Cosa leggevano i nostri padri, i nostri nonni negli anni tra le due grandi guerre mondiali? Estratto da Il libro della V classe elementare, La libreria dello Stato, Roma anno XII (1930), pagg. 194-199.
IL FASCISMO di Alfonso Gallo professore
«L’Italia fu salvata da Benito Mussolini. Egli era stato tra i più fervidi sostenitori della guerra contro l’Austria; aveva valorosamente combattuto come bersagliere; aveva sofferto gravi ferite. Animato dalla stessa fede e dallo stesso coraggio, si dedicò, dovesse costargli la vita, alla santa missione di ridestare nel popolo italiano quelle virtù, che già ne avevano reso possibile il risorgimento, prima, la vittoria nella guerra mondiale, poi Egli volle che i sovversivi fossero affrontati e vinti; volle che il popolo italiano fosse ricondotto a gloriarsi della vittoria conquistata a prezzo di durissimi sacrifici, ad onorare coloro che avevano combattuto per la Patria, a rimettersi disciplinatamente al lavoro per il benessere e la ricchezza della Patria. Il 23 marzo 1919 Benito Mussolini fondò a Milano Fasci Italiani di Combattimento, raccogliendo intorno a sé gli uomini pronti, sotto la sua guida, a scendere in campo contro i sovversivi ed a salvare l’Italia dal disfacimento. i Ad essi chiedeva lavoro assiduo e partecipazione ad una lotta piena di pericoli, da affrontare e da superare virilmente.
Insegna di battaglia e di fede fu il fascio littorio, simbolo di forza e di giustizia, che ai tempi dell’antica Roma era portato dai littori di scorta alle supreme autorità dello Stato. Sotto la nuova insegna accorsero i reduci della guerra, che avevano sofferto e sanguinato nelle trincee e vedevano vilipeso il loro sacrificio; gli adolescenti, attratti dalla bellezza eroica del movimento fascista; accorsero quanti condannavano le insensate turbolenze sovversive. I fasci si diffusero in tutta l’Italia. Da per tutto si formarono squadre di azione, composte di uomini animosi e disposti a sacrificare anche la vita. Vestiti della camicia nera, essi rintuzzavano validamente le violenze sovversive, conciliandosi il più ampio favore della Nazione.


La marcia su Roma
In questo incessante succedersi di lotte sanguinose ben tremila fascisti caddero vittime dei sovversivi, ma col proprio sacrificio resero ancora più forte la volontà di vincere nei loro camerati, che ormai erano legioni, marea travolgente, che solo la salda mano del Capo poteva ancora contenere.
Finalmente Benito Mussolini mosse alla conquista, che doveva coronare e consacrare il suo mirabile sforzo di condottiero e di patriota.
Il 28 ottobre 1922 un esercito di camicie nere, per ordine del Duce insonne e magnifico, si ammassava rapidamente, e moveva in tre colonne verso la Città Eterna. Il nostro Re, con sapiente ed energica risoluzione, respingendo le proposte di coloro che avrebbero voluto soffocare questo grande movimento di riscossa nazionale, invitò il Duce a costituire un nuovo Governo. Ancora una volta Vittorio Emanuele III aveva ben meritato dalla Patria: ottantamila fascisti gli resero devoto atto di omaggio e di fedeltà, sfilando sotto lo storico balcone del Quirinale, il braccio alto nel saluto romano, il volto levato verso di Lui.

Fotografia di repertorio. Mussolini con i gerarchi fascisti durante la marcia su Roma
Il regime fascista
Dopo l’avvento del Governo fascista l’Italia, salvata dalla rovina e dallo sfacelo, risorse a novella vita di lavoro disciplinato e concorde. Il nuovo Governo ha dato vigoroso impulso all’agricoltura, bonificando immense estensioni di terreni paludosi e malarici, costruendo strade e case, stimolando la produzione del grano, incoraggiando il dissodamento di campagne abbandonate. Non v’è città d’Italia che non sia stata risanata ed abbellita, non v’è regione in cui non siano stati condotti a termine o stiano per compiersi importanti lavori pubblici: ferrovie, strade, porti, acquedotti, canali di irrigazione. Dovunque furono aperte nuove scuole elementari; furono promosse le opere di cultura. Uno dei maggiori meriti del Fascismo è quello di esaltare l’amore di Patria, il rispetto alla Religione, la devota obbedienza al Re e alle gerarchie dello Stato, la riconoscenza verso i reduci della grande guerra, l’amore alla famiglia. Nuovo impulso il Duce ha dato all’educazione fisica e morale dei giovani, istituendo l’Opera Nazionale Balilla, la quale prepara all’Italia generazioni sane e robuste, temprate alle fatiche, ai disagi, agli ardimenti.
Prima dell’avvento del Fascismo vi erano frequenti lotte fra lavoratori e datori di lavoro. Ora invece gli uni e gli altri sono raccolti in Corporazioni, Federazioni e Confederazioni, destinate non più a combattersi e ad odiarsi, bensì a collaborare per il bene del Paese. Tra esse provvede a mantenere la buona armonia, così necessaria al benessere della Patria, il Governo, mediante il Ministero delle Corporazioni. La legge che regola i rapporti fra lavoratori e datori di lavoro, e gl’interessi comuni, porta il nome di Carta del lavoro, e un tribunale, detto Magistratura del lavoro, giudica le controversie.
Il Duce ha rivolto inoltre la sua attenzione e le sue provvide cure al rafforzamento dell’ esercito, della marina e dell’ aeronautica. Ha istituito la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che, oltre a tutelare l’ordine pubblico, provvede a speciali servizi ed all’istruzione premilitare.
L’Italia è grata a Benito Mussolini anche per un altro memorabile evento: la conciliazione fra lo Stato e la Chiesa. I Papi dal 1870 non erano più usciti dal Vaticano, e perdurava un dissidio che pareva insanabile. Dopo lunghe e laboriose trattative, dirette personalmente dal Duce, I’11 febbraio 1929 fu firmato il Trattato del Laterano, che pose fine a quel dissidio e sancì la pace fra il Regno d’Italia e la Chiesa Cattolica. La notizia fu accolta dovunque con segni di vivo plauso e di entusiastica ammirazione.
Le mirabili opere compiute dal Fascismo fanno oggi rispettare l’Italia dalle altre Nazioni, che ne ammirano il nobile esempio di laboriosa disciplina.

Il nostro sovrano
Vittorio Emanuele III ha retto i destini della Nazione in uno dei periodi più importanti e più grandi della nostra storia. A lui ed alla pia e buona regina Elena del Montenegro, il popolo italiano serba affetto sincero e profonda devozione. In tutte le sventure che colpirono l’Italia, in tutte le nobili ed audaci imprese compiute dalla Nazione, il glorioso nostro Re si prodigò per il suo popolo con animo semplice, sereno, intrepido. Nei primi anni del suo regno Egli secondò le aspirazioni delle classi lavoratrici e il rinnovamento della vita italiana.

Re Vittorio Emanuele III
Quando, nel 1915, dalle piazze d’Italia gli giunse il grido del popolo italiano, che, animato dall’incoercibile desiderio di liberare le terre ancora soggette all’Austria, chiedeva a gran voce la guerra, Egli raccolse quell’invocazione e quell’appello, dichiarò la guerra e a questa prese poi parte dal primo all’ultimo giorno: fu un’anima sola con l’anima dei suoi soldati, e senti che in quegli anni di durezze e di sacrifici si andavano preparando all’Italia nuove fortune e tutto un patrimonio di gloria e di potenza. E, quando la vittoria arrise alle nostre armi, Egli così salutò i vincitori:
…o Soldati, o Marinai, già vi benedicono i Martiri antichi e recenti e i Commilitoni che caddero al vostro fianco, perché per voi non fu sparso invano il loro sangue; e la Patria intera vi ascolta, poiché per voi fu raggiunta la sua mèta; e il vostro Re, con profonda emozione di affetto, vi esprime la parola di gratitudine che si eleva a voi dal cuore di tutto il popolo d’Italia “.
Nuova testimonianza di amore verso la Nazione fu l’augusto suo assenso al movimento nazionale del Fascismo quando Egli volle l’assunzione di Benito Mussolini al Governo dell’Italia.
Al nostro Sovrano, che vigila con vivo amore sulle nostre sorti e sul nostro avvenire, felice ed augusto interprete delle aspirazioni dei suoi sudditi, il popolo italiano guarda con affetto e con sicura fiducia nell’avvenire della Patria».
