Don Rinaldo Beretta lo storico della Brianza

di Fiorenzo Tagliabue

Articolo tratto da Don Rinaldo e la sua gente, numero unico, febbraio 1975. Scritto in occasione del centesimo compleanno del sacerdote.

Don Rinaldo Beretta (1875–1976) sacerdote e storico, fondamentale punto di riferimento per la storia della Lombardia e della Brianza. Nacque a San Feriolo di Barzanò il 26 febbraio. Fu ordinato sacerdote il 4 giugno 1898. A causa della salute fragile, fu assegnato come coadiutore a Robbiano, frazione di Giussano, qui divenne il propugnatore di tutte le attività sociali e politiche del movimento cattolico. Nel 1938 divenne parroco e nel 1960 rassegnò le dimissioni per limiti di età. Si spense a Giussano il 21 aprile 1976 all’età di 101 anni.

Val la pena di spendere qualche parola di introduzione all’elenco delle opere di don Beretta; qualche parola soltanto non perché nulla ci sia da dire in proposito, ma perché un giudizio preciso e rigoroso va lasciato alla competenza e alla penna di chi possiede gli strumenti adeguati a un’analisi completa del suo lavoro.        

Da dove nasce, innanzitutto, la passione ed il gusto per il lavoro storico in don Rinaldo? La passione per gli studi di storia e geografia è già una caratteristica degli anni del seminario. Successivamente, quando arriva coadiutore a Robbiano (ndr. frazione di Giussano), il card. Ferrari prescrive a tutti i parroci o sacerdoti delle parrocchie della diocesi di redigere, se possibile giorno per giorno, una sorta di cronistoria della vita della parrocchia nei suoi aspetti pastorali e nei suoi aspetti di rapporto con i problemi del tempo e di rapporto con l’autorità civile. Nasce così, in ogni parrocchia della diocesi, il Liber chronicus, affidato alle cure dei parroci o dei coadiutori più zelanti.                  

Anche don Beretta incomincia a registrare fatti ed avvenimenti e, costretto soprattutto nei primissimi anni di coadiutorato, ad una vita piuttosto tranquilla e ritirata in virtù della sua cagionevole salute, ci si mette di buzzo buono incominciando a scavare nella storia meno recente della parrocchia.                             

Dapprima fruga nell’archivio parrocchiale, poi continuerà le ricerche all’Archivio di stato a Milano. Qui verrà incoraggiato da un impiegato dell’archivio il comm. Achille Giussani, che gli darà una mano nell’indirizzare le prime ricerche. Da qui prende origine l’attività dello storico.                                                                                  

Ed il Liber chronicus della parrocchia di Robbiano costituisce di fatto la sua prima ed originalissima opera. Lo stesso don Rinaldo, nel 1935, quando ormai i suoi studi han fatto notevoli passi in avanti, in occasione del 50° anniversario di messa di don Tanzi (ndr. Francesco, parroco), si decide a renderlo in parte pubblico editando il volume Robbiano Brianza, poi ristampato nel 1968 ricorrendo il 70° anniversario del suo sacerdozio.   

Don Rinaldo Beretta, anni Settanta

Successivamente, quando le ricerche diventano più intricate e complesse, e gusto e passione non saranno più sufficienti a garantire la serietà del lavoro, don Rinaldo frequenterà la Scuola Paleografica dell’Università Statale di Milano uscendone diplomato.                                                                                           

Le ricerche iniziali, avviate come abbiamo visto casualmente, offriranno gli spunti successivi. È don Rinaldo stesso a spiegare questo fatto con una vivace metafora che rivela un linguaggio cresciuto in una società diversa da quella attuale: «Quando da un piatto di amarene se ne prende una, essendo aggrovigliate, ne vien-su sempre un mazzetto»; allo stesso modo, iniziati gli studi dal “paesello” le ricerche sono poi lentamente sconfinate fino agli angoli più sperduti della Brianza che rimane sempre il perimetro geo-storico della sua indagine.                  

L’interesse per la storia più vicina alla sua gente è però sempre rimasto. Da qui le opere sui “de Robiano”, sulle complesse vicende di Alberto da Giussano e la compagnia della morte, sulla verità storica di fatti come il giuramento di Pontida, più presenti ai letterati che agli stessi storici.                                                      

Anche il paese natio, Barzanò, non poteva essere dimenticato. Ecco allora, nel 1965, Barzanò antica e, nel 1971 Il castello e la chiesa battesimale di San Salvatore a Barzanò.                                                                                     

La sua metodologia storica è lineare: appurare dei fatti, far emergere la verità in base ad una documentazione il più possibile completa e rigorosa. Forse per questo assiduità e prudenza sono caratteristiche fondamentali del suo lavoro di storico.          

Due illustri storici che ben ne conobbero l’opera ci aiutano a sottolineare queste caratteristiche. Alessandro Visconti ricorda il Beretta come “un sagace indagatore di memorie briantine” (Brianza, Strenna dei rachitici, 1931-32, p. 13) ed il prof. Giampiero Bognetti scrive: «suscitano ammirazione per la competenza, l’autorità e la continuità di lavoro di questo venerando e operoso storico della Brianza gli innumerevoli scritti» ¹.                          

In particolare il Martegani a proposito dell’opera La diffusione del cristianesimo in Brianza scrive nella  Rivista Archeologica della Società Archeologica comense che essa «fu accolta con le lodi dei più eminenti storici e che rimarrà un modello di perfezione per l’indagine condotta in un campo poco studiato ed approfondito prima di lui, e per la difficoltà del reperimento delle fonti »2. Nell’introduzione al testo sopra citato don Beretta stesso ci dà qualche indicazione riguardo al metodo del suo lavoro storico.

Numero unico stampato nel 1975 in occasione del centenario del parroco don Rinaldo Beretta

«Il campo è diviso in due scuole: la critica e la tradizionalistica. La prima insegna a procedere con grande cautela e riserbatezza, la seconda segue criteri meno sicuri in quanto che, nella penuria di documenti integri e genuini, si appoggia al testimonio delle tradizioni locali o leggende e talora ad interpretazione arbitraria di fonti in contrasto con la sana critiса (…). Senza trascurare la scuola tradizionalistica, seguirò pertanto di preferenza quella critica, ma sempre in linea di massima, perché la propagazione del cristianesimo e la sua organizzazione nei primi secoli è un fatto ancora rimasto tanto complesso e oscuro da farci diffidare dalle conclusioni troppo schematiche. Riteniamo in tal modo di accostarci meglio alla verità»3.                                              

Grande prudenza, dunque, nel lavoro d’indagine che don Beretta porta avanti, ormai da 75 anni, senza nessuna sicumera, ma con l’atteggiamento paziente di chi, prima di prendere una decisione, vuol considerare davvero tutti gli aspetti della questione, anche i più piccoli e marginali. I frutti, come si sa, non sono mancati. Personaggi e fatti un po’ familiari a chi abita dalle sue parti, come Alberto o il giuramento di Pontida, sono stati restituiti alla leggenda.                                                                                       

Quasi con una punta di rammarico in una noticina da frontespizio pubblicata nell’edizione del 1960 dell’ Alberto da Giussano e la società della morte don Rinaldo commenta: «Come cittadino giussanese di elezione, avrei desiderato di poter scrivere di più e di meglio intorno ad Alberto da Giussano. Ma la storia è quella che è: non è invenzione o romanzo».                                                                                                               

Recensendo questo lavoro il prof. Paolo Maggi della Società Archeologica Comense afferma: «Il Beretta esamina con rigore ed obiettività la tradizione storico-leggendaria che ad Alberto da Giussano attribuisce il merito della vittoria dei milanesi e della lega a Legnano nel 1176. All’origine di tale tradizione gli scritti di Fra Galvano Fiamma, milanese, vissuto tra il 1283 e il 1344 scrittore non solo lontano dal tempo del Barbarossa, ma anche, per concorde giudizio, scarsamente attendibile» 4.

        Robbiano fotografia d’epoca                                                                                 

Anche sulla dibattutissima vicenda del rus cassiciacum 5 il Beretta ha dato un contributo efficace; ancora adesso quei di Cassago Brianza vorrebbero che riaffrontasse il problema per definire l’ardua questione.  Ma forse, più che l’età, in questo caso, è la prudenza dello storico a trattenerlo da un giudizio meno equilibrato rispetto alla sua ultima formulazione che risale al 1947. Un’ultima considerazione. Leggendo l’opera di don Rinaldo si ha a volte l’impressione di avventurarsi in un intricatissimo labirinto; non c’è riga che non rimandi a questo o quell’altro avvenimento; la dovizia della documentazione mette spesso in difficoltà chi non ha sufficiente confidenza e sperimentata familiarità con la storia così da suscitare l’impressione di un lavoro arido che sfugga a qualsiasi tentativo di sintesi.                         

A questo proposito ci viene in aiuto il Seregni che in una recensione di Robbiano Brianza per l’Archivio Storico Lombardo ci pare aver colto, più di altri, il valore dell’indagine di don Rinaldo: «Le accurate ricerche di don Beretta meritano veramente di essere apprezzate e additate ad esempio. Non vè atomo che, per così dire, non rifletta in sé l’universo; non v’è luogo specialmente nell’Italia dalle molte vite, le vicende del quale siano avulse dalla storia generale e non riescano sovente ad illuminarle » 6.

1 sac. Citati da A. Martegani, Il 900 compleanno del consocio Rinaldo Beretta, in Rivista Archeologica, fasc. 143-147, р. 359.

2 Ibidem.

3 R. Beretta, La diffusione del cristianesimo in Brianza, introduzione, Estratto dalle «Memorie storiche della Diocesi di Milano», vol. X, Milano 1963, pp. 311-312.

4 In «Rivista Archeologica», fasc. 141-142, anni 1969-70, p. 83.

5 Si allude alla disputa storica che riguarda la definizione di località in cui si trova la villa dell’amico Verecondo dove nell’autunno del 386 d.C., Sant’Agostino soggiornò. Due sono i luoghi che ancora oggi, si disputano l’onore di aver ospitato Sant’Agostino nel rus Cassiciacum: Cassago Brianza e Casciago, in provincia di Varese.

6 Giovanni Seregni, recensione di Robbiano Brianza, in Archivio Storico Lombardo, 1936, anno LXII, pp. 497.

Scritti e opere storiche di don Rinaldo Beretta

Alcune fotografie sono state riprese dal CD -ROM Don Rinaldo Beretta opera omnia, edito Istituto Statale d’Arte di Giussano, 2003.

Condividi