bene, mentre la materia e il corpo erano legati al male. L’anima, prigioniera del mondo materiale, doveva liberarsene per ricongiungersi a Dio. Da questa idea derivava uno stile di vita austero. I Catari più rigorosi rifiutavano il matrimonio, diffidavano del potere terreno e seguivano un’alimentazione rigidissima, senza carne, uova, latte e derivati. Ma il loro fascino non dipendeva solo dalla dottrina. Molti uomini e donne si avvicinarono al catarismo perché vedevano nei Catari una risposta alla ricchezza e alla corruzione del clero. In un’epoca in cui la Chiesa possedeva terre, potere e denaro, il richiamo a una vita povera e semplice poteva apparire molto convincente.
Perché proprio Concorezzo?
Concorezzo era nota già nel Medioevo per una particolare attività artigianale: la produzione di aghi e spilli. Non a caso i suoi abitanti sono ancora oggi chiamati, in dialetto gugiroeu. Questa specializzazione potrebbe aver favorito la presenza catara nella zona.
Molti Catari provenienti dalla Linguadoca, nel sud della Francia, erano legati al commercio dei tessuti. Muoversi come venditori o intermediari permetteva loro di viaggiare, incontrare persone e mantenere contatti con altre comunità senza attirare troppo l’attenzione.
Lo storico locale don Ercole Gerosa, nel suo libro La storia dell’eresia Catara a Concorezzo, cita un documento conservato a Tolosa: il 22 luglio 1246 un certo Giovanni Pagés dichiarò di aver acquistato da Pietro Gausbert ben 34.000 aghi, per il prezzo di sei franchi di Melgueil. Una quantità enorme, che fa intuire come dietro l’apparente attività commerciale potesse esistere una rete più ampia di rapporti, spostamenti e comunicazioni. La scelta di un centro come Concorezzo non fu probabilmente casuale. Secondo gli studiosi, i capi catari tendevano spesso a stabilirsi in località minori, più discrete delle grandi città ma comunque vicine alle principali vie di scambio.
Concorezzo, alle porte di Milano e inserita in un territorio vivace dal punto di vista artigianale e commerciale, offriva proprio questo equilibrio: abbastanza vicina al cuore politico lombardo, ma non così esposta da attirare subito l’attenzione.
Marco, Nazario e il legame con la Bulgaria

Concorezzo, cascina San Nazaro
A raccontare le origini del catarismo lombardo è soprattutto Anselmo d’Alessandria, inquisitore e autore del Tractatus de hereticis, scritto intorno al 1270. Secondo questa tradizione, tra i primi protagonisti vi fu Marco, indicato come il primo vescovo dei Catari italiani. Il De heresi catharorum in Lombardia presenta Marco come guida di tutti i Catari d’Italia: Lombardi, Toscani e abitanti della Marca. Questo significa che, in una prima fase, il catarismo italiano non era ancora diviso in più chiese, ma riconosceva un’unica autorità episcopale. La situazione cambiò quando emersero dubbi sulla validità di alcune ordinazioni. Marco entrò in contatto con Niceta, importante autorità della Chiesa dragovita, legata all’area balcanica e al mondo bizantino. Niceta confermò Marco nella sua funzione episcopale, ma quella linea di consacrazione finì presto al centro di sospetti e contestazioni. Secondo il racconto tramandato dalle fonti, infatti, Siméon, predecessore di Niceta, era stato accusato di essersi reso indegno della propria autorità spirituale. Per i Catari non era cosa da poco: se un vescovo perdeva la propria purezza, anche le ordinazioni trasmesse attraverso di lui potevano essere messe in dubbio. Dopo Marco, la guida passò a Giovanni Giudeo e poi a Garatto. Ma ormai l’unità originaria si era incrinata: il catarismo italiano si sarebbe diviso in più Chiese, tra cui quella di Concorezzo, destinata a diventare una delle più importanti. Le fonti medievali non descrivono però sempre i concorezzesi nello stesso modo. Nel De heresi catharorum essi risultano legati all’ordine di Bulgaria; nella Summa de catharis e nel Tractatus de hereticis, invece, la Chiesa di Concorezzo viene indicata come appartenente all’ordine dei «mitigati». Questa oscillazione mostra quanto fosse complessa la geografia interna del catarismo italiano, diviso non solo in comunità territoriali, ma anche in diverse sfumature dottrinali. Un’altra figura fondamentale fu Nazario, vescovo cataro di Concorezzo per circa quarant’anni. Probabilmente verso il 1190, Nazario entrò in contatto con la Chiesa di Bulgaria, dalla quale avrebbe tratto dottrine e testi destinati a influenzare la comunità catara di Concorezzo. Da questo legame sarebbe arrivato in Lombardia un testo importante: l’Interrogatio Iohannis, un vangelo apocrifo conosciuto oggi attraverso due manoscritti, uno conservato a Vienna e uno a Carcassonne. In fondo al manoscritto compare una nota latina nella quale si dice che quel testo era l’“apocrifo degli eretici di Concorezzo”, portato dalla Bulgaria dal loro vescovo Nazario. Nazario fu considerato una figura talmente importante che, nel 1254, papa Innocenzo IV ordinò che le sue ossa fossero dissepolte e bruciate. Anche da morto, dunque, continuava a essere percepito come una minaccia.
La capitale italiana dell’eresia
Verso il 1250, l’inquisitore Raniero Sacconi scrisse la Summa de Catharis et Pauperibus de Lugduno. Secondo la sua stima, i “Perfetti” della Chiesa di Concorezzo erano circa 1.500, su un totale di poco meno di 4.000 presenti in tutta Europa. È un dato impressionante. Significa che Concorezzo non era un piccolo gruppo isolato, ma una delle comunità catare più importanti del continente e la principale in Italia. Le Chiese catare avevano una struttura interna precisa: un vescovo, affiancato da due coadiutori chiamati filius maior e filius minor. Alla morte del vescovo, il filius maior gli succedeva, il filius minor prendeva il suo posto e veniva eletto un nuovo coadiutore. Concorezzo, dunque, non era solo un luogo dove vivevano alcuni eretici, ma la sede di un’organizzazione religiosa inserita in una rete più ampia che collegava Lombardia, Italia settentrionale e mondo balcanico. Questa organizzazione aveva anche nomi legati al territorio. Nelle ricostruzioni della gerarchia catara compaiono figure come Gerardo di Cambiate, Daniele da Giussano e Pietro da Limiate. Sono tracce minute, ma preziose: mostrano che l’eresia non fu soltanto un’idea arrivata da lontano, bensì una rete radicata in luoghi, famiglie e comunità riconoscibili della Lombardia medievale.

Pirola, Floriano, Storia di Concorezzo, Concorezzo, G. Ronchi, 1978.
L‘omicidio di Pietro da Verona
La tensione, tuttavia, non esplose all’improvviso nel 1252. Già negli anni 1232-1234, a Monza, furono promulgati statuti contro varie sette eretiche, attribuiti all’iniziativa di Leone da Perego, arcivescovo di Milano, e di Berardo da Pozzobonello, arciprete di Monza. Il dato è importante perché mostra che l’eresia era percepita come un problema concreto nel territorio brianzolo ben prima dell’assassinio di Pietro da Verona. Il momento decisivo arrivò nel 1252, quando Pietro da Verona, frate domenicano, inquisitore di Como e Milano e impegnato nella lotta contro gli eretici, venne ucciso. La sua azione aveva provocato forti tensioni, soprattutto negli ambienti legati al catarismo. Secondo la tradizione locale, l’omicidio fu organizzato dal nobile Stefano Confalonieri di Agliate, figura di rilievo della Chiesa catara concorezzese. La sua famiglia vantava origini prestigiose: tra i suoi antenati veniva ricordato anche Ansperto, vescovo di Milano nel IX secolo. Il sicario fu Carino da Balsamo. L’agguato avvenne in località Farga, tra Barlassina e Seveso. Pietro fu colpito alle spalle con una roncola e morì poco dopo. L’effetto fu enorme. Pietro da Verona fu canonizzato già l’anno successivo, nel 1253, diventando san Pietro Martire. La vicenda di Carino da Balsamo ebbe però un esito sorprendente. Catturato ma poi fuggito di prigione, si pentì dell’omicidio e trovò rifugio a Forlì. Qui entrò nell’Ordine domenicano come fratello converso e visse il resto della sua vita in penitenza. Morì nel 1293 e fu poi venerato come beato dalla Chiesa cattolica.

Santuario di San Pietro martire di Seveso, San Pietro viene portato in cielo dagli angeli
La repressione e la fine
Dopo l’assassinio di Pietro da Verona, la repressione contro gli eretici si fece molto più dura. Il podestà di Milano, Oldrado da Tresseno, intervenne in Brianza con truppe armate per conto della Chiesa di Roma. A Concorezzo, la base logistica della repressione fu la chiesa di Sant’Eugenio, l’unica chiesa cattolica del paese sopravvissuta in quel periodo di forte presenza eretica. Quando la repressione si intensificò, il movimento perse rapidamente forza. In Italia il catarismo si spense nei primi decenni del Trecento. La fine, però, non fu immediata. Le fonti ricordano che intorno al 1257 il catarismo era ormai in crisi, ma la Chiesa di Concorezzo conservava ancora una gerarchia ordinata, con un vescovo, un figlio maggiore e un figlio minore. Questo suggerisce un lento indebolimento, più che un crollo improvviso.Dei Catari, invece, non restano edifici, chiese o monumenti. La loro presenza fu importante, ma non lasciò tracce architettoniche. Anche questo contribuì alla loro scomparsa dalla memoria del territorio. Resta inoltre difficile misurare quanto il catarismo penetrasse davvero nelle campagne. Gli inquisitori erano soprattutto impegnati nelle città e le fonti documentano meglio capi religiosi, mercanti, famiglie influenti e centri minori rispetto ai contadini. Per questo la Brianza catara che emerge dai documenti è soprattutto una rete di persone e relazioni, non un movimento rurale ricostruibile con sicurezza.

Concorezzo, chiesa di sant’Eugenio sec. IX – sec. XI, roccaforte della repressione anticatara
Un’eco fino a Dante?
Esiste anche una pista controversa, ma molto affascinante, che collega Concorezzo a Dante Alighieri. La studiosa Maria Soresina ha proposto di identificare Marco Lombardo, il personaggio che Dante incontra nel XVI canto del Purgatorio, con Marco di Concorezzo, il primo vescovo cataro italiano. Secondo questa interpretazione, nella Divina Commedia ci sarebbero diversi riferimenti, più o meno nascosti, alla dottrina catara. È una tesi minoritaria tra gli studiosi di Dante, e va quindi trattata con prudenza. Tuttavia ha suscitato attenzione, anche perché riapre una domanda suggestiva: quanto delle grandi eresie medievali è rimasto, sotto traccia, nella cultura italiana? Forse nulla. Forse molto più di quanto immaginiamo. Di certo, la storia dei Catari di Concorezzo ci ricorda che anche i luoghi apparentemente più tranquilli possono custodire vicende sorprendenti. Dietro le vie ordinate di un borgo brianzolo si nasconde una pagina europea fatta di fede, ribellione, commercio, repressione e memoria perduta.
Fonti principali
Anselmo d’Alessandria, Tractatus de hereticis, circa 1270. Raniero Sacconi, Summa de Catharis et Pauperibus de Lugduno, circa 1250. De heresi catharorum in Lombardia, fonte medievale sulla gerarchia e le divisioni delle Chiese catare italiane. Interrogatio Iohannis, vangelo apocrifo di matrice gnostico-bogomila. Ercole Gerosa, La storia dell’eresia Catara a Concorezzo. Pirola, Floriano, Storia di Concorezzo, Concorezzo, G. Ronchi, 1978. Antoine Dondaine, “La hiérarchie cathare en Italie”, Archivum Fratrum Praedicatorum, vol. XX, 1950. F. Frisi, Memorie storiche di Monza e sua corte, Milano, 1780. Ruben de Labastide, L’Hérésie des cathares en Lombardie. De heresi catharorum in Lombardia. Texte, traduction et commentaire, 2025. Maria Soresina, Libertà va cercando. Il catarismo nella «Commedia» di Dante, Moretti & Vitali, 2009. Marco Vannini, “Dante cataro? Una tesi ardita e paradossale”, L’Osservatore Romano, 1° dicembre 2016.
