Quando i lupi infestavano le Groane. Cronaca della morte di un bambino nei boschi di Limbiate nel 1792

di Felice Asnaghi

Il problema delle bestie selvatiche che infestavano i boschi delle Groane con gran pericolo per le persone assillò la popolazione del nord ovest di Milano per molti secoli. Perfino i duchi emanarono diverse ordinanze atte a promuovere l’eliminazione dei lupi ma si dovette arrivare al secolo Ottocento per la loro definitiva scomparsa. Faccio seguire due interessanti articoli in proposito. Il primo è del 1986 e ci dà una visione completa del fenomeno, il secondo si attiene ad un fatto di cronaca del 1792. Quest’ultimo l’ho reperito alla Biblioteca Nazionale Braidense (Miscellanea 14.16.E.8.20) ed è molto interessante.

Bestie selvatiche e pericolose infestavano le Groane

Anticamente, il territorio della pieve di Bollate, sotto la cui giurisdizione si trovava la parte sud dell’attuale parco, era luogo assai insalubre, ricco di acquitrini, boschi e brughiere, e solo alla fine del secolo XIX ci fu una trasformazione radicale per le bonifiche conseguenti alla costruzione del canale Villoresi che, sfruttando il dislivello esistente, collega il Ticino all’Adda.

Le brughiere delle Groane costituivano, in passato, fertile terreno di caccia per la nobiltà milanese. Bernardo Visconti, duca di Milano, possedeva, nel 1355, un castello a Senago (di cui rimangono ancora i resti della torre), ove soleva dimorare con i suoi numerosi cani quando veniva a cacciare selvaggina nei boschi circostanti.

In quei tempi la selvaggina era non solo abbondante, ma numerosa e pericolosa: branchi di famelici lupi, torme di maiali selvatici, guizzanti leprotti, grossi volatili e persino i cervi! La zona era tanto ricca di cacciagione che, nel 1495, il duca Ludovico il Moro, per porre freno al crescente moltiplicarsi di quei selvatici divenuti assai nocivi per l’agricoltura e pericolosi per la popolazione, autorizzava la caccia di 10 porci e cervi per persona. Il decreto ducale diceva, attraverso pubblica grida, “che sia lecito a qualunque persona ammazzare dieci porci et cervi senza alcuna pena, nonostante qualcuna prohibitione in contrario”.

I lupi diventavano particolarmente pericolosi e numerosi nei periodi in cui le epidemie causavano fenomeni di vasta mortalità, anche per una scarsa profilassi sanitaria.

Il cronista milanese Burigozzo, riferendosi al 1530, scriveva: “In questo anno fu tanta quantità di lupi per lo paese che era una cosa grande et facevano tanto male, amazzavan persone, zoé putini et done che quasi si temeva ad andar in visita se non era almeni in quattro”.

In alcuni registri parrocchiali troviamo infatti notizie di aggressioni di lupi a persone indifese. Nel settembre del 1606 un certo Antonio Pessina di anni 68, di Dugano, fu trovato mortalmente ferito nei pressi del torrente Liemate tra Castellazzo e Senago. Nei registri parrocchiali di Cesate sono registrate due morti dovute ai lupi: “in data 23 settembre 1668 morì uccisa da un lupo una bambina, tale Felicita Perfetti di anni 7, ed il 15 ottobre morì un bambino di due anni, tale Eusebio Allegrezza”.  Ancora nel 1741, il conte Traume D’Abensperg autorizzava gli abitanti di questa zona a portare le armi per difendersi.

Solamente sul finire del secolo XVIII e l’inizio del XIX, a seguito di una drastica campagna di caccia, vennero definitivamente eliminati gli ultimi lupi delle Groane. Purtroppo anche animali innocui, come il maiale selvatico, furono irrimediabilmente decimati fino alla loro totale estinzione.

(Articolo estratto da “Cesate, un percorso della memoria – a cura di Vitaliano Altomari e Silvia Signori, edito Centro Culturale la Chiesetta – Cesate, dicembre 1986)

Il bosco di Cesate

Lupi che infestavano le Groane

La presenza di lupi nei boschi e nelle brughiere dell’alto milanese è testimoniata anche da eventi tragici che obbligavano la popolazione a vivere nei villaggi ed addentrarsi nelle zone silvestri a gruppi e se possibile armati. Fece notizia e destò clamore la “strage di fanciulli” che un lupo compì nell’estate del 1792. La bestia già ai primi di luglio aveva azzannato un fanciullo di Cusago mentre era intento a pascolare la mucca, poi si sparse la voce che girovagasse nel territorio delle Groane. Malgrado le precauzioni messe in atto dalla popolazione, il 9 luglio il lupo fece la sua seconda vittima proprio a Limbiate. 

Ecco il resoconto del fatto scritto dal giornalista dell’epoca:

8. Luglio. Questo primo male non sapeasi ancora (n.d.r. la morte del fanciullo di Cusago avvenuta il 5 luglio) in Milano quando vi pervenne al giorno 9 dello stesso Luglio la notizia di ciò, che avvenuto era a Limbiate. Situato è questo villaggio a 8 miglia da Milano verso tramontana, e distante ben 12 miglia da Cusago, presso al torrente Seveso, e appoggiato ad una costa, sopra la quale sta una pianura per gran parte incolta, detta la Grovana. Ivi a luogo a luogo è della boscaglia, principalmente sul pendio; e ivi è il pascolo del Comune. Alcuni ragazzi d’ambo i sessi ivi stavano in guardia delle vacche, e di altri animali loro affidati da parenti. Sull’accostarsi della sera veggon avvicinarsi a loro una brutta bestia, simile a grosso cane, ma d’orribil ceffo, e di strana forma. Si spaventano, e non sapendo che meglio fare, mentre la bestia temporeggia disegnando la preda, e studiando il miglior modo di afferrarla, salgono su vicini alberi, gridando ajuto. Lontani erano i contadini a lavorare ne’campi, e niuno accorse. La Bestia non potendo raggiuger i fanciulli, dopo d’aver fatti alcuni giri sotto le piante, parte. I ragazzi, che più non la veggono, si fanno coraggio, e discendono. Non pensano ai loro animali, che all’aspetto della Belva feroce si erano radunati insieme, quasi disponendosi alla difesa, e quindi avviatisi senza guida al paese. Appena i ragazzi sono a terra, la Bestia, che erasi celata, sbuca dalla macchia. Chi ha migliori gambe è il primo. Rimane ultimo Carlo Ocadi otto anni. La Bestia l’afferra, e presolo pel collo se lo strascina nel bosco. I contadini accorrono, ma tardi: trovano il fanciullo in parte divorato, abbandonato poc’anzi dalla Bestia spaventata, all’udire il rumore di chi andava in traccia di lei.

I ragazzi interrogati dalle autorità diedero una sommaria descrizione della belva:

Che avea testa molto larga, muso acuto, grandi denti esterni, pelo cupo, e macchiato al disopra, bianchiccio al di sotto, coda folta e riccia, orecchie alte ecc. : pur ciò che si trovava di differenza fra la descrizione loro, e la vera figura del lupo, attribuivasi alla loro spaventata immaginazione.

Figura della bestia in una stampa d’epoca.

Questo indusse gli investigatori a pensare che potesse anche trattarsi di una jena che era fuggita dalla gabbia di un circo milanese l’inverso passato. Seguirono altri eventi di sangue che mossero a prendere provvedimenti. La Conferenza Governativa ordinò una generale battuta di caccia per stanare l’animale e determinò di aumentare fino a cento cinquanta zecchini il premio a chi lo uccidesse. Il 18 settembre del 1792 si annunciò pubblicamente la presa dell’animale in una fossa appositamente scavata per intrappolarla.

(Biblioteca Nazionale Braidense, Miscellanea 14.16.E.8.20. Giornale circostanziato di quanto ha fatto la bestia feroce nell’Alto Milanese dai primi di Luglio dell’anno 1792 sino al giorno 18 Settembre p. p. In Milano, a spesa dello Stampatore Bolzani, 1792).

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