Il testo è ripreso da Almanacco lombardo del 1924, mentre le fotografie da Almanacco lombardo, Manuale per il giovane contadino, Il libro della V elementare.
L’agricoltura. La nostra Italia, regione agricola per eccellenza, non sa cavare dai suoi campi tutti i frutti che potrebbero dare. Si deve pensare che la terra rende se il contadino sa coltivarla bene. Come in tutti gli altri campi vi sono continuamente invenzioni e scoperte, così anche l’agricoltura ha gli studiosi che apportano ad essa continue perfezioni. Dove si coltiva la terra in modo razionale e moderno, dove si ascoltano i consigli dei direttori delle cattedre di agricoltura che esistono in ogni città, dalla campagna si ricava un vero tesoro. Anche qui occorre dare il bando a tutti i pregiudizi. Prima di giudicare male qualsiasi innovazione se ne faccia la prova. Se l’agricoltore darà tutta la sua opera alla buona coltivazione dei campi, la nostra nazione si procurerà quella ricchezza che ora le manca e la fa restare ancora tributaria dall’ estero.




il calendario civile e i lavori agricoli mese per mese durante l’anno.
Almanacco Lombardo – sussidiario per la coltura regionale e le nozioni varie, La Editoriale Libraria Trieste, Milano 1924.
PANEM NOSTRUM: il decalogo del contadino
Non sembrerebbe vero, eppure il grano che ci dà l’indispensabile pane quotidiano, in Italia è coltivato male. E la nostra nazione eminentemente agricola non produce pane che basti per tutti i suoi figli costringendoci ad indebitarci coll’ estero per la provvista necessaria alla vita, provvista che ci costò tante vittime dei sottomarini durante la guerra. Se l’Italia dissodasse tutte le terre incolte; se gli agricoltori imparassero a coltivare bene il grano, noi avremmo un prodotto raddoppiato, che non solo basterebbe ai bisogni del paese, ma una parte potrebbe ancora essere esportata con grande beneficio della ricchezza nazionale. Ogni italiano che vuol essere degno di questo nome, dovrebbe mandare a memoria questo decalogo per metterlo in pratica e farne la propaganda necessaria.
1. L’ agricoltura è fonte di ricchezza in generale, ma specialmente per la nostra nazione la quale però ha bisogno di agricoltori i quali sappiano applicare quelle norme che gli studiosi insegnano per ottenere dalla terra il massimo rendimento.
2. Per sfruttare il terreno è necessaria una conveniente rotazione agraria, adattando il turno delle seminagioni ai vari luoghi ed alla qualità del terreno.
3. Il terreno non è sempre tutto adatto per la coltivazione del grano. Fatta la esperienza, mancando il raccolto sperato, è meglio ricorrere ad altri prodotti più confacenti.
4. La qualità del concime è parte preponderante per il buon esito del raccolto. Il solo stallatico col pozzo nero non basta ad assicurare una buona produzione. Occorre il concime artificiale il quale, oltreché come correttivo del terreno per gli elementi che contiene, agisce sulle radichette del grano come la pappa sullo stomaco del bambino che non ha i denti per fare la digestione principale colla bocca.
5. Non tutto il seme è adatto per un certo luogo, per un determinato terreno e per ogni clima. Si scelga bene il seme ; anche se costa caro vi sarà sempre l’utile corrispondente.
6. Non seminare a spaglio perché una parte del seme resta scoperta e la mangiano gli uccelli; il grano nasce irregolarmente ed è difficile la zappatura e la pulitura dalle erbe che devesi fare alla primavera. Seminando a righe si risparmia il seme, questo nasce regolarmente e la pulitura è resa assai facile.
7. Coltivando con criteri razionali si è sicuri di ottenere un raccolto raddoppiato. Si spenda pure di più in concime e lavorazione, ma oltre all’opera patriottica di concorrere ad assicurare il grano a tutta la nazione rimarrà sempre un grande utile anche per l’agricoltore.
8. Il dire: — Si è sempre fatto così; io faccio quello che facevano i nostri vecchi – mentre tutto si evolve, tutto cammina al mondo colla vertigine del lampo, è una malattia che va guarita, è una superstizione che va bandita dalla testa di gente che mantiene le scuole per imparare a vivere nel mondo della realtà.
9. È poi un grave delitto quello che commettono coloro i quali colla scusante del prezzo dei foraggi troppo rilevante danno il grano ed i suoi prodotti alle bestie. Queste possono essere mantenute con altre derrate, mentre l’ uomo ha bisogno specialmente di pane.
10. Ricordino gli italiani tutti, ma specialmente gli agricoltori, che dalla terra ben coltivata, la Patria si attende il maggior aiuto alla sua completa restaurazione.

L’ orto. L’orto è indispensabile per ogni famiglia colonica perché oltre all’ arrecare una buona rendita, fa risparmiare alla massaia la spesa quotidiana delle verdure. La verdura è un ottimo alimento e, se cucinata bene e ben cotta, è un vero condimento che rende migliori e più graditi i cibi. Ma come in tutte le altre coltivazioni, anche l’ orto deve essere curato, seguendo molte regole che l’esperienza insegna. Possibilmente l’orto sia impiantato presso la casa per poter dedicarvi tutti i ritagli di tempo disponibili nella giornata e per poter accudire con comodità a certi lavori che per lo sviluppo delle piante devono essere fatti all’alba, oppure dopo il tramonto. Si deve tener presente il proverbio che dice: “Senza acqua l’orto è come morto”. Si cerchi dunque che l’orto non manchi d’acqua. Nei terreni non irrigui si procuri di incanalare l’acqua piovana in una vasca. Si vanghi bene la terra e si levino tutte le erbacce. Ogni concime è adatto per l’orto: stallatico, residui di erbe fatte marcire con terra, foglie, pozzo nero, spazzature, ceneri, calcinacci, gesso, concimi chimici. I concimi grossi devono essere interrati durante la vangatura. La scelta del seme è di somma importanza, poiché da essa dipende la qualità e l’abbondanza della produzione. Fatta eccezione delle leguminose, che si seminano in cespugli, tutte le altre semine siano fatte a righe per rendere più facile la pulitura dalle erbe, la zappatura e la sarchiatura. Quando la stagione si apre anticipatamente, per avere ortaggi precoci, prima di spargere il seme lo si immerga per un giorno nell’acqua. Si anticiperà la germinazione. È bene seminare per tempo le piante nel vivaio per poi fare il trapianto appena si apre la primavera. Non occorrono impieghi di capitali. Basta scavare a ridosso di un muro, esposto a mezzogiorno, un fosso di un paio di metri di superficie. Si interrino fuscelli, erbe secche, gambi di granoturco; si copra con stallatico e vi si stenda sopra buona terra per 20 centimetri di spessore. Si copra con una vetriata, od almeno con stuoie, che si leveranno nelle ore di sole. Si avranno piantine pronte per il trapianto a primavera. Tutte le piantine siano pulite dalle foglie guaste e si spuntino le radici prima di interrarle. Si faccia il trapianto a sera e per qualche giorno, se il sole è troppo forte, si ricoprano le piantine con foglie, carta o paglia. L’ orto a primavera deve essere innaffiato al mattino, e d’estate dopo il tramonto. Buone regole per l’orticoltore sono: continua mondatura dell’orto dalle erbe cattive, zappature, sarchiature e innaffiature abbondanti. Per tutti gli animali nocivi all’orto il primo rimedio è quello di dar loro una caccia spietata. Si può ricorrere però a irrorazioni o spruzzature di solfato di rame, calce viva, polvere di tabacco e fuliggine. I veri amici dell’ortolano per dar la caccia a questi animali, sono il riccio, il rospo, la tartaruga e gli uccelli. Questi ultimi, se danneggiano qualche raccolto, ripagano però distruggendo miriadi di insetti. Perciò il rispetto ai nidi non è solo un dovere di buona educazione, ma è altresì dovere di buon cittadino che si prende cura degli interessi della economia della nazione.

Il frumento. Il frumento è la base della nostra alimentazione e la sua coltivazione è quindi la più necessaria e più importante. Se l’Italia vuol avere pane senza ricorrere all’estero, è necessario che i nostri contadini imparino a coltivare meglio il frumento. Il frumento va seminato in Lombardia nella prima quindicina di ottobre. Il terreno deve essere ben concimato, arato ed erpicato. Il seme, scelto fra le qualità che per esperienza meglio riescono a seconda del terreno, deve essere sparso a righe distanti dai 15 ai 25 centimetri. Fatta la semina si passi col rullo se il terreno è asciutto. Per evitare le carie al grano da semina, questo viene lavato con acqua nella quale è stato sciolto solfato di rame in proporzione di kg. 1.50 ogni 100 litri. Dopo pochi minuti che è nel bagno, si toglie il seme e lo si distende, perché asciughi, spolverandolo con polvere di calce spenta. È bene fare questa operazione il giorno prima della semina. A primavera è necessario concimare il frumento con perfosfato. Si zappa e si sarchia almeno due volte, diradandolo se è necessario, perché il granello di frumento non dà origine ad una sola pianta, ma a parecchie, venticinque ed anche più. Il frumento deve essere raccolto a maturazione non completa. Quando la spiga comincia a curvarsi, si impugni la falce. Generalmente la mietitura vien fatta in giugno; solamente viene ritardata nelle piccole coltivazioni di collina, in luoghi più freddi. Tagliando il frumento si stendano i covoni colle spighe rivolte a mezzogiorno, perché il sole perfeziona la maturazione, facendo assorbire alla spiga i succhi che ancora rimangono nel gambo. Si conservi il frumento in granai asciutti e ventilati, non pavimentati in legno, ben chiusi, perché non entrino topi ed uccelli. Se sul pavimento il grano è alto più di un metro è necessario smuoverlo ogni tanto per impedire che si riscaldi.

Il baco da seta. Il baco da seta forma la ricchezza dei contadini della nostra regione. È un animale però che richiede molte cure se si vuole ottenere un prodotto buono ed abbondante. Si deve innanzitutto preparare i locali adibiti all’allevamento. Devono essere ben puliti e disinfettati. Il mezzo più sicuro è quello di chiudere bene il locale e fare delle fumigazioni di zolfo, tenendo chiuso l’ambiente per 24 ore. Si devono poi lavare i pavimenti, i soffitti, i graticci con una miscela di formalina e acqua. Se l’anno precedente i bachi sono andati soggetti a qualche malattia, si dovrà imbiancare le pareti. Si faccia buona scelta del seme, ricorrendo a stabilimenti conosciuti per la loro serietà. Il locale deve essere riscaldato ad una temperatura che varia fra i 18 ed i 20 gradi. La temperatura sia mantenuta sempre uguale perché gli sbalzi di temperatura sono assai nocivi. Si tengano i locali puliti ed arieggiati, curando che non vi sia umidità. Il bacolino appena nato sta anche fino 48 ore senza cibo. Gli si dia poi ogni tre ore foglia tagliata minutamente. I bachi hanno quattro mute o dormite. Nella prima e nella seconda muta si dà foglia tagliuzzata per 8 pasti al giorno; nella terza, foglia con taglio più grosso per 6 pasti; dopo si dà foglia intera per 5 pasti al giorno. La foglia deve essere fresca, non riscaldata e bene asciutta. Se la foglia è raccolta lungo strade polverose, sarà bene lavarla, curando però che sia poi ben asciugata. Quando il baco non mangia più, è maturo ed occorre preparagli il bosco. Per far sì che il baco lavori presto e bene il suo bozzolo è utile aumentare il calore dell’ambiente fino a 25 gradi. Il baco fa il bozzolo in 3 giorni. Dopo una settimana si può procedere alla sbozzolatura. Se si vuole avere un buon raccolto, si devono tenere i bachi in locali spaziosi e mutare il letto di sovente. La maggior parte delle malattie del baco si prevengono colla pulizia e si eliminano distruggendo subito i bachi colpiti. Ecco i sintomi delle principali malattie: La febrina, per la quale il baco si copre di puntini neri e poi, o muore, oppure vive stentatamente senza profitto. La flaccidezza, che si rivela quando il baco sta per filare; diviene floscio e muore. La macilenza, che rende il baco svogliato e cessando di mangiare muore aggrinzito. Il calcino, così chiamato perché riduce il baco come un pezzo di calcinaccio. Per combattere le malattie del baco occorrono disinfezioni e pulizia. Il gelso che deve procurare il cibo al baco da seta va soggetto alla terribile malattia della diaspis-pentagona. Per il passato la malattia si curava raschiando nei mesi d’inverno con spazzole metalliche le macchie sulle parti legnose della pianta ammalata e pennellandole con un liquido preparato di volta in volta in queste proporzioni: Acqua litri 50 – soda kg. 2.200 – olio pesante di catrame kg. 4.50. In questi ultimi anni il celebre Prof. Berlese di Firenze ha scoperto un piccolissimo insetto chiamato Prospaltella il quale d’inverno depone le uova nel corpo della diaspis; quando le uova si sviluppano, esse distruggono la diaspis. Trasportando rami prospaltellizzati nei luoghi infetti si distrugge la diaspis in breve tempo.

Bachi da seta e filande in Brianza
