Brianza, le domus degli Umiliati

Nella Biblioteca Ambrosiana è custodito un interessante libro (classificato come codice H-205). Si tratta di una cronaca manoscritta sulla vita del santo umiliato e “della veneranda memoria della congregazione umiliata”. Nel frontespizio è riportato l’anno 1751, mentre nell’ultima pagina si legge la data del 1772 e si dichiara che l’opera è stata scritta dall’abate Carlo Maria Masnago. È  scritta in italiano, distribuita su 254 pagine. In seconda pagina troviamo una riproduzione su carta telata di san Giovanni intento a leggere il libro dell’ordine, mentre un angelo gli indica uno spazio di cielo. Sotto la scritta: S. Giovanni, istitutore del principal ordine umiliato: nato nell’ insigne borgo di Meda l’anno 1100 e canonizato l’anno stesso della sua morte del 1159 dal pontefice Alessandro III. Qualche pagina più avanti la classica riproduzione del quadro in cui san Giovanni è in estasi con il volto sormontato da una colonna di fuoco dal quale l’artista Giovanni Mercoli ricaverà una splendida incisione. A mo’ di frontespizio la scritta in latino color rosso in stampatello: BREVIARIUM AD USUM MONIALUM ORDINIS HUMILIATORUM/ OLIM/ PAULI III PONT. MAX./ MEDIOLANUM MDCCLI

Il codice è il documento dal quale attingeranno alcune pubblicazioni storiche sull’ordine Umiliato. In esso si ripercorre tutta la vita del santo, iniziando dalla nascita degli Umiliati attorno gli anni 1002-1024. Enrico II imperatore del Sacro Romano Impero in una delle sue calate in Italia per debellare le varie fronde comunali, imprigionò e trasferì in Germania molti individui avversi alla sua politica. Tra loro alcune persone religiose dedite al digiuno alle opere di pietà e riconoscibili dalla veste grigia. L’imperatore fu colpito dalla umiltà e fede di questo gruppo che decise di ascoltarlo. Presentatisi in ginocchio, Enrico II, commosso gli esortò ad alzarsi: “Alzatevi, alzatevi ed accostatevi o carissimi Umiliati. Siete davvero religiosi, umili e sottomessi come appare dal vostro abito?”. Loro risposero: “Sire è proprio come tu vedi”. Così ottennero il permesso di ritornare in Lombardia e continuare la loro vita religiosa.

La teca contenente la reliquia di San Giovanni Oldrati custodita nella chiesa parrocchiale di Meda

Ma chi erano gli Umiliati?

L’Europa medievale era attraversata  da profonde tensioni politiche e sociali. La Chiesa Cattolica al centro del potere spirituale e temporale si trovava a dover fronteggiare una crescente ondata di movimenti eretici che mettevano in discussione il suo ruolo  e i suoi privilegi. In Italia il contesto era particolarmente complesso. La frammentazione politica, l’influenza delle città stato e delle signorie, la crescente disparità economica con la formazione di sacche di povertà sia nelle città, che nelle campagne, crearono un terreno fertile per le idee radicali. Così all’apice del suo potere la Chiesa vedeva crescere in seno le insidie di movimenti eretici come Catari,  Valdesi, Poveri di Lione, Passagini,  Giosefini, Araldisti e più avanti tra il Trecento e il Quattrocento i Fratelli Apostolici (Fra’ Dolcino), i Lollardi in Inghilterra e gli Ussiti in Boemia. Mossi dal desiderio di una maggiore purezza evangelica e di una Chiesa povera come quella delle origini, gli eretici ripudiavano i comportamenti falsi del clero così preso dagli interessi economici, dalle dispute di potere e avvezzo al concubinato.

La Chiesa, casa di Dio e degli uomini, attraverso lo Spirito Santo, doveva alimentare il desiderio di verità e, in antitesi con lo sfarzo del clero, si svilupparono vari ordini mendicanti, tra cui Francescani, Domenicani, Carmelitani, Agostiniani. Consapevoli che l’interpretazione del vangelo potesse riservare delle difficoltà e scorgendovi che non pochi cristiani del tempo, proprio in nome di una più perfetta adesione al vangelo, sceglievano la via dell’eresia, vollero leggere e mettere in pratica il vangelo con l’aiuto della Chiesa stessa. Tra questi movimenti ecclesiali si inseriscono gli Umiliati. Essi si diffusero soprattutto in Lombardia. La loro storia, non priva di suggestioni, cominciò con la scelta di alcuni laici di vivere in comunità (domus o casa comune) osservando rigidamente i principi della fede cristiana. L’esempio si propagò, coinvolgendo anche famiglie che condividevano lo stesso spirito dei celibi e così, all’interno di queste congregazioni laiche fiorirono le vocazioni sacerdotali. Molte delle notizie riguardanti gli Umiliati si possono trarre dalla “Vetera humiliatorum monumenta…” opera scritta da Girolamo Tiraboschi tra il 1766 e il 1769. Nell’anno 1017 si segnala la presenza di questo gruppo di fedeli milanesi, descritti come laici che avevano impostato la vita sulla sola fede in Cristo, auspicando una Chiesa evangelica. Le regole dell’Ordine daterebbero al 1134, in parte mutuate da quelle benedettine e in parte da ascrivere a Bernardo di Chiaravalle, fondatore dei Cistercensi. L’“Ora et labora”, la nota regola benedettina, ben si confaceva agli Umiliati, costituiti in buona parte da operai dell’industria tessile, da bottegai e commercianti senza grandi ambizioni e cognizioni teologiche e con poco trasporto per le dottrine ascetiche, essendo più inclini a questioni pratiche. Per riconoscersi come appartenenti alla stessa comunità avevano adottato una semplice veste di lana, una sorta di uniforme, segno di sobrietà e di decoro, scevro da compiaciute espressioni di esteriorità. La forma in quel caso era sostanza. Il rapporto con il papato nei primi secoli fu altalenante ma sempre molto vivace. Nel 1175, alla vigilia della battaglia di Legnano, il papa Gregorio VIII si era legato ai Comuni e prese a riconsiderare gli Umiliati approvandone un “propositum vitae”, ovvero una formula di vita che ne disciplinasse le regole. Nel 1184, con papa Lucio III, i rapporti si incrinarono e furono espulsi dalla comunità sociale come eretici. La scomunica però non mise fine al movimento anzi, non c’era paese e parrocchia della diocesi di Milano dove non si fosse istaurata una domus. Papa Innocenzo III, rendendosi conto dell’importanza che sempre di più tendevano ad assumere gli Umiliati, tolse la scomunica e nel 1201 dettò nuove regole per la disciplina dell’ordine. Gli Umiliati furono così suddivisi in tre ordini. Il primo costituito da presbiteri (frati e suore) che vestivano la colletta bianca e il mantello marrone. Il secondo da chierici e laici che vivevano in una casa comune facendo pratica di celibato e che, come in una tipica comunità monastica sarebbero stati suddivisi al loro interno in gruppi di “fratres” e “sorores” con i loro priori. Al terzo ordine potevano accedere tutti (gente comune) rispettando alcuni sani e severi propositi. Interessante notare che agli aderenti non era richiesto il voto di povertà semplicemente perché, secondo il loro punto di vista, i poveri avevano bisogno di un panno per scaldarsi e un pasto per sopravvivere e questo non li esimeva dal peccare. Secondo i cataloghi dell’Ordine negli anni 1298 e 1344 in Lombardia c’erano 316 domus e solo nella diocesi ambrosiana ben 219 fino a raggiungere il massimo nella fase comunale consolare. La loro presenza interessò anche l’Italia centrale e soprattutto il Canton Ticino (parte della diocesi milanese in territorio svizzero) arrivando a contare 389 case nel 1344. In una società legata al commercio e all’artigianato, l’economia manufatturiera brianzola ebbe grande beneficio dalle attività svolte in queste case-aziende. Il lavoro eseguito in gruppo e con metodi a catena innovativo per quei tempi creava un accumulo di capitali con la possibilità di provvedere a nuovi investimenti, così ad esempio vennero acquistate terre incolte, trasformate in pascolo nel quale furono importate le pecore per la produzione della lana. L’Ordine gestiva pure gli ospizi e gli “spitali” sia per il ricovero e cura dei vecchi e degli infermi collocati lungo le strade di comunicazione più importati del centro e dell’alta Italia. In Lombardia le loro case erano disseminate soprattutto sulle vie di comunicazioni che collegavano al capoluogo ambrosiano.

L’attentato a San Carlo e la soppressione

Se da un lato gli Umiliati scrissero una nuova etica del lavoro (commerciare senza trasformarsi in usurai, lavorare senza divenire schiavi, essere donna con la libertà di gestire l’attività della casa), dall’altro cominciarono ad amministrare un ingente patrimonio immobiliare e di terreni che alla lunga fece perdere il carisma originario. L’Ordine tre secoli dopo fu duramente represso da san Carlo Borromeo, dopo l’attentato che subì nel 1569 per mano di Girolamo Donato, detto il Farina che, assieme ad altri tre confratelli si era introdotto in arcivescovado nella cappella privata del cardinale sparandogli con un archibugio. Con bolla del 7 febbraio 1571 il ramo maschile dell’Ordine fu soppresso con ignominia da Pio V, cancellandolo dalla società e dalla storia comminandogli la dannatio memoriae (condanna della memoria). I beni furono passati a Gesuiti e Somaschi (San Girolamo Emiliani) e il culto di san Giovanni da Meda cadde nell’oblio.

La domus di Meda

Il Tiraboschi nomina Giovanni Oldrato da Meda nel 1140, quando il sacerdote con altri frati, su un terreno demaniale paludoso in Como denominato Rondineto, edificò la prima domus degli Umiliati (oggi Santa Maria di Loreto annessa al Collegio Gallio). In una seconda citazione, riporta la data del 1159 quale anno di morte dell’Oldrato, ripresa dal “chronicon universale” dell’abbazia di Laon in Piccardia (nel nord della Francia), ovvero dal registro nel quale sono riportati fatti salienti e persone di spicco del periodo. Emanuele Lodi, nel suo Istoria di Meda e traslazione de’ Santi Aimo e Vermondo del 1629 così scrive: «… si vede in carta pecora una concessione di Leone Arcivescovo di Milano data 29 d’Ottobre dell’anno 1251 nella Rocca d’Angera, fatta a certi Frati dell’Ordine de gl’Humiliati, che in quel tempo haveano il loro Convento in quella parte del Borgo di Meda, che si chiama Pozzolo, di poter edificare una nuova chiesa in honore di Santo Biagio (n.d.r. patrono dei lanaioli) con il Cimiterio per i Frati e sorelle di quell’ordine …». Nel Liber sanctorum di Goffredo da Bussero del XIII secolo sono segnalate le chiese  presenti sul territorio di Meda, tra esse Santa Maria Humiliatorum. Nella contrada Pozzolo (oggi rione Bregoglio) i frati si mantenevano lavorando la lana e coltivando la terra. Introdussero l’uso delle marcite e la coltivazione del gelso. La loro reputazione nel campo dell’amministrazione (contabili della finanza pubblica) era tale che a loro (a frate Benvenuto) venne affidato il compito di scrivere lo statuto del Comune rustico di Meda nel 1252. Nel borgo medese la loro presenza si distinse per originalità di vedute, competenze e capacità di mediazione, importante nel far comunicare tra loro i due storici antagonisti, com’erano allora la parrocchia e il monastero: una lezione per l’oggi. Certamente la domus humiliatorum de Pozzollo era quotata per i possessi di terre e il commercio di granaglie e lana. Il Tiraboschi fa supporre che gli Umiliati non erano più presenti nella domus di Meda già nella prima metà del XIV secolo, come risulta dal Catalogo delle Case dell’Ordine del 1344. Una pergamena del 14 gennaio 1317 (Archivio Antona Traversi già Monastero femminile benedettino di San Vittore) riferisce che in detto giorno, avvenne la fusione della domus de Pozzollo di Meda con diritti e possessi con quella di San Bartolomeo presso San Biagio in Monza. Leandro Zoppé nella sua “Storia di Meda” ipotizza la presenza di più case umiliate in Meda sia maschili che femminili, dato però non suffragato da documenti comprovanti.

Pochissimi sono i luoghi dove è rimasto un segno tangibile dell’ordine Umiliato, Meda è certamente la città con maggiori ricordi dove si pratica il culto della memoria. Nel martirologio ambrosiano è ricordata la festa di San Giovanni Oldrati il giorno 26 settembre e in suo onore da secoli i medesi si recano in pellegrinaggio alla chiesa del Collegio Gallio di Como per partecipare alla messa mattutina. Questo gesto ancora oggi è compiuto attraverso una camminata mattutina da Meda a Como.

La statua sulla facciata del Santuario

La città mantiene altri ricordi di San Giovanni Oldrati

1- la statua posta nella nicchia alla sinistra del portale centrale del santuario del Santo Crocifisso con la croce nella mano sinistra e il Vangelo nell’altra;

2- il nuovo quadro (anno 1977) di san Giovanni Oldrati opera di Angelo Borgonovo che copre l’antico affresco posto sulla parete di una casa del cortile Bregoglio;

3- la seconda campana del castello campanario del santuario è dedicata al Santo ed è incisa la frase: In pace in idipsum abdormiam et requiescam (In Lui -Gesù Cristo- mi addormenterò e riposerò nella pace);

4- l’incisione di rame conservata fino a qualche decennio fa, in archivio parrocchiale probabilmente donata dal card, Pozzobonelli al quale era stata offerta in omaggio  nel 1745 dalle monache Umiliate di Varese.

5- La tela di Cleto Castelli del 1933. Si tratta della riproduzione di una delle più belle incisioni di Giacomo Mercoli (1745-1825) dove si rappresenta il santo nell’estasi del Gerbeto, con il volto sormontato da una colonna di fuoco. La cornice è stata costruita e intagliata da Luigi Besana, mentre la doratura è opera di Piero Negri. (Libro cronaca parrocchiale);

6- due teche contenenti le reliquie di San Giovanni Oldrati, sono state consegnate il 24 settembre 1932 dal vescovo di Como Alessandro Macchi. Nel maggio precedente il vescovo aveva assistito alla ricognizione della salma del santo dell’ordine degli Umiliati presso il Collegio Gallio, dove ancora oggi è venerato dai Comaschi e dai Medesi;

7-  il busto con aureola del santuario ha la reliquie (“ex ossibus”) incorporate di Giovanni Oldrati (Joannis Oldrati sac. conf.);

8- presso la vicina cascina Farga, oggi territorio di Seveso, fino al Settecento era parte del comune di Meda, i documenti antichi  menzionano la presenza di un convento di Santa Maria in Farga nel quale era stata registrata  una casa degli Umiliati (un ospedale)  fin dal XIII secolo.

A chiosa di questo intervento ricordo che nel 1745 si eseguì la solenne traslazione del corpo di san Giovanni custodito in un sarcofago dal 1645 presso il Collegio Gallio poi nella nuova chiesa di Santa Maria di Loreto (del Collegio Gallio) di Como, in quell’occasione furono donate tre costole ai monasteri dell’Ordine: Santa Caterina in Brera, Sant’Orsola di Como e Santa Caterina di Lugano.

La cascina del Bregoglio di Meda

BREVIARIO UMILIATO, Biblioteca Ambrosiana

Leggiamo: “Concede nobis Domine, quaesumus, alacribus animis Beati Confessoris tui Joannis solemnia celebrare, cuius diversis decorata virtutibus tibi vita complacuit. Per Dominum Nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Dei, per omnia saecula saeculorum. Amen”. (Concedi a noi o Signore, ti preghiamo di celebrare con grande entusiasmo la festa del Beato Giovanni, tuo confessore, la cui vita ti fu gradita per le svariate virtù quando era ornata. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sia).

Etimologia di Bregoglio

Prima ipotesi: BREGÖI = REGÖI

Cercare di dare un significato alla parola Bregöi, non è cosa semplice, non resta che formulare due ipotesi e presentarle come punto di partenza per un maggiore approfondimento da parte di quei lettori interessati allo studio etimologico.

Se intendiamo la consonante B un rafforzativo della R, possiamo leggere REGÖI, verbo transitivo dialettale lombardo dell’equivalente italiano “raccogliere”. Una semplificazione che troverebbe consistenza dall’attività agricola che nei secoli si è svolta in cascina. Essa era l’ultimo edificio del paese ed attorno si estendevano le terre bonificate dagli Umiliati. I contadini raccoglievano la messe e la ammassavano in cascina.

La seconda ipotesi presuppone invece che BREGÖI derivi da una storpiatura del termine tedesco BERG, con le sue diversificazioni avverbiali (berg-‘ab/(in discesa e berg-‘an o berg-‘auf/(in salita), poi ingentilitosi con l’uso del suffisso francese “öi” che, amalgamatosi facilmente al nostro idioma, diventerebbe BERGOI. L’inversione della vocale con la consonante (BRE – BERG) è da ritenersi una consuetudine nella parlata dialettale. Mentre il significato dell’etimo sembra proprio collimare con il luogo fisico della cascina: posto in salita o discesa a seconda della provenienza, rispetto al centro storico del paese, posto allora in cima al colle. Un’analogia lessicale la si può trovare con l’omonima cascina di Cabiate (abbattuta), anch’essa collocata ai piedi del colle.

Bibliografia

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CRISTOFORO ALLIEVI, Per una storia di Seveso, dal bollettino parrocchiale di Seveso “Il Risveglio Cristiano”, anni 1916-19 e relativa ristampa in libro da parte dell’Amministrazione Comunale di Seveso nel 1998

FELICE ASNAGHI, Dalla chiesa di Santa Maria al santuario del Santo Crocifisso – storia, arte e fede della chiesa madre di Meda, Comunità Pastorale Santo Crocifisso, Salvioni Stampe, ottobre 2017

FELICE ASNAGHI, Memorie di Meda – Dal paesaggio, al borgo, alla città; un itinerario urbano nel vissuto dei tempi, Salvioni Stampe, settembre 2023

CESARE CANTÙ, Margherita Pusterla: racconto storico ambientato nella metà del XIV secolo, libro che si trova biblioteca Archivio di Stato di Milano

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GIOVANNI MERLO GRADO, Eretici ed eresie medievali, Bologna (2011)

PRIMO LUGI TATTI, Degli annali sacri della città di Como, II tomo; Caprani 1683

GIROLAMO TIRABOSCHI, “Vetera humiliatorum monumenta…” (tre tomi), 1766-1769, reperibile presso la Biblioteca Sormani di Milano

LEANDRO ZOPPÉ, “Per una storia di Meda”, Amministrazione Comunale di Meda, 1971

BIBLIOTECA AMBROSIANA, Codice H-205 P.inf, Cronaca manoscritta con incisione

BIBLIOTECA BRAIDENSE DI MILANO, Breve compendio della vita di S. Giovanni, istitutore del principal ordine umiliato: nato nell’ insigne borgo di Meda l’anno 1100 e canonizato l’anno stesso della sua morte del 1159 dal pontefice Alessandro III.