Giovedì 26 giugno 2025, in sala Radio, organizzata dalla Pro Loco di Meda, una serata di quelle che lasciano il segno. Il professor Timothy Salemme professore di paleografia e diplomatica all’Université du Luxembourg supportato da Giovanni Antona Traversi, ha intrattenuto l’attentissimo pubblico su un tema caro ai medesi: le pergamene del monastero di san Vittore, che peraltro dà il titolo alla recente pubblicazione presentata il 15 maggio 2025 in Villa Antona Traversi. Una fatica letteraria condivisa con Mauro Tagliabue, già professore di storia medievale all’Università Cattolica, nella quale sono pubblicate ben 124 pergamene che spaziano dall’anno 966 al 1134.
Alcune osservazioni sul corpus pergamenaceo pubblicato
A pagina 45 del tomo troviamo una carta ordinationis nella quale si legge che nell’agosto del 1036 in loco Meda si effettua un lascito in favore della chiesa di Santa Maria ove operava un collegio costituito da un gruppo di chierici. È la prima citazione che riguardi la chiesa, oggi santuario; poi seguono le pergamene del 1073 e 1083.
A pagina 124 la pergamena in data 9 ottobre 1082 (Farga) aggiunge un nuovo tassello per la costruzione del villaggio: la chiesa di Santa Maria è ubicata nell’area del mercato.
A pagina 168 possiamo leggere una breve dell’ottobre 1099 nella quale «Pagana abbadessa del monastero di San Vittore, investe Arnaldo del fu Giovanni di Meda di alcune case con aia e corte appartenute al prete Ragimberto, site a Meda vicino al castrum di detto luogo, confinanti a settentrione con il mercato, a meridione con il brolo (giardino) del monastero».
Da queste essenziali notizie possiamo dedurre che alla fine dell’XI secolo il locus di Meda era costituito da un castello (castrum, mura del monastero), una chiesa e un mercato.
In una carta ordinationis et iudicati pro anima del 1123 tale Galizia e sua figlia donano un campo alla chiesa di Santa Maria. Nell’elencazione delle “coerenze” leggiamo che a monte (a nord) confina con un terreno di proprietà di Omodei di Asenago, avo di quella stirpe di Asnaghi ancora oggi abitante a Meda.
A pagina 267 nella breve investiture del 24 dicembre 1131 (Vigilia di Natale, sic!) un castaldo della badessa investe un milanese di un banco “di due braccia” sito nel mercato di Meda per commerciare calzature per un fitto di due denari annuali. Abbiamo pure l’indicazione merceologica: vendita di scarpe!
Alcuni punti della relazione del docente universitario
Nell’archivio di San Vittore si stimano circa 3.000 pergamene medievali. Che cosa è una pergamena? È una pelle di agnello o di vitello che veniva ripulita, rasata da ogni pelo e posta a seccare. In questo modo si trasformava in un ottimo supporto per scrivervi.
Il tabularium (archivio) del nostro monastero rappresenta uno dei fondi più ricchi del nord Italia nel quale si conservano atti di compravendite, donazioni alla chiesa di Santa Maria che a volte nascondono prestiti, testamenti, litigi tra persone o enti dove intervengono la magistratura milanese, operazioni di autonomia comunale come l’atto del 1252 che consente la nascita del nostro comune rustico.
Per quale motivo si archiviavano tali documenti? La storia del monastero medese è ricca di dispute sul possesso di proprietà fondiarie ed era una esigenza possedere “delle pezze giustificative” per avallare il diritto su di esse. Significative sono le querimonie (atti di accusa del querelante), gli atti di nomina degli avvocati. Tra le tante, occupa diverse cartelle la vicenda dei terreni in zona Ceredo estorti al monastero dai Torriani.
Nel 1273 il possedimento cadde sotto il controllo di Cassone della Torre, figlio di Napo, e le monache pur di non avere problemi provvidero a cedere il suddetto complesso di terre situate in locus ubidicitur ad Ceredum in cambio di un molino ed alcuni prati in riva al fiume Lambro a Verano. La permuta fu, in quella occasione, giustificata dal fatto che la rendita dei terreni era esigua se non inconsistente, mentre il molino fruttava 44 moggi di cereali all’anno. In realtà si trattò di un vero e proprio esproprio da parte di Cassone della Torre che, qualche mese dopo la firma del contratto, decise di esercitare il diritto di decima sulle terre del Ceredo, imponendo un canone di cinque volte superiore al valore della produttività del molino con cui le benedettine di San Vittore erano state tacitate. Nel 1277 le monache si adoperarono presso le magistrature milanesi allo scopo di recuperare i fondi al Ceredo passati nel frattempo sotto il controllo dell’officio dei Malesardi, gestito dalla fazione ghibellina di gentiluomini milanesi. Nel 1281, grazie all’intervento personale di Ottone Visconti la proprietà sulle terre fu riattribuita al monastero medese che diede nuovo impulso all’agricoltura convertendo i boschi in terre arate e coltivate a cereali.
Le monache, come altri enti, non conservavano tutto, soprattutto le sentenze sfavorevoli al monastero, perché non era loro interesse documentarle e purtroppo in questo modo non ne è rimasta alcuna traccia. È lecito pensare che queste 3.000 pergamene siano solo la punta di un iceberg; una gran parte vennero perse per selezione naturale: umidità, topi, inondazioni, incendi, guerre.
Il primo personaggio che ci risulta abbia operato nel riordino dell’archivio del monastero è il notaio Giovanni Angelo Custodi che nel Settecento fece costruire l’armarium ancora in uso per custodire le pergamene. Interessante fu pure la cessazione del rapporto di lavoro tra il notaio e il monastero. Nel 1739 lo stesso notaio portò in tribunale l’ente ecclesiastico per questioni economiche. In questa occasione il Custodi millantava di aver letto e regestato (riassunto del documento con date di riferimento) ben 27 mila documenti, cosa decisamente improbabile, tanto che si trovò un compromesso e lo stesso notaio fu costretto a consegnare decine di pergamene e relativi inventari che si era portato a casa.
Il professor Salemme si è poi addentrato in una specialistica lettura delle pergamene presentando i vari notai che le avevano scritte. Con un breve excursus storico ricorda che nella società romana il leggere e lo scrivere era una consuetudine che poi però, con le invasioni barbariche, è andata persa.
In un contesto così disastroso, emerse sempre più il potere della Chiesa, alla quale la gente si affidava per avere protezione. Le chiese nelle città, i monasteri nelle campagne ottennero proprietà fondiarie e il diritto di esercitare l’autorità giuridica e civile sugli abitanti del territorio.
Nel Medioevo si afferma una nuova categoria di professionisti: i notai. Dai contratti stipulati in forma orale alla presenza di testimoni, fu necessario cominciare a lasciare qualcosa di scritto che assicurasse il diritto di proprietà facilmente usurpabile se lasciato alla sola stretta di mano e al ricordo. Dal tabularium del monastero riconosciamo diversi notai locali che fanno uso di segni particolari per evitare contraffazioni e assicurare la certificazione dell’atto notarile. Ricordiamo Liutprando I, Obizo I, Obizo II, Arnaldo II, Arderico, Liutprando II e altri notai operanti tra l’XI e il XII secolo.
Nel XIII secolo il rapporto con i giudici e magistrati della città di Milano era consuetudinario. Il monastero preferì infatti affidarsi al foro milanese decisamente più preparato. È il tempo di Anselmo Boccardo avvocato che difese il monastero in ben 54 processi in un arco di tempo compreso tra il 1267 e il 1313. La considerazione nei suoi confronti era talmente alta che il monastero, oltre al compenso, aggiunse vitto, alloggio e servitù fino alla morte dello stesso professionista.
Completano il volume il fascicolo illustrativo che contiene la riproduzione fotografica di 16 documenti, tra i più significativi, gli indici completi dei nomi di persona e di luogo e la sezione dedicata a fonti e bibliografia.
TIMOTHY SALEMME E MAURO TAGLIABUE, Le pergamene del monastero di San Vittore di Meda custodite nell’archivio Antona Traversi, volume I (966 – 1134), Cesena – Badia di Santa Maria del Monte 2024, in Italia Benedettina – Studi e documenti di storia monastica. Pagg. 363. ISBN 978-88-98104-22-2.
