Umberto Morazzoni e la sua famiglia

Circa venti anni fa, mentre ero intento a leggere alcune carte depositate nell’Archivio comunale di Limbiate, mi fece sorridere una comunicazione di servizio tra il segretario del fascio locale e il Prefetto il cui oggetto era il comportamento del segretario comunale. In sintesi il solerte segretario politico segnalava al Prefetto che il dott. Umberto Morazzoni, segretario comunale, si presentava al lavoro vestito da borghese senza indossare la camicia nera, come era previsto per gli impiegati comunali, soprattutto come in questo caso funzionario di alto livello. Il Morazzoni, scriveva di suo pugno il politico locale, sul lavoro è inappuntabile e inoltre è padre di una lunga schiera di figli, e quindi non se la sentiva di applicare il regolamento che prevedeva l’avvio di atti disciplinari che potessero portare al licenziamento. Il tutto, a quanto pare, scemò in un nulla di fatto, così come era giusto dovesse finire.

Ma chi era Umberto Morazzoni? E quale attinenza aveva con Meda? A scanso di malintesi chiariamo subito che in tutta la sua vita si è dimostrato antifascista e le sue convinzioni trovavano la loro forza in una fede religiosa vissuta. Un antifascismo che contraddistinse l’intera famiglia, come testimonia questa lettera di richiamo alla sorella Amelia, maestra elementare a Meda, dove il segretario del fascio medese, tale Sola, nel 1923 rimproverava e minacciava la donna perché, convocata, ella non si presentava al suo cospetto. Probabilmente il suo operato di educatrice di fanciulli non era in linea con le direttive di un partito fascista vittorioso e baldanzoso, desideroso di imporre le proprie idee anche nel campo scolastico.

La lettera del segretario Sola

Il padre Giovanni e la sua famiglia

Giovanni, classe 1886 di Arluno, figlio di Francesco un ciabattino e di Giuseppa una casalinga, emigrò a Meda nell’ottobre del 1887 per aver vinto il concorso di maestro di scuola. Fu un educatore apprezzato e la sua presenza in paese si estese in diverse attività. Nel 1894 venne scelto come segretario contabile della Congregazione di Carità, istituto che nel secondo dopoguerra venne inglobato nell’Ente Comunale di Assistenza; occupò la carica di segretario della Società Operaia Umberto I e fu membro promotore del corpo musicale La Cittadina. 

Giovanni Morazzoni, maestro

Dal matrimonio con Rosa Uboldi nacquero cinque figli: Amelia classe 1890; Matilde, classe 1892, sposò il carabiniere Michele Tesoro, rimase invalida a causa di un incidente stradale mentre si recava in pellegrinaggio a Caravaggio; Umberto (1894); Edoardo, classe 1898, ferito alla testa durante la Prima guerra mondiale, si era trasferito a Milano ma durante la seconda guerra fu sfollato a Meda; Margherita (1901). La famiglia abitò in corso Matteotti, nella corte detta di Puzi  all’attuale civico 111, edificio costruito a fine primo decennio del Novecento. Giovanni morì poco dopo, nel 1908. 

Margherita Morazzoni

Tra le sorelle di Umberto c’è Margherita, maestra elementare a Meda, poi impiegata in Comune fino al 1937, anno in cui fu chiamata al Comune di Milano come funzionaria addetta ai Beni culturali. Abitando a Meda offrì il suo contributo come segretaria e collaboratrice del senatore Giannino Antona Traversi per il quale curò la sistemazione del museo di villa Traversi e nel secondo dopoguerra si impegnò in prima persona nell’Amministrazione comunale in qualità di assessore alla Pubblica istruzione con il sindaco Aurelio Dozio. Margherita (Rita) va ricordata anche come scrittrice di commedie, di romanzi e storie per bambini per le quali ricevette riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali. Le sue commedie furono anche trasformate in sceneggiati televisivi. Ricordiamo alcuni suoi libri di maggiore pregio: “La barba” del 1956 tra l’altro ambientato a Meda, “Nel mondo di Nair” del 1957, “Il laghetto dei sogni” del 1958, “A velario aperto”, “Gli occhi dell’anima”,  “J’attends mon astre” di carattere autobiografico, “Stagioni umane” del 1969”. Degno di nota un volume con quattro commedie: “Notte di luna”, “Tutte e tre…”, “Il vagabondo della notte di Natale”, “Prigioniero russo” del 1959, quest’ultimo in particolare riprende alcuni personaggi medesi che avevano combattuto durante la campagna di Russia. 

Umberto Morazzoni

Umberto Morazzoni, segretario comunale

«Nato a Meda il 4 gennaio 1894, aveva attinto generosamente quanto di buono moralmente e religiosamente la sua famiglia autenticamente cristiana gli aveva insegnato. Da mamma Rosa, donna di soda pietà alimentata con la santa messa ascoltata di buon mattino e con la recita del rosario tutte le sere insieme ai propri figli, aveva imparato a vivere di fede e dal padre l’indimenticabile maestro Giovanni Morazzoni, che nella scuola elementare formò severamente le coscienze dei medesi, la dirittura d’animo che lo caratterizzò per tutta la vita».

«La sua fanciullezza tra i ragazzi di Meda passò tra la casa, la scuola e l’oratorio, che per opera di un altro indimenticabile educatore e benefattore quale fu Filippino Redaelli stava costituendosi e imponendosi. Tenendo in considerazione le sue belle doti intellettuali, la famiglia lo avviò allo studio. Neppure in quegli anni si distaccò da Meda e rientrando in famiglia per le vacanze, riprendeva le sue solite amicizie e abitudini oratoriane. Ancora oggi (nel 1966) lo si ricorda come animatore spigliato e capace nelle rappresentazioni teatrali che allora facevano epoca».

La guerra, “il guerrone del 1915-18 ” – come era chiamata popolarmente – lo distoglieva dagli studi e lo allontanava da Meda per inviarlo combattente valoroso come ufficiale di fanteria sui campi di battaglia. Fatto prigioniero, trascorse lunghi mesi a Mauthausen, maturando la sua vocazione alla vita politica. In allegato a questo articolo la lettera che Umberto inviò dal fronte a mamma Rosa vedova con due figli al fronte. Tra l’altro egli si rammarica di non aver trovato suo fratello Edoardo alla stazione di Cormons.  Circa una settimana dopo veniva fatto prigioniero nella battaglia (e disfatta) di Caporetto del 1917. Fu  internato a Mauthausen e liberato il 12 luglio 1918 tramite la Croce Rossa, venne immediatamente ricoverato negli  ospedali militari di Como, Milano e Siena e congedato nel 1919.

Brescia, 16/10-1917
Carissima mamma,
a mezzanotte parto per Cormons dove mi presenterò al Comando
della 2a Armata per essere assegnato ad un reparto dipendente. Ho sentito che domenica, pure diretto a Cormons è passato Edoardo, però alla stazione non lo trovai, spero di rivederlo in suolo redento.
Ti prego di spedire qualcosa a mio nome a zio Carlino

(La lettera era scritta su un vaglia di 350 lire inviato a casa alla madre. Carlino Morazzoni era uno zio di Arluno, in condizioni economiche difficili).

«Rientrato a Meda, portò a termine i suoi studi e si lanciò nella attività febbrile dell’organizzazione del Partito Popolare nella Provincia di Milano. Era il Morazzoni un giovane di grande entusiasmo ma nello stesso tempo ponderato e saggio nelle sue decisioni. Chi ha seguito le vicende politiche del periodo che intercorse tra il novembre 1918 e l’ottobre 1922 sa come la vita dei fedelissimi del PPI non fosse mai stata facile, prima nella lotta contro i partiti dell’estrema sinistra, poi nelle battaglie contro le camicie nere. Morazzoni era mai venuto meno al suo credo, al suo impegno nella tradizione dell’idea democratica-cristiana».

Al primo congresso nazionale del Partito Popolare tenutosi a Bologna dal 14 al 16 luglio 1919, la sezione di Meda incaricò Umberto Morazzoni di rappresentarla. Dopo il congresso la commissione provvisoria locale, presieduta dal signor Mauro Piemonte (divenne poi primario radiologo dell’Ospedale di Brescia), indisse le elezioni interne per  la formazione del comitato direttivo indispensabile per la vita del nascente partito cattolico. Nel gruppo fu eletto Umberto Morazzoni.

In questo periodo tra le due guerre dovette lasciare l’impegno politico e dedicarsi alla sua professione di segretario comunale. Si preoccupò di difendere l’interesse del Comuni a lui affidati: Vedano al Lambro, Barlassina, Seveso, Bovisio, Varedo, Limbiate, Cesano Maderno e infine Rho. «Si vedeva in lui ben seguita quella dirittura cristiana e morale tracciatagli dai suoi primi educatori e rischiaratasi davanti nelle difficoltà incontrate durante la vita militare. Era il tipo di funzionario devoto e diligente, consigliere dei cittadini nelle loro tribolazioni, reale collaboratore degli amministratori, custode rigoroso degli interessi del Comune. Morazzoni non conosceva orari di ufficio e la sua vita privata era esempio di probità e di comportamento tale da non poter suscitare critiche, ma solo da essere indicato modello da imitare».

La sua grande famiglia

Umberto rimase vedovo con 5 figli dopo la morte in giovane età, a 36 anni, per broncopolmonite della prima moglie Rosa Ida Fassi (1893-1930), avvenuta subito dopo il parto dell’ultimo figlio. Dopo un anno di lutto Umberto si unì in matrimonio con Giuseppina Trezzi (classe 1905 di Barlassina, morta nel 1993) che, con coraggio e dedizione, si prese cura dei figli e ne ebbe altri undici. L’ultimo figlio morì il giorno dopo la nascita. Una famiglia unita dove i 15 figli hanno vissuto in pieno accordo tutti oltre l’età di settanta anni. Oggi sono vivi ancora sei, 4 sorelle e  2 fratelli: Ida di anni 92, Felice 89, Luisa 87, Amelia 82, Emilio 80, Annamaria 78 e aggiungiamo pure 44 nipoti.              

In ordine di nascita: Virginia laureata in lettere, Francesco laureato in lettere, Maria suora canossiana, Giovanni missionario comboniano, Giulia suora mantellata, Ida maestra, Gaetano avvocato e deputato (1976-1983), Felice maturità classica, Luisa maestra, Rosa maestra, Giuseppe maturità classica, Ambrogio ragioniere, Amelia maestra, Emilio laureato in legge, Annamaria diplomata in lingue.

Il secondo dopoguerra

«Venne la seconda guerra e nell’animo di Umberto Morazzoni si risvegliava la sua antica vocazione politica. Al termine della bufera lo si rivide nuovamente pioniere dell’ideale democratico. Ritornò ancora a Meda nella sua prima sede democristiana di piazza Vittorio Veneto nel 1946 (nel palazzo di Carpegna) esporre con chiarezza il programma della ricostruzione sociale e cristiana. Fu in quella circostanza che si rivide l’antico reduce della prigionia di Mauthausen autentico popolare e modello di vita cristiano. Si sentiva che la sua parola non era qualcosa di imparaticcio e tanto meno era propaga piazzaiola. I suoi concittadini di allora lo apprezzarono ancora di più e gli dimostrarono il loro attaccamento nelle ore del dolore e anche della gioia, quali la scomparsa dei suoi familiari e la prima santa messa del figlio Padre Giovanni missionario comboniano».

Nell’immediato dopoguerra il ministro Guido Gonella lo volle nel suo staff per scrivere la legge sui segretari comunali. Il partito della Democrazia Cristiana cercò in tutti i modi di proporre la sua candidatura al parlamento, ma Umberto preferì rimanere fuori dalla mischia e dedicarsi al suo lavoro e alla sua famiglia. Il Morazzoni era persona molto conosciuta e benvoluta e la sua candidatura era di sicuro successo. Va detto che di questa situazione di privilegio ne trasse beneficio il figlio Gaetano, che divenne deputato della Repubblica nelle fila della Democrazia Cristiana dal 1976 al 1983 e fu diverse volte assessore ai Comuni di Rho e Milano.

La tomba Morazzoni al cimitero di Meda

La sua morte

Rho, 14 gennaio del 1966. A seguito di un ictus, Umberto Morazzoni  morì. Sempre dalle pagine dell’Informatore di Meda (Il Cittadino) leggiamo le seguenti note sulla sua dipartita:

«Il suo cuore tanto generoso e leale ha cessato di battere lasciando ai suoi numerosi figli e a voi, non pochi esempi rari della onestà del lavoro, della lealtà, della bontà. Di lui fu scritto che non ha mai compiuto un gesto, un atto che potesse nuocere non dico ad un amico ma nemmeno ad un avversario, egli ha voluto fare solo del bene a tutti, anche a coloro che cercavano di avversarlo con i mezzi più sleali. Si vedevano così fruttificare gli insegnamenti paterni che nella scuola ci educava soprattutto alla lealtà e alla bontà. Meda, sabato pomeriggio (15 gennaio 1966) lo ha accolto affettuosamente pregando con il parroco che gli impartiva l’ultima benedizione: “O Dio Padre purissimo, piangendo, imploriamo la tua clemenza: accogli quest’anima nel seno di Abramo tuo amico e dona refrigerio a questo tuo servo che dai pericoli e dal torbido abisso di questo mondo conduci alla patria”. Egli già beato in cielo conforti i suoi familiari con le sorelle nostre care concittadine ed ottenga a tutti noi di seguirne i numerosi suoi insegnamenti».

Felice Asnaghi

Ringrazio l’amico Emilio Morazzoni di Rho

I brani evidenziati sono tratti dall’articolo Umberto Morazzoni riposa nella sua casa pubblicato su “Il Cittadino della Domenica”, nella pagina dell’Informatore di Meda, del 22 gennaio 1966.